Gentile Direttore,
l’identificazione precoce del bisogno di cure palliative rappresenta una delle sfide cliniche e organizzative più complesse per i Sistemi Sanitari Regionali. Se in passato l’approccio si è spesso basato sull’utilizzo di strumenti di valutazione isolati o singole scale di fragilità, oggi il paradigma sta cambiando.
Emerge infatti la necessità di costruire veri e propri percorsi strutturati che guidino il paziente dalla prima identificazione del bisogno fino all’effettiva e appropriata presa in carico. In questa direzione si muove la recente delibera approvata dalla Giunta della Regione Lombardia (DGR N. XII/6585 del 27 luglio 2026), che propone un modello di rilevazione e indirizzamento non più frammentato, ma basato su step sequenziali interconnessi.
La delibera lombarda: un percorso strutturato in quattro fasi
Il provvedimento regionale lombardo segna un’evoluzione significativa rispetto agli strumenti previsti in passato (come i sub-allegati E ed F della DGR 1046/2018), ridisegnando l’intero iter di accesso alla Rete Locale di Cure Palliative (RLCP). Il documento tecnico appena approvato non si limita a fornire una generica “scheda” clinica, ma istituisce un flusso operativo ben definito (che diventerà obbligatorio su base regionale a partire dal 1° dicembre 2026) articolato in quattro documenti specifici:
? Strumento di screening dei bisogni di cure palliative (S-BCP): Destinato a medici specialisti, MMG, infermieri di famiglia e case manager territoriali, funge da vero e proprio filtro precoce. Utilizza la “Domanda Sorprendente” (“Saresti sorpreso se questo paziente morisse entro i prossimi 12 mesi?”) associandola a criteri generali di gravità (deficit nutrizionali, funzionali) e a specifici indicatori per patologia (oncologica, cardiologica, respiratoria, demenze, ecc.).
? Modulo di segnalazione per l’attivazione (MS-CP): Nel caso in cui lo screening confermi il bisogno, i professionisti ricorrono a questo modulo standardizzato per segnalare ufficialmente il malato agli erogatori della Rete.
? Verbale di colloquio di presa in carico (V-CP): Serve a documentare e restituire l’esito della valutazione effettuata dall’équipe specialistica, sancendo in modo formale l’appropriatezza dell’inserimento e il setting più idoneo (domicilio, hospice, ambulatorio).
? Strumento di valutazione della complessità (SV-COM-CP): Un ausilio in carico agli specialisti palliativisti finalizzato a “pesare” la complessità clinico-assistenziale del quadro (dal delirium al dolore, fino alla fragilità del caregiver) per pianificare un Piano di Assistenza Individuale proporzionato.
L’obiettivo esplicito della Regione è quello di intercettare il malato alla comparsa dei primissimi bisogni, evitando che la segnalazione arrivi tardivamente quando l’aspettativa di vita è ormai ridotta a pochi giorni.
Il panorama nazionale e il peso del modello NECPAL
La necessità di standardizzare e sistematizzare l’accesso alle cure palliative accomuna gran parte del territorio nazionale. Nel cercare indicatori clinici affidabili, molte Regioni hanno attinto all’esperienza internazionale per superare la frammentazione, ispirandosi a strumenti validati come il NECPAL CCOMS-ICO (NECesidades PALiativas), sviluppato in Spagna.
Un esempio emblematico in tal senso è la Regione Veneto, che ha storicamente identificato proprio nel NECPAL Tool lo strumento europeo di riferimento, acquisendone i diritti per il riconoscimento dei pazienti con bisogni palliativi. Anche nel modello veneto, l’uso di questo strumento non è isolato, ma si incardina in un sistema che garantisce prese in carico protette, specialmente nel momento delicato della transizione ospedale-territorio, grazie alla compilazione di una scheda unica di segnalazione per la dimissione.Con finalità simili, anche la Regione Abruzzo ha strutturato modelli preventivi, adottando una “Scheda di Prima Valutazione” che permette al responsabile dell’Unità di Cure Palliative e agli assistenti sociali di definire tempestivamente la complessità assistenziale e arginare gli inserimenti ritardati nella rete.In conclusione, l’approvazione del nuovo flusso operativo in Lombardia conferma una maturazione complessiva nella governance del fine vita in Italia: per garantire effettivamente i Livelli Essenziali di Assistenza dettati dalla Legge 38/2010, non è sufficiente redigere liste o isolati strumenti di valutazione, ma è indispensabile che questi vengano integrati in modelli di presa in carico strutturati, tempestivi e misurabili.
Dr. Bruno Nicora
Bibliografia e Riferimenti Normativi
– Regione Lombardia (2026). Deliberazione della Giunta Regionale N. XII/6585 del 27/07/2026. Oggetto: Approvazione documento tecnico “Indicazioni operative per l’impiego degli strumenti di valutazione, segnalazione e analisi di complessità dei pazienti con bisogni di cure palliative” e contestuale evoluzione dei sub allegati E ed F DGR 1046/2018.
– Parlamento Italiano (2010). Legge 15 marzo 2010, n. 38. Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore. (G.U. n. 65 del 19/3/2010).
– Regione Lombardia (2018). Deliberazione della Giunta Regionale N. X/1046 del 17/12/2018. Determinazioni in ordine alla gestione del servizio sociosanitario per l’esercizio 2019 (Riferimento storico per i sub-allegati E ed F sulle cure palliative).
– Gómez-Batiste, X., et al. (2013). Strumento NECPAL CCOMS-ICO©: Identificazione precoce di pazienti con malattie croniche avanzate e bisogni di cure palliative nei servizi sanitari e sociali. WHO Collaborating Centre for Public Health Palliative Care Programmes, Institut Català d’Oncologia.
– Regione Veneto (2014). DGR n. 250 del 11/03/2014 e successive implementazioni (Adozione delle linee guida e utilizzo del NECPAL tool per l’identificazione precoce dei bisogni di cure palliative).
– Regione Abruzzo (2021). DGR n. 696 del 08/11/2021. Approvazione del PDTA (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale) per il paziente in cure palliative e adozione della Scheda di Prima Valutazione.
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