Pagamento il 1° settembre. Proseguono i conguagli 730; chi non ha comunicato i redditi 2022 ha tempo fino al 15 settembre per evitare la revoca delle prestazioni collegate al reddito.
Il cedolino INPS di settembre 2026 porta insieme tre operazioni che possono modificare l’importo effettivamente accreditato: i conguagli del modello 730, la seconda trattenuta per chi non ha comunicato i redditi 2022 richiesti dalla campagna RED e il recupero di alcune somme aggiuntive risultate non dovute. Il pagamento è fissato con valuta 1° settembre. La scadenza più delicata, però, arriva due settimane dopo: entro il 15 settembre 2026 una parte dei pensionati deve regolarizzare la propria posizione reddituale per evitare la revoca definitiva delle prestazioni collegate al reddito o, nel caso delle pensioni ai superstiti, l’applicazione della riduzione massima prevista dalla legge.
Il nuovo cedolino, pubblicato dall’Istituto il 26 agosto, non annuncia quindi un taglio generalizzato delle pensioni. Le variazioni dipendono dalla situazione individuale. Per molti pensionati l’assegno resterà sostanzialmente invariato; per altri potrà aumentare grazie ai rimborsi fiscali del 730 oppure diminuire per debiti d’imposta, trattenute RED o recuperi di somme erogate negli anni precedenti.
Sul fronte fiscale proseguono infatti i conguagli del modello 730/2026 per chi ha indicato l’INPS come sostituto d’imposta. Ad agosto l’Istituto aveva riconosciuto conguagli Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche) a credito a circa 4,5 milioni di pensionati e applicato trattenute a circa 500 mila persone per imposte risultate inferiori al dovuto. Anche a settembre possono quindi arrivare rimborsi non ancora corrisposti oppure nuove trattenute. Se il contribuente ha scelto di rateizzare il debito fiscale, il recupero deve comunque concludersi entro novembre; per le dichiarazioni trasmesse più tardi può quindi ridursi il numero delle rate disponibili e aumentare l’importo delle singole trattenute.
La parte più sensibile riguarda però la campagna RED, la dichiarazione della situazione reddituale. L’INPS sta intervenendo sui pensionati residenti in Italia che percepiscono prestazioni collegate al reddito e che non hanno trasmesso le informazioni reddituali relative al 2022. Il meccanismo riguarda in particolare soggetti non obbligati a presentare la dichiarazione fiscale all’Agenzia delle Entrate, ma tenuti comunque a comunicare all’Istituto i redditi necessari per verificare il diritto a determinate maggiorazioni o integrazioni.
Tra le prestazioni interessate possono rientrare, a seconda della posizione del pensionato, l’integrazione al trattamento minimo, alcune maggiorazioni e la quattordicesima. Già ad agosto è stata applicata una trattenuta pari al 5% dell’importo di pensione preso a riferimento per il mese di luglio; la stessa trattenuta compare anche sul rateo di settembre. Nel cedolino è identificata con la voce relativa alla mancata comunicazione dei redditi prevista dall’articolo 35, comma 10-bis, del decreto-legge 207/2008.
Quella trattenuta non è però il passaggio finale. Il 15 settembre 2026 è il termine ultimo indicato dall’INPS per presentare la domanda di ricostituzione reddituale e trasmettere i redditi 2022 mancanti. Chi riceve la comunicazione dell’Istituto o trova la relativa trattenuta sul cedolino dovrebbe verificare immediatamente la propria posizione. La regolarizzazione può essere effettuata attraverso il servizio online dell’INPS oppure con l’assistenza di un patronato.
Dopo il 15 settembre cambia la natura dell’intervento. Se i dati non vengono trasmessi, l’INPS procederà alla revoca definitiva delle prestazioni collegate al reddito riferite al 2022 e al calcolo delle somme eventualmente erogate senza che ne sussistessero i requisiti, avviandone il recupero. Non si tratta quindi soltanto della perdita futura di una maggiorazione: può aprirsi anche una fase di recupero degli importi già pagati.
Per le pensioni ai superstiti la disciplina è diversa. In mancanza della comunicazione reddituale, l’INPS applicherà la riduzione massima prevista dall’articolo 1, comma 41, della legge 335 del 1995. La normativa sul cumulo tra pensione ai superstiti e redditi del beneficiario prevede riduzioni del 25%, del 40% e, nella fascia più alta, del 50%. Per i redditi 2022, la soglia oltre la quale era prevista la riduzione del 50% era pari a 34.149,70 euro. Questo non significa che ogni pensione di reversibilità subirà un taglio del 50%: la misura riguarda la specifica procedura per chi non ha comunicato i redditi richiesti e va letta insieme alle condizioni previste dalla legge, comprese le esclusioni per determinati nuclei familiari.

L’INPS precisa inoltre che questa operazione non riguarda le prestazioni assistenziali di invalidità civile, l’assegno sociale e la pensione sociale. L’esclusione è importante perché evita di estendere impropriamente l’allarme a categorie che, pur essendo soggette ad altri controlli reddituali, non rientrano in questa specifica procedura collegata alla mancata dichiarazione dei redditi 2022.
A complicare la lettura del cedolino di settembre c’è poi un secondo capitolo, distinto dalla campagna RED. L’INPS ha completato la verifica sulla quattordicesima riconosciuta in via provvisoria sulla base dei redditi 2021. Nei casi in cui sia emerso il superamento delle soglie previste, l’Istituto ha revocato la somma aggiuntiva e avviato il recupero di quanto pagato e risultato non dovuto. Le trattenute sono partite ad agosto e vengono ripartite in 24 rate mensili. I pensionati interessati hanno ricevuto una comunicazione specifica con il provvedimento e le modalità di recupero.
Un’operazione analoga riguarda l’importo aggiuntivo di 154,94 euro previsto dalla legge 388 del 2000. Anche qui la verifica è stata effettuata sui redditi 2021 e, nei casi di superamento dei limiti, il recupero delle somme è iniziato da agosto, ma con una rateizzazione in 12 mensilità. Nel cedolino le due operazioni sono indicate con voci separate, così da distinguere il debito relativo alla quattordicesima da quello riferito all’importo aggiuntivo.
Per capire perché l’assegno di settembre sia diverso da quello di luglio o agosto, quindi, non basta guardare il totale accreditato. Occorre verificare le singole voci: un rimborso fiscale può compensare una trattenuta, mentre due diverse operazioni di recupero possono sommarsi sullo stesso rateo. L’INPS ha anche rivisto quest’anno le descrizioni dei conguagli del 730 per renderle più leggibili, ma per i pensionati interessati dalla campagna RED la voce decisiva resta quella relativa alla mancata comunicazione del reddito.
La data da segnare è il 15 settembre. Prima di allora chi è stato sollecitato dall’INPS ha ancora la possibilità di presentare la ricostituzione reddituale e impedire che la sospensione sfoci nella revoca definitiva. Dopo quella scadenza, per le prestazioni collegate al reddito e per le pensioni ai superstiti coinvolte, il rischio non è più una trattenuta temporanea sul cedolino, ma una rideterminazione della prestazione e il possibile recupero delle somme già versate.
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