La cultura non soltanto come patrimonio da tutelare e promuovere, ma come settore capace di produrre reddito, occupazione e nuove opportunità di impresa. È questa la chiave con cui il vicepresidente della Regione Umbria con delega alla Cultura, Tommaso Bori, legge i dati recentemente diffusi dalla Camera di Commercio, indicatori che, secondo la Regione, restituiscono la fotografia di un comparto con un peso sempre più rilevante nel sistema economico regionale.
Un quadro che, nella lettura dell’amministrazione regionale, rafforza la scelta di puntare sulla cultura e sulle imprese creative come uno degli assi della programmazione dei prossimi anni. Sullo sfondo c’è la nuova legge regionale sulla cultura e le imprese creative, approvata dalla Regione con l’obiettivo di costruire una cornice normativa più ampia per sostenere produzione culturale, innovazione e attività imprenditoriali legate alla creatività.
Il tema, però, non riguarda soltanto Perugia e gli altri principali centri umbri. Uno degli elementi sottolineati da Bori è infatti la capacità del sistema culturale di generare ricadute anche nei territori più piccoli e nei borghi, dove il patrimonio storico, artistico e paesaggistico può diventare una leva di sviluppo economico e sociale.
I numeri della Camera di Commercio e la lettura della Regione
È proprio dagli indicatori contenuti nel report della Camera di Commercio che parte la riflessione dell’assessore regionale. Bori individua nei dati una conferma della capacità del settore culturale umbro di produrre valore e, soprattutto, della necessità di accompagnare questo potenziale con strumenti pubblici strutturati.
“Più redditività, primato nazionale per densità di municipi culturali e una forza propulsiva capace di accendere l’economia anche al di fuori dei grandi centri urbani. È un’Umbria viva sul versante culturale e ad alto potenziale di crescita quella fotografata dagli ultimi dati divulgati dalla Camera di Commercio, numeri che danno linfa e pieno valore alla svolta strategica messa in campo dalla Regione”: a commentare il report è il vicepresidente con delega alla Cultura, Tommaso Bori, che legge negli indicatori dello studio “la dimostrazione concreta che fare della creatività e della cultura la vera anima vitale del sistema economico umbro, sia stata la scelta giusta”.
La fotografia che emerge viene quindi utilizzata dalla Regione per sostenere una visione nella quale la cultura viene considerata parte integrante delle politiche di sviluppo e non un comparto separato dal resto dell’economia.
“Un generatore di ricchezza, benessere e lavoro”
Il passaggio più netto arriva quando Bori collega direttamente i dati economici alla strategia dell’amministrazione regionale.
“I dati della Camera di Commercio non sono semplici statistiche, ma la prova tangibile che la strada intrapresa dalla Regione è quella corretta e che la nostra azione politica sta andando esattamente nella direzione della crescita – dichiara Bori – i numeri dimostrano con forza che la cultura in Umbria non è una vetrina da contemplare, ma un generatore di ricchezza, benessere e lavoro per l’intero territorio, dai capoluoghi fino ai borghi più interni”.
È un’impostazione che porta il ragionamento oltre il tradizionale rapporto tra cultura e turismo. Se il patrimonio culturale rappresenta uno dei principali fattori di attrattività dell’Umbria, la scommessa indicata dalla Regione è quella di costruire attorno a quel patrimonio una filiera più ampia, nella quale trovino spazio anche competenze professionali, servizi, nuove tecnologie e attività imprenditoriali.
In questa prospettiva, la dimensione territoriale diventa centrale. La cultura può infatti rappresentare uno degli strumenti attraverso i quali rafforzare i piccoli centri, favorendo nuove occasioni di lavoro e contrastando il rischio che le opportunità economiche si concentrino esclusivamente nelle città più grandi.
La nuova legge sulla cultura e le imprese creative
A dare una cornice a questa impostazione è la nuova legge regionale sulla cultura e le imprese creative. Il provvedimento viene presentato dalla Regione come uno degli strumenti attraverso i quali rendere più organica la politica culturale, mettendo in relazione patrimonio, produzione, innovazione e impresa.
“Proprio per dare struttura e continuità a questa energia – prosegue – abbiamo approvato la nuova legge regionale sulla cultura e le imprese creative, norma cornice pensata per valorizzare anche l’innovazione e la produzione culturale come asset strategici dell’Umbria contemporanea”.
Il concetto di impresa creativa assume così un ruolo centrale. L’obiettivo non è soltanto sostenere le attività culturali tradizionali, ma creare condizioni affinché competenze e capacità creative possano trasformarsi in iniziative economiche, prodotti, servizi e nuove professionalità.
Un passaggio particolarmente rilevante per i giovani, chiamati a confrontarsi con un mercato del lavoro nel quale le competenze culturali e digitali possono intrecciarsi sempre più frequentemente.
Dagli indirizzi politici agli avvisi pubblici
La seconda gamba della strategia riguarda le risorse. La Regione sottolinea infatti che la nuova impostazione normativa dovrà essere accompagnata da strumenti finanziari in grado di sostenere concretamente gli operatori.
“Alla visione politica facciamo seguire i fatti e le risorse. Con il pacchetto di avvisi pubblici recentemente presentati e già pubblicati, unitamente a quelli di prossima emanazione, mettiamo in campo un sostegno finanziario senza precedenti. Vogliamo offrire agli operatori, ai giovani e alle aziende creative gli strumenti adatti per fare impresa, digitalizzarsi e trasformare l’immenso patrimonio umbro in opportunità di crescita stabile e diffusa”.
È questo uno dei passaggi destinati a essere verificati maggiormente sul terreno. La capacità delle politiche regionali di produrre effetti concreti dipenderà infatti anche dalla possibilità per imprese e operatori di accedere agli strumenti messi a disposizione, trasformando le opportunità finanziarie in progetti effettivamente realizzabili.
La digitalizzazione rappresenta, in questo quadro, uno degli ambiti sui quali la Regione intende intervenire. Per molte realtà culturali significa infatti poter raggiungere nuovi pubblici, sviluppare modalità innovative di produzione e promozione e costruire modelli economici più sostenibili.
Dai capoluoghi ai borghi, la sfida della cultura diffusa
C’è poi un altro elemento che attraversa l’intervento di Bori: quello della cultura come infrastruttura territoriale. L’Umbria dispone di una presenza particolarmente diffusa di piccoli comuni, borghi storici, luoghi della cultura e patrimoni materiali e immateriali. Un capitale che, se adeguatamente valorizzato, può contribuire a diversificare le economie locali e a rafforzare l’attrattività dei territori.

La sfida è evitare però che questa ricchezza rimanga esclusivamente una vetrina turistica. Il passaggio successivo, nella prospettiva delineata dalla Regione, consiste nel creare intorno al patrimonio una rete di soggetti capaci di produrre attività economiche, innovazione e occupazione. È qui che cultura e creatività entrano in relazione con il mondo delle imprese.
Il valore dell’analisi economica
Nel ragionamento della Regione assume infine un peso particolare il contributo della Camera di Commercio. L’analisi economica permette infatti di misurare il fenomeno culturale attraverso una prospettiva diversa da quella esclusivamente artistica o turistica.
“Ringraziamo la Camera di Commercio per questo spaccato di analisi – conclude Bori – La sintonia tra lettura economica e programmazione regionale ci dice che siamo sulla rotta giusta per fare della cultura e della creatività i veri catalizzatori del futuro dell’Umbria”.
Il confronto tra dati economici e programmazione pubblica diventa quindi, per la Regione, uno strumento per verificare la direzione delle politiche intraprese e individuare gli ambiti nei quali concentrare ulteriormente gli interventi.
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