Un cambio di scenario netto ha segnato l’ultimo tavolo di crisi sulla vertenza Electrolux, convocato al ministero delle Imprese e del Made in Italy alla presenza del ministro Adolfo Urso, della sottosegretaria Fausta Bergamotto, degli enti locali e delle parti sociali. La multinazionale svedese ha annunciato il formale ritiro delle procedure di licenziamento unilaterali. Un passo indietro che modifica in profondità la strategia aziendale dei mesi scorsi, facendo spazio a un nuovo percorso triennale improntato ai principi di “sostenibilità sociale e industriale”, con 90 milioni di euro di investimenti previsti e il target di raggiungere 3,1 milioni di pezzi prodotti in Italia.
Al posto dei tagli coatti, l’azienda propone ora uscite esclusivamente volontarie e incentivate per un massimo di 1.250 lavoratori (600 impiegati e 650 operai), sostenute da ammortizzatori sociali straordinari per i quali si rende necessario l’intervento del Governo. Nonostante il clima di sollievo per lo scampato pericolo dei licenziamenti diretti, la reazione del fronte sindacale rimane improntata alla massima cautela, con posizioni chiare sul futuro degli stabilimenti e sui reali numeri della riorganizzazione.
Fiom-Cgil: “Ora vogliamo capire il futuro delle fabbriche”
Per la Fiom-Cgil il cambio di rotta aziendale è la prova diretta dell’efficacia delle mobilitazioni svolte nei territori. “Abbiamo sempre detto che i licenziamenti andavano ritirati e oggi questo risultato è stato raggiunto – dichiara Fabio Torelli della Fiom-Cgil Forlì-Cesena -. È il frutto della determinazione delle lavoratrici e dei lavoratori che in questi mesi hanno scioperato e lottato per cambiare un piano inaccettabile. Adesso la vertenza entra in una nuova fase: per Forlì vogliamo garanzie precise su produzioni, nuovi prodotti, investimenti e volumi. Il ritiro dei licenziamenti è un risultato fondamentale, ma adesso vogliamo sapere quale futuro industriale avrà questa fabbrica e quale struttura occupazionale sarà garantita nel tempo”.
Sulla stessa linea la segretaria generale della Cgil Forlì-Cesena, Maria Giorgini, che richiama l’attenzione sul valore dell’unità territoriale: “In questi mesi abbiamo fatto della vertenza Electrolux una vertenza di tutto il territorio e della Regione. Lavoratrici e lavoratori, sindacato e istituzioni hanno fatto sentire, pur nei diversi ruoli, un’unica voce: Forlì non può permettersi di perdere Electrolux, occupazione e capacità produttiva”. Giorgini sottolinea come la risposta unitaria abbia dimostrato che “si possono cambiare decisioni che sembravano già prese. Ora quella stessa unità deve accompagnarci fino all’accordo, perché il risultato raggiunto si traduca in investimenti, volumi, occupazione e in una prospettiva industriale solida. Il ritiro dei licenziamenti è un risultato della lotta. Ora dobbiamo trasformarlo in un accordo capace di garantire un futuro industriale”.
Uil e Uilm: “Inquadramento amaro: il totale degli esuberi resta alto”
Di tono decisamente più critico è la lettura fornita dalla Uil e dalla Uilm nazionale, che guardano oltre i margini della volontarietà e mettono in luce i costi umani e produttivi complessivi del piano. “Sarà pur vero che hanno ritirato la minaccia di licenziamenti unilaterali, ma per arrivare ad un accordo bisogna salvare la fabbrica di Cerreto d’Esi e ridurre il numero degli esuberi che a ben vedere ammontano ancora a 1.385”, spiegano in una nota congiunta Vera Buonomo, segretaria confederale Uil, Davide Sperti, segretario generale Uilm, e Gianluca Ficco, responsabile Uilm per il settore elettrodomestici.
I rappresentanti di Uil e Uilm calcolano che ai 1.250 esuberi dichiarati «vanno aggiunti i 135 lavoratori a termine il cui contratto verrebbe fatto scadere, nonché in verità i 90 già scaduti e gli 80 nel frattempo usciti di propria volontà». Sulla situazione dello stabilimento marchigiano aggiungono con rammarico: “Quanto a Cerreto d’Esi, Electrolux purtroppo conferma la decisione di chiusura, con una disponibilità al momento generica di favorire un processo di reindustrializzazione”. Un quadro definito “ancora assai amaro», sul quale «stride la pretesa della multinazionale di arrivare a un accordo entro il mese di ottobre”.
A livello locale, il segretario della Uilm Forlivese, Luca Francia, e il segretario generale Uil Forlì, Enrico Imolesi, pongono l’accento sulla salvaguardia dell’eccellenza tecnologica: “Oltre al centrale tema dei licenziamenti, a livello locale è necessario verificare che restino adeguate competenze e produzioni necessarie per una reale prospettiva industriale. Che fine fa il settore di ricerca e sviluppo oggi centrale nel sito forlivese? Su questi aspetti vigileremo sempre, con l’aiuto dei nostri Rls e Rsu”.
Ugl Metalmeccanici: “Servono i dettagli sito per sito”
L’Ugl Metalmeccanici accoglie il passaggio alla volontarietà come una discontinuità positiva, sollecitando però un immediato esame del dettaglio industriale. “Si è compiuto sicuramente un passo in avanti importante, visto che l’azienda non parla più di apertura di una procedura di licenziamenti collettivi, ma propone un piano basato su uscite volontarie incentivate. Ora occorre entrare nel merito del piano”, afferma Antonio Spera, segretario nazionale Ugl Metalmeccanici.
Spera pone l’accento sui nodi ancora irrisolti: “Dobbiamo capire con precisione come saranno distribuite le uscite volontarie sito per sito, quali saranno gli investimenti previsti nei prossimi tre anni e, soprattutto, quali prodotti verranno allocati nei singoli stabilimenti. A fronte delle uscite deve esserci un vero progetto industriale capace di garantire occupazione e prospettive per tutti i siti italiani”. Il segretario ha anche ricordato che l’impegno del Governo in sede europea per il settore degli elettrodomestici sarà determinante e ha precisato che “il prossimo passaggio sarà quello di verificare nel dettaglio il piano e sottoporlo ai lavoratori: solo dopo questo confronto potremo decidere come proseguire la trattativa”.
Sulle ricadute territoriali interviene infine Francesco Stavale, segretario territoriale Ugl di Forlì, confermando le richieste avanzate al tavolo: “Abbiamo chiesto all’azienda di portare a Forlì i piani induzione che potrebbero affiancarsi all’alta gamma da produrre nello stabilimento forlivese”. La trattativa entra ora nella sua fase più calda: il confronto formale riprenderà il prossimo 8 ottobre, giorno in cui parti sociali e istituzioni torneranno a sedersi al tavolo per sviscerare le specifiche distributive degli investimenti e dei volumi produttivi per ogni singolo stabilimento italiano.
La Cisl: “Cambio di passo decisivo”
“Siamo di fronte a un cambio di passo decisivo rispetto a una fase iniziale drammatica, che rischiava di colpire duramente la nostra base industriale con tagli pesantissimi e una drastica riduzione dei volumi produttivi – spiegano i rappresentanti della Fim Cisl Romagna presenti al presidio davanti ai cancelli dello stabilimento di Forlì -. Avere costretto la multinazionale ad abbandonare la strada degli atti unilaterali per passare a una logica basata sul confronto, sull’incentivazione volontaria e sulla ricerca di un accordo condiviso è un primo fondamentale risultato ottenuto grazie alla lotta e alla compattezza di tutti i lavoratori insieme al sindacato”.
“Le rassicurazioni emerse al tavolo ministeriale vanno nella direzione giusta, ma la partita per il nostro territorio si gioca sul merito industriale e sui numeri concreti – continua il sindacato -. Non bastano gli impegni di principio: occorrono garanzie trasparenti su come verranno ripartite le uscite volontarie tra i diversi siti, ma soprattutto risposte certe sui volumi di produzione per saturare gli impianti e garantire la stabilità futura dello stabilimento. Se le uscite comportano la perdita di professionalità chiave, servono ammortizzatori sociali robusti, politiche attive mirate e strumenti come la staffetta generazionale per garantire il ricambio e non lasciare indietro nessuno”.
“Lo stabilimento di Forlì costituisce un presidio industriale ed economico imprescindibile per la Romagna, per il tessuto produttivo locale, per l’indotto e per le tantissime famiglie coinvolte – conclude la sigla sindacale -. Accogliamo con favore l’apertura del tavolo e il confronto sulla competitività europea per energia e Cbam, ma pretenderemo il rispetto rigoroso degli accordi aziendali vigenti e un piano industriale che garantisca lavoro e dignità a lungo termine”.
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