Riforma degli Istituti tecnici, i docenti del Veneto chiedono il rinvio di un anno


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ROVIGO Anche i docenti dell’IIS “Viola-Marchesini” di Rovigo hanno sottoscritto, in questi giorni, la lettera della Rete regionale dei docenti degli Istituti Tecnici del Veneto, indirizzata al presidente del Consiglio regionale e ai componenti della VI Commissione consiliare del Veneto, per chiedere il rinvio della riforma degli Istituti tecnici.

Nel dettaglio, la Rete chiede alla Regione del Veneto di farsi promotrice presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito della necessità di rinviare di almeno un anno l’attuazione del DM n. 29/2026, così da consentire un miglioramento del testo della riforma e, soprattutto, garantire maggiore trasparenza alle famiglie degli studenti che hanno scelto di iscrivere i propri figli prima di conoscere come sarebbe stato modificato il percorso di studi.

In tal senso, la Rete prende come esempio quanto già approvato dalla Provincia autonoma di Trento.

I docenti chiedono inoltre di essere ascoltati dalla VI Commissione per illustrare le criticità che, a loro giudizio, emergono dall’attuazione della riforma e che riguardano non soltanto l’organizzazione scolastica, ma anche la qualità della formazione degli studenti e il futuro dell’istruzione tecnica veneta.

Di seguito la lettera della Rete regionale dei Docenti degli Istituti Tecnici del Veneto  rivolta alla Regione del Veneto.

Egregio Presidente,

Gentili Consigliere e Consiglieri,

siamo una rete di docenti degli Istituti Tecnici del Veneto, appartenenti a diverse classi di concorso e rappresentativi di numerose realtà scolastiche della regione. Facciamo parte di una più ampia rete nazionale costituita da migliaia di insegnanti impegnati nell’analisi della riforma degli Istituti Tecnici, introdotta con il D.M. n. 29 del 19 febbraio 2026.

Con la presente chiediamo di essere auditi dalla VI Commissione al fine di illustrare le criticità che emergono dall’attuazione della riforma. Tali problematiche colpiscono non solo l’organizzazione della scuola, ma anche la qualità della formazione degli studenti e il futuro dell’istruzione tecnica veneta.

In particolare, desideriamo sottoporre all’attenzione della Commissione i seguenti aspetti.

1. Trasparenza nei confronti degli studenti e delle famiglie

Le iscrizioni agli Istituti Tecnici si sono concluse a ridosso della pubblicazione del decreto attuativo contenente i nuovi quadri orari e gli ordinamenti. Molti studenti, con le loro famiglie, hanno pertanto optato per un percorso formativo sulla base delle sole informazioni ricevute durante le giornate di orientamento precedentemente proposte dagli istituti.

Non vi è stata, di conseguenza, la reale possibilità di effettuare una scelta consapevole rispetto ai profondi cambiamenti introdotti dal decreto e ciò ha inciso negativamente sul principio di trasparenza e sul diritto a un’informazione completa.

A causa di questa carenza informativa, a fine giugno alcune famiglie degli studenti hanno depositato un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica contro l’avvio della riforma.

2. Impatto sul percorso formativo

La riforma modifica significativamente i quadri orari dell’intero quinquennio, anticipa al primo anno alcune discipline di indirizzo, riduce o accorpa insegnamenti fondamentali per la costruzione delle competenze di base.

Il fatto di introdurre alcune discipline di indirizzo al primo anno, sottraendo ore a quelle dell’area generale, elimina nei fatti il biennio comune. Questo sistema ha finora aiutato a riorientare i ragazzi non ancora pronti a scegliere con consapevolezza il proprio percorso subito dopo la scuola secondaria di primo grado, riducendo significativamente la dispersione scolastica.

I tagli strutturali a carico di discipline cardine quali Geografia, Italiano, Complementi di Matematica, Seconda e Terza Lingua Straniera, TTRG, e l’accorpamento e la significativa riduzione oraria di Fisica, Chimica, Scienze della Terra e Biologia, comprimono lo spazio dedicato allo sviluppo del pensiero critico.

Il risultato è un impoverimento formativo che penalizzerà i futuri diplomati sia nell’accesso all’Università, sia nella comprensione delle dinamiche complesse del mondo contemporaneo.

La riforma, inoltre, delega alle singole scuole un’ampia quota di autonomia e flessibilità oraria, senza però fornire un quadro di riferimento nazionale chiaro e definitivo.

Questa mancanza di regole precise rischia di innescare una pericolosa competizione tra i vari istituti, che si troveranno a rincorrersi nel modificare i piani di studio pur di attrarre nuovi iscritti. Si tratta di una dinamica preoccupante, soprattutto oggi che la denatalità sta già riducendo la popolazione scolastica.

3. Ricadute sul sistema scolastico veneto

Desideriamo evidenziare le possibili conseguenze della riforma sull’organizzazione delle scuole, sulla valorizzazione delle competenze professionali dei docenti e sulla capacità degli Istituti Tecnici di continuare a rispondere efficacemente alle esigenze formative del territorio e del sistema produttivo veneto.

Mentre l’abbinamento delle nuove discipline del primo anno alle classi di concorso è stato pubblicato con forte ritardo solo agli inizi di giugno, ovvero dopo la definizione dell’organico di diritto da parte delle scuole, ad oggi, 10 agosto, il MIM non ha ancora emanato le Linee guida della riforma.

La contrazione inevitabile delle cattedre delle discipline di base colpite dai tagli rende incerto il futuro non solo dei docenti precari, che incontreranno maggiori difficoltà di ricollocamento, ma anche degli insegnanti di ruolo, che rischiano il trasferimento per soprannumerarietà.

Questo scenario comporterà un impoverimento degli istituti tecnici, che perderanno professionisti di grande esperienza, radicati nel contesto scolastico e nel rapporto con le famiglie.

Come insegnanti abbiamo chiesto a più riprese, e in varie modalità, il ritiro o il rinvio della riforma.

Non avendo ricevuto ascolto a livello ministeriale, i docenti del Veneto e di tutta Italia hanno promosso azioni di protesta, inviato lettere al Ministro Valditara, approvato mozioni nei Collegi dei docenti e avviato raccolte di firme. Temiamo fortemente che la scuola non sia pronta ad affrontare una riforma strutturale che, nei fatti, non è ancora stata completata sul piano normativo.

Segnaliamo che in altre realtà territoriali sono in corso incontri con la Rete degli istituti tecnici e che, in particolare, la Provincia Autonoma di Trento ha già accolto la richiesta di rinviare la riforma di un anno. Poiché le motivazioni alla base di tale scelta sono le medesime, riteniamo che agli studenti, alle famiglie, ai docenti e a tutto il personale scolastico del Veneto debbano essere garantiti gli stessi diritti e tutele riguardo all’istruzione.

Chiediamo perciò che la Regione Veneto si faccia promotrice presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito di un’azione di rinvio della riforma, affinché la stessa possa essere modificata e migliorata attraverso il coinvolgimento diretto di tutte le rappresentanze scolastiche.

Il nostro intento è offrire un contributo costruttivo e professionale, fondato sull’esperienza quotidiana maturata nelle scuole, affinché vengano valutati i necessari correttivi nell’interesse degli studenti, delle famiglie e dell’intero sistema dell’istruzione tecnica.


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