Durante la carriera lavorativa può succedere spesso di cambiare lavoro, con possibili conseguenze anche sulla pensione futura. Con il nuovo impiego, infatti, potrebbe cambiare la gestione previdenziale di riferimento e, di conseguenza, anche la destinazione dei contributi.
Generalmente, per i lavoratori dipendenti il semplice cambio di azienda non comporta conseguenze sul piano contributivo, in quanto la destinazione dei versamenti resta la stessa, ossia l’Assicurazione generale obbligatoria dell’Inps. Semmai, con il passaggio alla nuova azienda bisognerà fornire indicazioni rispetto alla destinazione del Tfr, ma per quanto riguarda i contributi utili ai fini della pensione non ci sono differenze.
Maggiori problemi sorgono invece quando si passa da lavoratore dipendente ad autonomo, o viceversa. In questi casi, infatti, può cambiare anche la destinazione dei contributi ed è quindi bene sapere subito quali sono le conseguenze, così da non farsi trovare impreparati quando arriverà il momento del pensionamento.
Ai fini della pensione, infatti, può essere importante avere tutti i contributi accreditati in un’unica gestione, sia per raggiungere il requisito contributivo minimo richiesto che per assicurarsi un solo assegno di importo più elevato.
A tal proposito, ecco una guida utile per chi vuole mettersi in proprio e conoscere le conseguenze sulla pensione, ma anche per tutti coloro che, avvicinandosi al momento del pensionamento e consultando l’estratto conto contributivo, hanno notato che i contributi versati risultano frammentati tra più gestioni differenti. Cosa fare in questi casi?
Cosa succede ai contributi già versati
Hai preso la decisione di stravolgere la tua carriera, rompendo con il passato. Le situazioni possono essere diverse: ad esempio, c’è chi, dopo anni in azienda e dopo aver maturato esperienza, sceglie di mettersi in proprio, o al contrario chi, dopo anni di lavoro autonomo, con tutte le difficoltà del caso, decide di tornare a essere un lavoratore subordinato, beneficiando dei vantaggi di un contratto a tempo indeterminato.
Un cambio che, come anticipato, riguarda anche la gestione previdenziale di riferimento. A tal proposito è lecito chiedersi: cosa succede ai contributi già versati, prima ancora di guardare alla contribuzione futura?
Ebbene, ovviamente i contributi già versati non si perdono, né tantomeno si trasferiscono in automatico alla nuova gestione. Salvo il ricorso a particolari strumenti di cui vi parleremo di seguito, infatti, quanto accreditato fino a quel momento resta nella stessa posizione assicurativa.
Questo però potrebbe causare un problema di “frammentazione”, con conseguenze anche sulla maturazione del diritto alla pensione: vediamo quindi quali potrebbero essere le soluzioni.
Dove vanno i nuovi contributi
Quando il cambio di lavoro comporta anche un cambio di gestione, i nuovi contributi smettono di accumularsi insieme a quelli precedenti e vengono destinati alla nuova gestione previdenziale di riferimento. Si pensi, ad esempio, a chi diventa lavoratore autonomo: in questi casi la destinazione varia a seconda della tipologia di attività avviata. Ad esempio, se si tratta di un lavoratore autonomo con partita Iva, i cui contributi solitamente confluiscono nella Gestione separata dell’Inps, oppure di un libero professionista con una specifica cassa professionale, come nel caso di avvocati, giornalisti o infermieri.
Ancora diverso è il caso dei lavoratori autonomi che aprono un’attività come artigiani o commercianti: in questa ipotesi la gestione previdenziale di riferimento è differente dalla Gestione separata, ma, a differenza di quanto accade per molti liberi professionisti, resta comunque gestita dall’Inps.
Se invece da autonomo si passa a lavoratore dipendente, i contributi previdenziali in genere confluiscono nell’Ago dell’Inps.
Quando si sommano gratis con il cumulo
Abbiamo anticipato come l’avere contributi in due o più gestioni previdenziali differenti possa comportare conseguenze, perlopiù negative, sulla pensione. Tanto ai fini del raggiungimento dei requisiti quanto per il calcolo dell’assegno, può quindi essere utile riunirli, o comunque considerarli insieme, attraverso una serie di strumenti, come il cumulo gratuito.
Il vantaggio, come si può immaginare, sta nel fatto che non bisogna farsi carico di alcun onere per procedere, a patto ovviamente di soddisfarne i requisiti:
- avere contributi versati in almeno due gestioni previdenziali differenti, comprese le casse professionali;
- non deve esserci coincidenza tra i periodi contributivi da sommare;
- questa operazione deve essere necessaria per raggiungere i requisiti di pensionamento previsti dalla normativa.
Attenzione però, perché non è sempre detto che il cumulo gratuito rappresenti la migliore soluzione possibile. In questo caso, infatti, si vanno semplicemente a considerare tutti i contributi versati come se fossero una cosa sola, consentendo ad esempio di raggiungere i 20 anni richiesti per la pensione di vecchiaia o i 42 anni e 10 mesi, uno in meno per le donne, richiesti per la pensione anticipata.
Per quanto riguarda il calcolo, invece, ogni gestione determina la propria quota secondo le regole previste, il che potrebbe di fatto risultare penalizzante.
Quando serve la ricongiunzione
Al problema del calcolo della pensione si può ovviare attraverso l’utilizzo di un altro strumento: la ricongiunzione contributiva. In questo caso i contributi vengono trasferiti a tutti gli effetti sotto la stessa gestione, così che anche l’importo dell’assegno venga interamente calcolato secondo le regole da questa previste.
Potrebbe quindi trattarsi della soluzione più vantaggiosa, se non fosse che va considerato il costo dell’operazione, variabile a seconda di una serie di fattori: dall’età all’anzianità contributiva, fino al reddito e al vantaggio ottenibile sulla pensione.
Prima di scegliere tra cumulo e ricongiunzione, quindi, è sempre bene farsi assistere da un esperto: se il calcolo separato non è penalizzante, infatti, conviene procedere con il primo, mentre, in caso contrario, va valutato se i vantaggi della ricongiunzione siano sufficienti a compensare il costo da sostenere.
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