Sette anni di cantieri, mesi di paralisi e una strada, corso Francia, diventata il simbolo di un’opera attesa e ancora incompiuta. Sabato 10 ottobre 2026 la Zona Ovest torinese scenderà in strada per chiedere una cosa sola: far ripartire e concludere il prolungamento della Linea 1 della metropolitana fino a Cascine Vica.
La manifestazione partirà alle 14.30 da piazza Mercato Santa Maria, a Collegno, e attraverserà corso Francia fino ai Giardini Falcone di Rivoli, con arrivo da via Adige. In testa al corteo ci saranno i sindaci di Collegno, Rivoli e Grugliasco, insieme a rappresentanti politici, associazioni, sindacati, organizzazioni di categoria e cittadini.
La mobilitazione nasce dopo il nuovo stop del cantiere, fermo ormai da mesi in seguito al fallimento dell’impresa incaricata dei lavori. Una vicenda che ha riaperto una ferita già profonda per un territorio che convive da anni con deviazioni, restringimenti, difficoltà negli spostamenti e conseguenze economiche sulle attività affacciate lungo l’asse di corso Francia.
I sindaci Matteo Cavallone, Alessandro Errigo e Fabrizio Gaito chiedono che i lavori vengano riaffidati nel più breve tempo possibile e indicano anche una strada precisa: la nomina di un commissario straordinario dotato di poteri speciali, con l’obiettivo di accelerare gli adempimenti burocratici necessari alla nuova gara e di richiudere rapidamente i cantieri in superficie che non risultano più indispensabili.
Le tre amministrazioni sottolineano inoltre che la manifestazione riguarda esclusivamente il completamento della Linea 1 della metropolitana e non altre vertenze o opere pubbliche. La precisazione arriva dopo la diffusione di un volantino falso, realizzato attraverso la manipolazione dei loghi istituzionali dei Comuni. Le amministrazioni hanno annunciato una segnalazione alla Polizia Postale.
Alla protesta hanno aderito CNA Torino, UIL Piemonte, CISL Torino Nord Ovest, CGIL Zona Ovest di Torino, Confesercenti, Coldiretti Torino e Ascom Confcommercio Torino e provincia. Un fronte molto ampio che mette insieme esigenze diverse, ma accomunate dalla preoccupazione per le conseguenze dello stop.
Per CNA Torino, il completamento della metropolitana è direttamente legato alla competitività dell’intera Zona Ovest. Una rete di trasporto più efficiente, secondo l’associazione, faciliterebbe gli spostamenti di lavoratori e studenti e aumenterebbe l’attrattività del territorio anche per nuovi investimenti e nuove imprese.
La UIL Piemonte concentra invece l’attenzione sui tempi e sull’occupazione. Dopo sette anni di lavori, il sindacato ritiene non più sostenibile una situazione di incertezza permanente e chiede risorse, una data credibile per la ripartenza e garanzie per i lavoratori coinvolti. Il rischio, sottolineato dall’organizzazione, è che una crisi aziendale finisca per trasformarsi in una crisi occupazionale e territoriale.
Sul nodo del lavoro insiste anche la CGIL della Zona Ovest, che segnala come il blocco abbia già comportato la perdita del posto per oltre 40 addetti impiegati nel cantiere. Il sindacato chiede per loro un diritto di precedenza nelle future assunzioni quando i lavori potranno ripartire.
La CGIL inserisce inoltre la vicenda in un quadro economico più ampio, richiamando i dati del Rapporto Rota sulla debole crescita dell’area torinese. Tra il 2008 e il 2023, secondo i numeri citati dal sindacato, l’economia provinciale sarebbe cresciuta complessivamente dello 0,5%, mentre il valore aggiunto pro capite avrebbe registrato un incremento molto inferiore rispetto a città come Milano e Bologna.
Anche la CISL Torino Nord Ovest considera il prolungamento della metropolitana uno snodo strategico non soltanto per i trasporti, ma per l’intero sistema territoriale. Il sindacato chiede l’istituzione di un tavolo permanente tra amministrazioni locali, Regione e InfraTo, con l’obiettivo di uscire dalla fase di stallo e coordinare l’opera con lo sviluppo delle strutture sanitarie territoriali e del polo universitario.
Il fronte più esposto resta però quello del commercio. Confesercenti torna a chiedere strumenti straordinari di sostegno per negozi e attività penalizzati dai grandi cantieri, fino alla creazione di un fondo preventivo di ristoro da inserire direttamente nei bandi delle opere più rilevanti. L’associazione avverte che per molte piccole attività anni di accessi difficili, rumore, polvere e riduzione dei passaggi possono trasformarsi in un danno irreversibile.
Sulla stessa linea Ascom Confcommercio Torino e provincia, che considera la metropolitana un’infrastruttura decisiva per il nord-ovest dell’area metropolitana, ma chiede che la ripartenza venga accompagnata da tempi certi e credibili. Per bar, negozi e attività di prossimità che hanno resistito durante questi anni, un nuovo prolungamento dell’attesa rischierebbe infatti di diventare insostenibile.
Alla mobilitazione aderisce anche Coldiretti Torino, che richiama gli effetti della nuova linea sulla mobilità e sull’economia di un’area nella quale operano anche numerose imprese agricole.
Il confronto politico e istituzionale è già aperto. I sindaci della Zona Ovest erano stati convocati in Regione Piemonte insieme al sindaco di Torino Stefano Lo Russo per discutere con l’assessore Enrico Bussalino una linea comune nei rapporti con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Ora la pressione si sposta in strada. Per le amministrazioni di Collegno, Grugliasco e Rivoli, la metropolitana non può più restare bloccata tra fallimenti societari, procedure e ritardi. Il prolungamento fino a Cascine Vica viene considerato strategico per decine di migliaia di cittadini e per l’intero sistema economico della Zona Ovest.
Sabato corso Francia diventerà così il luogo di una protesta che vuole tenere insieme residenti, lavoratori, commercianti e amministratori. Dopo sette anni di cantieri, la richiesta che arriva dal territorio è ormai molto semplice: riaprire i lavori e indicare finalmente una data certa per la conclusione dell’opera.
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