Azienda di autotrasporto in crisi: camion in leasing, debiti fiscali e crediti pignorati


Un’impresa di autotrasporto può avere dieci camion sulla strada, clienti importanti e fatture da incassare e trovarsi comunque vicina alla crisi.

Perché il vero problema dell’autotrasporto è spesso la liquidità.

Gasolio, stipendi, contributi, assicurazioni, pedaggi, manutenzione e canoni dei mezzi devono essere pagati continuamente.

I clienti, invece, possono pagare molto più tardi.

Se a questo squilibrio si aggiungono debiti fiscali, rate bancarie e leasing, l’azienda può continuare a lavorare ma non riuscire più a finanziare il lavoro che sta facendo.

Avere fatturato non significa avere cassa
È il primo equivoco da eliminare.

Un’azienda può fatturare milioni di euro ed essere comunque in crisi.

Il Codice della crisi definisce infatti la crisi guardando anche all’inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici rispetto alle obbligazioni dei successivi dodici mesi.

Per un’impresa di trasporto questo elemento è particolarmente significativo.

Non basta sapere quanto fattura.

Bisogna sapere quando incassa.

Se l’impresa anticipa continuamente i costi dei trasporti e incassa le fatture dopo 60, 90 o più giorni, un aumento dei volumi può addirittura aumentare il fabbisogno finanziario.

Il pignoramento dei crediti può bloccare l’attività
Immaginiamo che una società di autotrasporto abbia un importante credito verso un cliente.

Quel credito rappresenta la liquidità con cui dovrebbe pagare carburante, stipendi e rate dei mezzi.

Se un creditore procede con un pignoramento presso terzi, la società può perdere proprio il flusso di cassa necessario a continuare a lavorare.

Per questo aspettare l’esecuzione può rendere molto più difficile un risanamento che, alcuni mesi prima, sarebbe stato ancora possibile.

In queste situazioni non basta contestare il singolo pignoramento.

Occorre capire se esiste una crisi aziendale complessiva.

I camion non sono tutti uguali
Nella diagnosi bisogna ricostruire la situazione di ogni mezzo.

Camion di proprietà.

Camion finanziati.

Leasing.

Noleggio.

Veicoli gravati da garanzie.

Sono situazioni giuridiche diverse.

Non si può predisporre un piano di risanamento limitandosi a leggere il valore contabile dell’autoparco.

Bisogna capire quali mezzi siano indispensabili per produrre fatturato, quali contratti siano sostenibili e quali, invece, assorbano più liquidità del valore che generano.

Composizione negoziata: l’impresa resta nelle mani dell’imprenditore
Se l’attività è ancora risanabile, uno degli strumenti da valutare è la composizione negoziata.

Un aspetto importante è che, durante le trattative, l’imprenditore conserva la gestione ordinaria e straordinaria dell’impresa.

L’art. 21 CCII stabilisce però precise regole di comportamento e richiede che gli atti di gestione siano coerenti con il risanamento e con la tutela dei creditori.

Quindi la composizione negoziata non comporta la consegna dell’azienda all’esperto.

L’esperto non sostituisce l’imprenditore.

Agevola le trattative e vigila sulla coerenza delle operazioni rispetto al percorso di risanamento.

Proteggere i contratti davvero essenziali
Un’impresa di trasporto vive di contratti.

Finanziamenti, leasing, forniture, carburanti, manutenzione, assicurazioni e rapporti con i principali clienti.

Quando vengono richieste misure protettive nella composizione negoziata, l’art. 18 CCII prevede una disciplina specifica anche per i contratti pendenti nei confronti dei creditori interessati dalle misure.

In particolare, nei limiti previsti dalla norma, tali creditori non possono utilizzare il solo mancato pagamento di crediti anteriori alla pubblicazione dell’istanza come ragione per rifiutare unilateralmente l’adempimento, provocare la risoluzione, anticipare la scadenza o modificare il contratto in danno dell’imprenditore.

È una tutela importante.

Ma non deve essere banalizzata.

Le misure protettive devono essere richieste, pubblicate e sottoposte al procedimento di conferma previsto dall’art. 19 CCII.

Prima di trattare con la banca bisogna sapere quale azienda vogliamo salvare
Questa è spesso la parte trascurata.

Non tutti i mezzi devono necessariamente rimanere.

Non tutte le tratte sono redditizie.

Non tutti i clienti hanno la stessa qualità.

Un piano serio deve stabilire quali rami dell’attività producano margine e quali distruggano liquidità.

Solo dopo ha senso trattare con banche e società finanziarie.

Altrimenti si rischia di ristrutturare il debito senza ristrutturare l’impresa.

E dopo pochi mesi il problema ricompare.

Debiti fiscali e contributivi
Le imprese di trasporto possono accumulare esposizioni importanti verso Fisco ed enti previdenziali.

Prima di scegliere una semplice rateizzazione bisogna verificare se l’intera struttura del debito sia sostenibile.

Se la società genera, ad esempio, un flusso disponibile di 10.000 euro al mese ma le rate complessive verso banche, Fisco, leasing e altri creditori ne richiedono 18.000, aggiungere una nuova dilazione potrebbe non risolvere nulla.

La domanda corretta non è quindi:

“Quanto posso rateizzare?”

È:

“Quanto può pagare realmente questa azienda senza tornare in crisi?”

E se ci sono finanziamenti garantiti dallo Stato?
Molte PMI hanno contratto negli anni finanziamenti assistiti da garanzie pubbliche.

La presenza di una garanzia MCC o di altra garanzia pubblica non significa che il debito debba essere ignorato nel progetto di ristrutturazione.

Al contrario, bisogna ricostruire con precisione il rapporto tra finanziamento, garanzie, banca, eventuale escussione e possibili conseguenze sul debitore.

Questa analisi deve essere svolta prima di formulare proposte ai creditori.

Il test decisivo per l’azienda di trasporto
Prima di scegliere una procedura bisogna costruire almeno tre scenari.

Quanto genera l’azienda continuando così?

Quanto genererebbe eliminando mezzi, tratte o costi non redditizi?

Quanto ricaverebbero i creditori se invece l’attività cessasse?

Solo mettendo a confronto questi tre numeri si può comprendere se esista realmente un risanamento.

Un camion che viaggia non dimostra che l’impresa è sana. La vera domanda è se quel viaggio produce liquidità o nuovo debito.

Avv. Monica Mandico
Crisi d’impresa, composizione negoziata e diritto bancario
Cell. 339 890 2342
Tel. 081 728 1404
www.avvocatomandico.it




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม