La stagione turistica 2026 sull’Altopiano dei Sette Comuni si è chiusa con un bilancio complessivamente positivo, ma anche con alcuni temi sui quali, secondo David Sterchele, segretario del Mandamento di Asiago di Confcommercio, è arrivato il momento di avviare una riflessione più approfondita. A partire dalla gestione dei flussi nel mese di agosto e dalla necessità di costruire una strategia capace di portare presenze nei periodi dell’anno che hanno ancora ampi margini di crescita.
I dati ufficiali del Sistema statistico regionale, relativi ai pernottamenti registrati nelle strutture ricettive, confermano una crescita: tra gennaio e luglio 2026 nei Comuni considerati sono state registrate 343.001 presenze, contro le 335.842 dello stesso periodo del 2025 e le 317.757 del 2023. Nel dettaglio, Asiago passa dalle 177.244 presenze del 2025 alle 179.777 del 2026, Gallio da 59.704 a 63.603 e Roana da 87.349 a 88.476. In lieve diminuzione, invece, Enego, Foza e Lusiana Conco.
Un andamento che Sterchele considera soddisfacente e sostanzialmente in continuità con le ultime stagioni: «La stagione ha fatto registrare numeri abbastanza buoni, in linea con le ultime stagioni. Il fattore caldo ha sicuramente aiutato e soprattutto ha incentivato una fascia di persone prevalentemente giornaliere a salire sull’Altopiano», osserva il segretario di Confcommercio.
Una componente, quella del turismo giornaliero, che non compare nei dati ufficiali sulle presenze ma che ha un peso importante sull’economia locale. «È una categoria che non va mai sottovalutata, perché permette di sostenere un tessuto economico molto importante», sottolinea Sterchele.
Il turismo sull’Altopiano, del resto, produce ricadute che vanno ben oltre alberghi, ristoranti e negozi. Coinvolge indirettamente artigiani, aziende agricole, servizi e numerose altre attività, contribuendo anche alla sostenibilità di strutture che difficilmente potrebbero essere mantenute facendo affidamento esclusivamente sui residenti.
Ma proprio la forte capacità di attrazione del territorio pone oggi una questione diversa: capire come gestire i momenti di massima affluenza.
Il punto più delicato, secondo Sterchele, è agosto: «In determinati periodi, soprattutto nel mese di agosto, tutto questo pendolarismo va anche a scontrarsi con chi viene sull’Altopiano e soggiorna, magari perché vuole fare una vacanza rilassante e ricaricare le energie». Traffico, difficoltà nel trovare parcheggio, code nei locali e nei negozi e attività che lavorano al limite della propria capacità diventano inevitabilmente parte dell’esperienza della destinazione. «Ad agosto lavoriamo già a pieno regime. Non parlo solamente dei posti letto, ma anche della ristorazione e di tutte le altre attività. Più di così, in molti casi, non si può fare. Quando c’è così tanta gente il servizio viene comunque erogato, ma magari non sempre nel miglior modo possibile, e il rischio è quello di scontentare anche gli ospiti e i clienti».
Da qui nasce una riflessione anche sul numero e sulla concentrazione degli eventi nel cuore dell’estate. «Negli anni abbiamo potenziato molto agosto dal punto di vista degli eventi, anche con manifestazioni di livello e assolutamente valide. Però gli eventi incentivano ulteriormente le persone a venire e si mette in moto un meccanismo per cui agosto rischia di diventare persino troppo carico».
Alla domanda se si possa quindi parlare di overtourism, Sterchele non esclude il problema: «Chiamiamolo overtourism o come vogliamo, ma su agosto bisogna fare delle valutazioni. Dobbiamo capire come vogliamo gestire questo mese negli anni futuri, perché non è detto che più persone arrivano e meglio è».
Il rischio, secondo il rappresentante di Confcommercio, non è tanto quello di attirare un turismo di minore qualità, quanto di rendere meno attrattiva la destinazione per una parte della clientela abituale. «Non parlerei di turismo di scarsa qualità. Il problema è che una parte degli ospiti, soprattutto quelli che vengono in vacanza o soggiornano nelle seconde case, potrebbe iniziare a scegliere altri periodi proprio perché ad agosto diventa tutto troppo: servizi sotto pressione, caos, eventi continui. Il rischio è aggiungere ulteriore confusione a un periodo che è già molto pieno».
Un tema che, per Sterchele, porta direttamente alla necessità di decidere quale immagine turistica l’Altopiano voglia costruire. «Secondo me dobbiamo iniziare a fare una valutazione sul messaggio che vogliamo dare all’esterno e su cosa vogliamo vendere del nostro territorio. Dobbiamo capire per cosa vogliamo essere scelti».
La priorità diventa quindi lavorare sui periodi nei quali esistono ancora grandi margini di crescita. Se settembre e l’autunno hanno registrato negli ultimi anni risultati interessanti, anche grazie a manifestazioni capaci di creare una motivazione specifica al viaggio, resta più debole la prima parte della stagione: «Bisogna lavorare soprattutto sull’inizio della stagione. Parliamo di giugno e forse anche di una parte di maggio. Se vogliamo far crescere quei periodi dobbiamo specializzarci in determinati prodotti turistici». La destagionalizzazione, secondo Sterchele, non può però dipendere esclusivamente dagli eventi. «A settembre il lavoro fatto attraverso gli eventi ha funzionato ed è passato il concetto che l’Altopiano è bello anche a settembre e ottobre. Ma non sempre è possibile fare questa operazione solamente attraverso gli eventi: bisogna sviluppare prodotti turistici più strutturati».
Uno dei settori sui quali puntare potrebbe essere il cicloturismo. «La bici è un prodotto in fortissima crescita. Non lo dico solamente guardando i trend regionali o nazionali: un riscontro sui numeri importanti si può avere guardandosi intorno ma arriva anche dai noleggi».
Un mercato particolarmente interessante proprio perché tende a muoversi nei mesi che oggi hanno maggiore necessità di essere sviluppati. «Chi si sposta principalmente per la bici si muove molto anche a maggio e giugno e meno nei periodi di luglio e agosto. Per noi, quindi, è un mercato estremamente interessante».
L’Altopiano dispone già di una rete di percorsi molto ampia e diversificata, ma per trasformarla in un vero prodotto turistico occorre fare un ulteriore salto di qualità: «Abbiamo una rete di percorsi incredibile, con itinerari di diversa difficoltà e spesso anche molto sicuri. Però, se vogliamo sviluppare davvero un prodotto, dobbiamo lavorarci. I Comuni devono fare la loro parte sulla sentieristica, sulla manutenzione, su una segnaletica uniforme e aggiornata e sulla classificazione dei percorsi. Poi devono fare la propria parte anche gli operatori economici, sviluppando servizi adeguati».
Il ragionamento, sottolinea Sterchele, non può infine essere limitato alla sola Asiago. Asiago rimane il principale polo di attrazione, ma la strategia dovrà essere costruita in una prospettiva altopianese, facendo dialogare Comuni, operatori economici, associazioni di categoria e realtà territoriali. L’obiettivo non è soltanto incrementare il numero complessivo delle presenze, ma distribuirle meglio durante l’anno, aumentare la permanenza media, migliorare i servizi e costruire una destinazione riconoscibile e organizzata. «Dobbiamo avere la capacità di capire dove vogliamo essere tra dieci o quindici anni e iniziare oggi a mettere in campo le azioni necessarie. I risultati ottenuti finora sono positivi, ma non devono farci sedere sugli allori».
Un percorso che, secondo Sterchele, parte anche da una condizione oggi particolarmente favorevole. «È un periodo molto positivo dal punto di vista dei rapporti tra i Comuni, le associazioni di categoria e le altre realtà territoriali. Ci sono collaborazioni e confronto costante. Se vogliamo costruire un futuro positivo per l’Altopiano, questo è un elemento fondamentale».
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