Manovra, sul tavolo meno tasse su tredicesima e pensione a 64 anni


Sul tavolo un’imposta ridotta sulla mensilità di dicembre, l’Irpef al 33% fino a 60 mila euro e una nuova uscita anticipata dal lavoro. Le misure non sono ancora approvate e il confronto sulle coperture deve ancora cominciare.

(Foto: riunione del Consiglio dei ministri).

Una tredicesima meno tassata, un altro intervento sull’Irpef per il ceto medio e la possibilità di lasciare il lavoro a 64 anni. Sono i tre dossier che hanno riportato la legge di Bilancio 2027 al centro del confronto nella maggioranza, con Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega che stanno definendo le rispettive priorità prima della trattativa autunnale con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Per lavoratori e pensionandi, però, occorre partire da ciò che ancora manca. Al 24 agosto non esiste una norma che detassi la tredicesima, non è stato approvato un nuovo taglio dell’Irpef fino a 60 mila euro e non è stato istituito un pensionamento generalizzato a 64 anni. Ci sono proposte politiche, alcune già accompagnate da prime stime di costo, che dovranno superare il confronto nel governo e soprattutto trovare coperture nella manovra.

La novità che potrebbe avere l’effetto più immediatamente percepibile in busta paga riguarda la tredicesima. Marco Osnato, presidente della commissione Finanze della Camera e responsabile economico di Fratelli d’Italia, ha indicato come ipotesi di partenza l’applicazione di un’imposta sostitutiva del 15% per i redditi fino a 15 mila euro, con un costo stimato intorno ai 500 milioni di euro. L’obiettivo politico sarebbe più ambizioso: scendere al 10% e innalzare la soglia di reddito interessata.

Secondo le simulazioni illustrate dallo stesso Osnato, sostituire l’Irpef ordinaria sulla tredicesima con un’aliquota del 10 o del 15% potrebbe tradursi, a seconda del reddito e del meccanismo scelto, in 200-500 euro in più sulla mensilità di fine anno. “Si può cercare di fare un po’ di più”, ha spiegato Osnato parlando della soglia iniziale. Per ora, tuttavia, manca la relazione tecnica che permetterebbe di conoscere con precisione platea, costo e vantaggio individuale.

La tredicesima concorre normalmente alla formazione del reddito soggetto all’Irpef. Nella busta paga della mensilità aggiuntiva, inoltre, non vengono applicate nello stesso modo le detrazioni per lavoro dipendente riconosciute durante le mensilità ordinarie: per questo l’importo ricevuto a dicembre può apparire proporzionalmente più tassato rispetto allo stipendio normale. Una tassazione sostitutiva ridotta agirebbe direttamente su questa differenza.

Forza Italia chiede di spingersi oltre. Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio, ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia, ha proposto una detassazione completa delle tredicesime più basse e un meccanismo progressivo per quelle di importo superiore. Nel confronto interno alla maggioranza sta circolando anche l’ipotesi di partire con un intervento sperimentale o una tantum, per poi decidere se renderlo strutturale. Non sono ancora stabiliti né i limiti di reddito né l’anno di effettiva applicazione.

Il secondo intervento riguarda l’Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche). Dal 2026 il sistema prevede tre aliquote: 23% fino a 28 mila euro, 33% tra 28 mila e 50 mila euro e 43% sulla parte di reddito che supera i 50 mila euro. Il progetto discusso nella maggioranza consiste nell’estendere fino a 60 mila euro il secondo scaglione, assoggettando quindi al 33%, anziché al 43%, i diecimila euro di reddito compresi fra 50 mila e 60 mila.

L’effetto è facilmente quantificabile sulla sola aliquota. Un contribuente con 55 mila euro di reddito imponibile avrebbe una riduzione teorica dell’Irpef di circa 500 euro l’anno sulla fascia compresa tra 50 mila e 55 mila euro. A 60 mila euro il beneficio arriverebbe a 1.000 euro e rimarrebbe dello stesso ordine di grandezza anche per redditi superiori, perché il vantaggio si concentra sui diecimila euro compresi tra le due soglie. Il risultato effettivo può comunque cambiare in base alla situazione fiscale individuale, alle detrazioni e alle altre componenti del reddito.

Osnato ha indicato per l’estensione del 33% fino a 60 mila euro un costo nell’ordine dei 3 miliardi. È una valutazione politica preliminare, non ancora una quantificazione ufficiale del Ministero dell’Economia e delle Finanze inserita in una relazione tecnica. Nel confronto sono emerse anche soluzioni differenti, tra cui una riduzione di un punto dell’aliquota sullo scaglione già esistente: secondo Osnato costerebbe circa 1,5 miliardi e produrrebbe un beneficio massimo di 220 euro.

Il capitolo più delicato è quello delle pensioni. Dal primo gennaio 2027, in base alla normativa già approvata sull’adeguamento alla speranza di vita, il requisito ordinario per la pensione di vecchiaia passerà da 67 anni a 67 anni e un mese. Nel 2028 l’incremento previsto arriverà complessivamente a tre mesi, salvo le esclusioni già previste per alcune categorie di lavoratori gravosi, usuranti e per altri casi disciplinati dalla legge.

La Lega, che inizialmente aveva insistito soprattutto sul congelamento dell’aumento dell’età pensionabile, ha rilanciato una soluzione diversa. Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro e vicesegretario della Lega, ha annunciato che il partito sta studiando una nuova forma di flessibilità che consenta ai lavoratori di scegliere l’uscita a 64 anni. “Stiamo studiando la possibilità di inserirla nella manovra”, ha detto Durigon al Meeting di Rimini.

La proposta non va confusa con la pensione anticipata contributiva che già oggi consente, a determinate condizioni, di andare in pensione a 64 anni. Il canale attuale riguarda essenzialmente chi ricade interamente nel sistema contributivo, richiede almeno 20 anni di contribuzione effettiva e impone che l’assegno raggiunga una soglia minima collegata all’assegno sociale, con requisiti più favorevoli per le lavoratrici con figli. La nuova ipotesi politica dovrebbe ampliare la possibilità di uscita, ma non sono stati ancora indicati in modo definitivo anni di contributi richiesti, soglia minima dell’assegno, metodo di calcolo, categorie interessate e costo per lo Stato.

Durigon ha inoltre collegato le due questioni previdenziali: se venisse introdotto un canale sufficientemente ampio per lasciare volontariamente il lavoro a 64 anni, la Lega potrebbe non insistere sul blocco dell’aumento dell’età ordinaria a 67 anni e un mese. Si tratta quindi, almeno nella formulazione illustrata finora, di due strade alternative più che di due interventi destinati necessariamente a sommarsi.

A determinare quanto di questo programma potrà entrare nella legge di Bilancio saranno soprattutto i conti pubblici. Il Documento di finanza pubblica 2026 stima per quest’anno un deficit al 2,9% del Pil (Prodotto interno lordo) e un debito pubblico al 138,6% del Pil. La Commissione europea, nelle previsioni di primavera, indica un rapporto debito/Pil ancora in crescita nel 2027. Il governo deve inoltre finanziare altre priorità, dalla sanità al lavoro, dagli investimenti agli interventi energetici.

Per questo tredicesima, Irpef e pensioni competono per le stesse risorse. La detassazione della mensilità di dicembre potrebbe essere limitata ai redditi più bassi o partire in forma sperimentale; l’intervento sull’Irpef potrebbe essere ridimensionato nella platea; la flessibilità pensionistica dovrà essere costruita in modo compatibile con la sostenibilità previdenziale. Finché non arriverà il disegno di legge di Bilancio, rimangono aperte le tre variabili che interessano direttamente i contribuenti: chi avrà diritto alle misure, quanto potrà guadagnare e da quando


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