Successione azioni, ETF e fondi: come vengono tassati


C’è un errore che vedo fare quasi ovunque quando si parla di eredità e investimenti: mettere azioni, obbligazioni, fondi ed ETF nello stesso calderone, come se la successione li trattasse tutti allo stesso modo. Non è così. E a parità di patrimonio la differenza può valere decine di migliaia di euro per chi eredita.

In successione azioni e obbligazioni passano agli eredi senza alcuna tassa sulla plusvalenza maturata dal defunto: l’erede riparte dal valore alla data del decesso. Fondi ed ETF invece pagano il 26% sul guadagno maturato fino al decesso, perché il trasferimento agli eredi è trattato come una cessione. L’imposta di successione vera e propria, per coniuge e figli, scatta solo oltre 1.000.000€ di franchigia per erede, con aliquota del 4%.

Magari sei un erede e ti sei appena trovato con un dossier titoli intestato a un genitore. Oppure stai pensando a come lasciare il tuo patrimonio ai figli. In entrambi i casi questa distinzione viene prima di tutto il resto. Come consulente finanziario Fineco è il primo punto che guardo quando si imposta un passaggio generazionale, perché cambia i conti più di qualsiasi franchigia.

Azioni e obbligazioni in successione: il guadagno del defunto si azzera

Partiamo dalla parte buona. Il dossier può contenere azioni, obbligazioni o titoli di Stato detenuti direttamente. In quel caso il passaggio agli eredi non genera alcun reddito tassabile. Il guadagno accumulato dal defunto negli anni, dal punto di vista fiscale, semplicemente scompare.

Il meccanismo è scritto nell’articolo 68, comma 6, del TUIR. In caso di acquisto per successione, l’erede assume come costo fiscale il valore dichiarato ai fini dell’imposta di successione. Nel gergo anglosassone si chiama step-up: il prezzo di carico viene rialzato al valore del momento del decesso. Per le azioni quotate è la media dei prezzi dell’ultimo trimestre, come prevede l’articolo 16 del Testo unico successioni.

Un esempio. Tuo padre aveva comprato azioni per 50.000€ vent’anni fa, e al decesso valgono 150.000€. Tu le erediti con un costo fiscale di 150.000€. Se le vendi subito a quel prezzo, non paghi un euro. I 100.000€ di guadagno accumulati in vent’anni non verranno mai tassati da nessuno.

C’è un solo rovescio della medaglia. Le eventuali minusvalenze nello zainetto fiscale del defunto non passano agli eredi. Si chiudono con lui.

Fondi ed ETF in successione: il 26% si paga anche se nessuno vende

Con fondi comuni ed ETF armonizzati la musica cambia completamente.

Qui il guadagno non rientra nei redditi diversi ma nei redditi di capitale. È la stessa distinzione che separa le plusvalenze compensabili da quelle che non lo sono mai, e che ho spiegato nella guida su minusvalenze e compensazione fiscale. Per i redditi di capitale da fondi la legge prevede una regola precisa: si considera cessione anche il trasferimento delle quote a un dossier intestato a un’altra persona.

Fino al 2012 c’era un’eccezione proprio per successione e donazione. L’ha cancellata il D.Lgs. 47/2012, che ha recepito la direttiva europea UCITS IV. La frase che salvava questi trasferimenti è stata tolta dall’articolo 26-quinquies del DPR 600/1973. È stata tolta anche dal parallelo articolo 10-ter della legge 77/1983, che riguarda i fondi esteri e quindi la gran parte degli ETF che trovi in portafoglio.

L’Agenzia delle Entrate lo ha chiarito con la circolare 19/E del 2013. Il reddito tassabile è la differenza, se positiva, tra il valore delle quote alla data del decesso e il costo medio di carico del defunto.

Tradotto: sul guadagno maturato fino al decesso si paga il 26%, esattamente come se il defunto avesse venduto il giorno prima di morire. Anche se nessuno ha venduto nulla.

Chi paga la ritenuta e quando

In regime amministrato, cioè quello standard dove la banca fa da sostituto d’imposta, la ritenuta la applica l’intermediario quando gira le quote agli eredi. Se sul conto non c’è liquidità sufficiente, la banca chiede agli eredi la provvista, cioè i soldi per pagarla. Ne ho parlato più in generale nella guida su regime amministrato o dichiarativo.

Una parziale consolazione c’è. Dopo la ritenuta, l’erede riparte da un costo fiscale pari al valore delle quote alla data del decesso, quindi non paga due volte sullo stesso guadagno. Ma paga subito. E paga su un guadagno che, se fosse stato in azioni, sarebbe stato cancellato.

Due precisazioni ridimensionano il conto. Se il fondo o l’ETF investe in titoli di Stato, la parte di provento riferibile a quei titoli è tassata al 12,5% e non al 26%. Su un fondo obbligazionario governativo il prelievo effettivo è quindi più basso. E se alla data del decesso le quote sono in perdita, la ritenuta non c’è.

Successione azioni, ETF e fondi: il confronto con i numeri

Mettiamo i numeri in fila. Un genitore lascia a un figlio unico un portafoglio che vale 600.000€, costruito con 400.000€ di versamenti. Il guadagno latente è di 200.000€ in tutti e tre i casi.

Se il portafoglio è fatto di azioni e obbligazioni societarie detenute direttamente, l’imposta sul guadagno è zero. Anche l’imposta di successione è zero, perché siamo sotto la franchigia di un milione. Il figlio eredita tutti i 600.000€, con un costo fiscale di 600.000€.

Se lo stesso portafoglio è fatto di fondi ed ETF azionari, la banca trattiene il 26% su 200.000€, cioè 52.000€. L’imposta di successione resta zero. Al figlio arrivano 548.000€.

Se invece è tutto in titoli di Stato, si paga zero e zero. In più quei titoli non entrano nemmeno nel conteggio della franchigia.

Stesso valore, stesso guadagno, stesso erede. Da zero a 52.000€ di tasse solo in base a come era costruito il portafoglio. E il 26% si calcola sul guadagno, non sul patrimonio. Su un portafoglio vecchio di trent’anni, dove il guadagno latente è la fetta più grossa, il conto cresce di conseguenza.

Successione e donazione di titoli: cosa si paga

L’imposta di successione su titoli, fondi ed ETF: franchigie e aliquote

Fin qui abbiamo parlato della tassa sul guadagno. Poi c’è l’imposta di successione vera e propria. Colpisce il valore trasmesso e funziona allo stesso modo per tutti gli strumenti, con un’eccezione.

Per coniuge e figli la franchigia è di 1.000.000€ per ciascun erede, oltre la quale si paga il 4%. Fratelli e sorelle hanno 100.000€ di franchigia e il 6%. Gli altri parenti fino al quarto grado pagano il 6% senza franchigia, tutti gli altri l’8%. Per le persone con disabilità grave riconosciuta la franchigia sale a 1.500.000€. Dal 2025, con la riforma del D.Lgs. 139/2024, l’imposta la autoliquidano gli eredi.

È una delle forme di prelievo sul patrimonio che esistono già, e l’ho messa in fila con le altre in patrimoniale in Italia: la paghi già, ecco dove. Ma c’è un dettaglio che quasi nessuno nota. Con un erede per ogni milione, la maggior parte delle famiglie di imposta di successione non paga nulla. Il 26% su fondi ed ETF, invece, non ha franchigia: scatta dal primo euro di guadagno. Per un patrimonio normale è spesso questa la tassa più pesante del passaggio generazionale, non l’imposta di successione.

Titoli di Stato esclusi, anche dentro i fondi

BOT, BTP, CCT, buoni fruttiferi postali e titoli di Stato dei paesi UE e SEE non entrano nell’attivo ereditario (articolo 12 del Testo unico successioni). Non si pagano e non consumano franchigia.

Secondo l’interpretazione consolidata, l’esclusione vale anche pro-quota per i fondi che investono in titoli di Stato. Se un fondo bilanciato ha il 30% del patrimonio in governativi, il 30% del valore delle quote esce dalla base imponibile. Attenzione a non confondere i piani, però. Questo riguarda l’imposta di successione, non la ritenuta del 26% sul guadagno del fondo, che resta.

Donazione di titoli: cosa cambia rispetto alla successione

Molti pensano che donare in vita e lasciare in eredità siano due strade equivalenti, con la donazione come semplice anticipo. Sul piano fiscale non lo sono. Il lato civilistico e quello su soldi e immobili li trovi in donare soldi e casa ai figli. Qui guardiamo ai titoli.

Azioni donate: niente step-up, il guadagno viaggia col titolo

Nella donazione di azioni e obbligazioni il donatario non riparte dal valore attuale. Lo stesso articolo 68 del TUIR prevede che assuma il costo fiscale del donante. La plusvalenza non viene tassata al momento della donazione, ma non sparisce: viaggia con il titolo, e la paga il figlio quando vende.

Riprendiamo le azioni comprate a 50.000€ e arrivate a 150.000€. Se le erediti e poi le vendi a 160.000€, paghi il 26% su 10.000€: 2.600€. Se te le donano e le vendi allo stesso prezzo, paghi il 26% su 110.000€: 28.600€. Stesso titolo, stesso prezzo di vendita, 26.000€ di differenza.

Fondi ed ETF donati: si paga subito, come in successione

Per fondi ed ETF la donazione si comporta come la successione. Il giro delle quote al figlio è trattato come una cessione. L’intermediario applica il 26% sul guadagno maturato fino a quel giorno, e il figlio riparte dal valore alla data della donazione. Per questi strumenti, sul piano delle imposte sui redditi, donare o lasciare in eredità è la stessa cosa. Per le azioni no.

Il paradosso dei BTP: esenti in successione, tassati in donazione

Ed eccoci al punto che quasi nessuno mette in chiaro. L’esclusione dei titoli di Stato vale per la successione, non per la donazione. Fino al 1996 i due regimi andavano a braccetto. Poi il DL 323/1996 ha modificato l’articolo 59 del Testo unico, escludendo proprio i titoli di Stato dal trattamento agevolato delle donazioni di beni esenti. Da allora donare BTP è una donazione come tutte le altre.

Per un figlio, sotto il milione di franchigia, il conto resta a zero, ma quei BTP la consumano. Il paradosso si vede davvero quando chi riceve non è in linea retta. Donare 300.000€ di BTP a un fratello costa il 6% su 200.000€, cioè 12.000€. Lasciargli gli stessi BTP in eredità costa zero.

Un’ultima cosa che la riforma del 2024 ha reso definitiva. Le donazioni fatte in vita non si sommano più all’eredità per calcolare la franchigia di successione, perché il cosiddetto coacervo successorio è stato abrogato. Restano però nel conto per le donazioni successive dello stesso donante allo stesso beneficiario.

Come uso queste regole quando imposto un passaggio generazionale

Niente di tutto questo è un motivo per vendere fondi ed ETF, né per comprarne di più. La gestione del patrimonio non è una guerra ideologica tra strumenti: è una questione di metodo, costruzione, pianificazione e disciplina. Fondi ed ETF restano strumenti validi per diversificare e costruire un portafoglio efficiente. E il 26% in successione, a ben vedere, è il pagamento anticipato di un’imposta che, vendendo, qualcuno prima o poi avrebbe pagato comunque.

Il punto è un altro. La composizione del portafoglio decide anche quanto arriva davvero agli eredi, e quasi nessuno lo mette nel conto finché non serve. Quando lavoro alla pianificazione successoria di un cliente guardo tre cose. Primo, quanta plusvalenza latente c’è e su quali strumenti. Secondo, chi saranno i beneficiari: in linea retta o no, perché sulle franchigie cambia tutto. Terzo, se ha senso muovere qualcosa in vita oppure lasciarlo in eredità.

Se tra i titoli ci sono azioni americane o ETF domiciliati negli Stati Uniti, c’è poi un livello in più: l’imposta di successione americana sugli asset situati negli USA. Ne parlo confrontando gli ETF irlandesi e lussemburghesi.

Il resto sono calcoli. Ma vanno fatti prima, non quando la banca chiede la provvista.

Domande frequenti

Gli eredi pagano le tasse sulla plusvalenza delle azioni ereditate?

No. Per azioni e obbligazioni detenute direttamente il guadagno maturato dal defunto non viene mai tassato: l’erede assume come costo fiscale il valore dichiarato in successione, come prevede l’articolo 68 del TUIR. Paga il 26% solo sull’eventuale guadagno successivo, calcolato su quel valore, quando decide di vendere.

Come vengono tassati i fondi comuni e gli ETF in successione?

Il trasferimento delle quote agli eredi è trattato come una cessione. La banca applica il 26% sulla differenza positiva tra il valore delle quote alla data del decesso e il costo medio del defunto, con prelievo ridotto sulla parte investita in titoli di Stato. L’erede riparte poi dal valore al decesso.

I titoli di Stato donati pagano l’imposta di donazione?

Sì. L’esclusione di BOT, BTP e CCT vale solo per l’imposta di successione. Dal 1996 i titoli di Stato donati entrano nella base imponibile come qualsiasi altro bene: per coniuge e figli si paga il 4% oltre il milione di franchigia, per un fratello il 6% oltre 100.000€.

Cosa cambia tra donare e lasciare in eredità delle azioni?

In successione l’erede riparte dal valore alla data del decesso e la plusvalenza del defunto si azzera. Nella donazione il figlio eredita invece il costo fiscale del genitore: il guadagno latente non viene tassato subito, ma lo pagherà lui al 26% quando venderà le azioni.

Quando si paga l’imposta di successione sui titoli ereditati?

Per coniuge e figli solo se la quota ereditata da ciascuno supera 1.000.000€, con aliquota del 4% sull’eccedenza. Fratelli e sorelle hanno 100.000€ di franchigia e il 6%. Dal 2025 l’imposta va autoliquidata dagli eredi, e la dichiarazione di successione si presenta entro dodici mesi dal decesso.

Questo articolo ha finalità informativa e non costituisce consulenza fiscale, legale o finanziaria personalizzata. Aliquote, franchigie e norme citate sono aggiornate a settembre 2026 e possono cambiare. Per la propria situazione specifica è sempre opportuno verificare con un professionista.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม