Roberto Ghiselli da qualche giorno ha terminato il suo mandato quadriennale di Presidente del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’INPS, un osservatorio privilegiato per valutare le condizioni del sistema previdenziale italiano e per ragionare sulle sue prospettive. Lo abbiamo raggiunto per fare un bilancio che vi esponiamo grazie all’intervista che ci ha rilasciato in esclusiva.
Pensioni 2027: quale lo stato di salute dell’INPS? parla Ghiselli
Ghiselli, quale è lo stato di salute dell’INPS, l’infrastruttura più importante del welfare nazionale? Con l’invecchiamento della popolazione i conti rischiano di andare fuori controllo?
Assolutamente no. la situazione finanziaria dell’Istituto è solida, in questi quattro anni i bilanci si sono chiusi con dei risultati positivi e l’andamento delle uscite per le prestazioni sono in equilibrio con le maggiori entrate. Anche la spesa pensionistica è sotto controllo, cresce in linea con l’inflazione mentre le pensioni liquidate, soprattutto quelle di anzianità, sono in calo mentre cresce con costantemente l’età media di pensionamento: 5 anni fa eravamo attorno ai 62 anni ora siano a 64 anni e 6 mesi, con una età di pensionamento di vecchiaia, 67 anni, più alto in Europa.
Ma il sistema reggerà anche in futuro, considerando l’innalzamento dell’età media e l’inverno demografico?
Da qui al 2040 certamente vi sarà una crescita dell’incidenza della spesa pensionistica sul PIL ma non in misura tale di mettere in discussione la stabilità del sistema sul piano finanziario, anche perchè vi sono degli stabilizzatori automatici della spesa. Il problema vero, nei prossimi anni, sarà la tenuta sociale del sistema. Già ora gli importi delle nuove pensioni sono inferiori a quelle precedenti ma se non si interviene ora sarà concreto il rischio di una diffusa povertà previdenziali per una parte importante delle future generazioni, quelli che avranno, o stanno avendo, un percorso lavorativo caratterizzato da discontinuità o basse retribuzioni. E’ questa la questione principale a cui prestare attenzione ma mi sembra che questa consapevolezza non sia molto diffusa.
Pensioni 2027, Opzione donna, Quote, Ape sociale: che fine hanno fatto?
Nelle prossime settimane si riaprirà il capitolo legge di bilancio, potrebbe essere questa l’occasione per un ripensamento complessivo del sistema pensionistico?
Purtroppo temo di no ma ad onore del vero, se si vuole parlare e intervenire seriamente sulle pensioni, il veicolo più adatto non è la legge di bilancio ma sarebbe necessaria una norma specifica, come fu la Riforma Dini. Invece in questi quattro anni non si è neanche cercato di affrontare il tema, nessun tavolo di confronto è stato insediato, e ogni fine anno abbiamo assistito a dei balletti sconcertanti, fatte di proposte estemporanee avanzate più per ragioni mediatiche, o di consenso, che per rispondere ai problemi veri. Nel frattempo, sono state cancellate, o peggiorate, tutte le forme di uscita flessibile come Opzione Donna, il sistema delle Quote, l’Ape sociale. Temo che anche quest’anno assisteremo al balletto sul mese in più o in meno dell’incremento dei requisiti pensionistici, probabilmente si deciderà un ulteriore provvedimento temporaneo, per lasciare la patata bollente a chi verrà dopo.
Di nuovo ci sono le proposte sulla previdenza integrativa e sull’iscrizione dalla nascita. Una soluzione per i più giovani?
Ecco, un altro diversivo inutile e inefficace per rispondere ai problemi dei più giovani. Non entro nel merito tecnico ma la previdenza complementare non potrà mai risolvere i problemi dei trattamenti pensionistici di chi non è in grado di costruirsi una pensione pubblica dignitosa. E lo dice uno che crede nell’importanza della previdenza complementare di origine contrattuale, ma per altre ragioni e non per distogliere l’attenzione dai problemi della previdenza pubblica.
E allora, in sintesi, quali sarebbero le priorità vere?
Per la verità il destino previdenziale del Paese è legato a fattori che stanno al di fuori di esso, sui quali sarebbe necessario agire con decisione: lavoro di qualità, più stabile e con retribuzioni più alte, quindi sostenendo attività produttive a più alto valore aggiunto, favorire una redistribuzione dei redditi a favore del lavoro, regolare diversamente il mercato del lavoro contrastando la precarietà. E poi far cresce l’occupazione delle donne, dei giovani e delle persone che vengono da altri Paesi, risorse essenziali per la nostra economia e per sostenere il sistema sociale.
E sulla previdenza?
I problemi di sempre e non affrontati adeguatamente in questi anni. Oltre alla già citata questione giovanile: il riconoscimento del lavoro di cura e dei lavori gravosi, la modifica del sistema di aggancio automatico dei requisiti all’incremento della speranza di vita. Questo automatismo attualmente agisce sull’età di pensionamento, sugli anni di contribuzione per le pensioni anticipate e anche sui coefficienti di trasformazione, cioè quei numeri che determinano gli importi delle pensioni: siamo ormai prevalentemente nel regime contributivo, tutto ciò oltre ad essere ingiusto in parte è anche inutile. Ma con un intervento strutturale e duraturo, non come un espediente temporanei per far passare la nottata delle prossime elezioni.
Le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale avranno un impatto sui sistemi previdenziali? Si parla di tassare i robot, lei cosa ne pensa al riguardo?
Certamente una riflessione va fatta. Le trasformazioni tecnologiche e il loro impatto sul mondo del lavoro ripropongono il tema del finanziamento dei sistemi pensionistici, visto che attualmente la sola base imponibile per i contributi sono le retribuzioni dei lavoratori. L’attuale sistema penalizza le imprese che hanno un utilizzo più intenso di manodopera, quasi sempre nei settori piu deboli, come le attività logistiche e di pulizie, la cura delle persone, la ristorazione. A me convince l’idea che una parte della contribuzione venga calcolata sulla base del valore aggiunto prodotto da una impresa, allegerendo quindi il carico per quelle con una alta intensità di manodopera e prevedendo un contributo maggiore a quelle con livelli più alti di produttività, che poi sono spesso quelle che incorporato maggiori tecnologie.
Infine, torniamo all’INPS. Molto spesso l’Istituto fa notizia per problemi nei rapporti con l’utenza e i denigratori lo definiscono un carrozzone. Cosa può dirci a proposito?
Carrozzone proprio no. Dieci anni fa l’Inps aveva più di 32.000 dipendenti ora ne conta circa 24.000. Nel frattempo, grazie alla competenza del personale e alle nuove tecnologie introdotte, la qualità dei servizi tende a migliorare. Negli ultimi 4 anni si sono ridotti i tempi medi di erogazione di tutte le prestazioni, le giacenze pure, e sono migliorate le forme di accesso, anche grazie al contributo fondamentale degli Enti di Patronato.
Quindi tutto bene?
Assolutamente no. Problemi rimangono, come nella gestione delle situazioni più complesse o in particolari aree territoriali, e alcuni rischi di arretramento si corrono, come quelli legati all’attività ispettiva e di contrasto al lavoro irregolare, anche per gli effetti distorsivi di alcuni recenti interventi normativi e amministrativi. Ma complessivamente le cose si muovono in positivo e, per la verità, questo avviene più per la competenza e la buona volontà delle diverse direzioni, centrali e territoriali, che per un impulso coerente e intelleggibile che viene dall’alto. Il CIV ha più volte indicato agli altri Organi di Governo linee di indirizzo puntuali per una profonda riorganizzazione dell’Istituto ma questo approccio organico è, al momento, rimasto sulla carta.
E un suo bilancio personale su questa esperienza?
Una esperienza impegnativa ma certamente ricca, anche umanamente, e motivante. Un percorso che ha introdotto importanti elementi di novità nel CIV, in particolare nell’attività di verifica e nel rapporto con il territorio, un lavoro condotto collegialmente con un Consiglio composto da persone di alta qualità, correte e con una forte sensibilità sociale, con un supporto di alto valore professionale garantito dalla Segreteria tecnica, con un rapporto costante e fruttuoso con le Direzioni centrali e territoriali, con una rete di Comitati, composti prevalentemente dai rappresentanti delle Parti Sociali, che lavorano quotidianamente, soprattutto sul territorio, per connettere al meglio l’Istituto con le comunità locali. A tutti il mio più sincero ringraziamento.
Grazie a Roberto Ghiselli per averci dedicato del tempo e per le puntuali risposte fornite.
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