Il turismo, in Italia, è un pilastro economico importantissimo. Si parla di un settore che coinvolge 417.000 imprese, distribuite tra servizi di ristorazione (324.000 aziende), servizi di alloggio (76.000) e agenzie di viaggio (17.000), per la maggioranza ditte individuali (44%), poi società di capitali (33%) e società di presone (22%). Un settore molto frammentato, dunque, ma che nel 2025, secondo i dati Enit, ha avuto un impatto del 13,2% sull’occupazione e di 237,4 miliardi di euro sul Pil (intorno al 10%). Un settore fondamentale per il Belpaese, che ha un rapporto strettissimo con la ristorazione e l’enogastronomia, visto che il turismo legato a vino, cibo, olio e non solo, ed alla scoperta dei loro territori è cresciuto fortemente, e la motivazione di viaggio enogastronomica è, ormai stabilmente, tra le più importanti quando qualcuno deve scegliere una sua meta. Eppure, il tessuto economico del settore turistico presenta molte criticità anche dal punto di vista economico finanziario, con performance peggiori della media nazionale in termini di tasso di default delle imprese, e della puntualità dei pagamenti (soprattutto nella ristorazione), per esempio. A dirlo è il focus sul settore dell’Osservatorio sulle imprese di Crif, azienda globale specializzata in sistemi di informazioni creditizie e di business information.
Che, comunque, evidenzia come “nei primi mesi 2026 il turismo italiano ha consolidato il proprio trend di crescita in termini di arrivi, sia per quanto riguarda la domanda interna che la presenza internazionale, confermando l’Italia tra le destinazioni più attrattive d’Europa. La crescita del comparto è confermata anche dall’andamento delle erogazioni creditizie. Infatti, nel periodo che va da aprile 2025 a marzo 2026, gli importi dei finanziamenti concessi alle Società di Capitali del Turismo sono cresciuti di circa il 7% rispetto all’anno precedente”. Parallelamente, però, sottolinea Crif, “il settore continua a mostrare un profilo di rischio elevato. A fine 2025, il tasso di default delle Società di Capitali del Turismo si è, infatti, attestato al 4,5%, rimanendo sostanzialmente invariato rispetto al 4,6% registrato un anno prima, ma ben superiore al dato nazionale (3,3%). Anche l’analisi dei pagamenti commerciali evidenzia un profilo di rischio superiore delle imprese del comparto turistico rispetto alla media nazionale”.
In particolare, i servizi di ristorazione continuano a presentare il tasso di default più elevato del comparto turistico, attestandosi al 5,6% a fine 2025, nonostante un lieve miglioramento rispetto all’anno precedente (pari allo 0,2%). Ma la ristorazione (come ben sanno anche tante cantine e distributori di vino, ndr), ha anche la maglia nera nella puntualità dei pagamenti: “l’analisi dei micro-settori conferma una situazione differenziata, ma individua nei servizi di ristorazione il comparto maggiormente in difficoltà. Le imprese con ritardi nei pagamenti raggiungono, infatti, il 78,4%, contro il 67,3% dei servizi di alloggio e il 65,8% delle agenzie di viaggio. Le differenze risultano ancora più marcate considerando i ritardi più gravi: i pagamenti oltre i 90 giorni interessano il 7,1% delle imprese della ristorazione, rispetto al 4,8% delle agenzie di viaggio e al 2,8% dei servizi di alloggio”, spiega Crif. Un dato, quello della ristorazione, ma in generale del comparto, decisamente negativo, visto che il tasso di imprese che pagano puntualmente, nel totale di tutti i settori, a livello nazionale, è del 42%, mentre nell’industria del turismo ci si ferma al 23,4%.
“L’analisi del settore turistico restituisce una duplice fotografia. Da un lato emerge un comparto dinamico, che vede una domanda ancora in crescita e un incremento del credito erogato; dall’altro persistono elementi di fragilità sotto il profilo del rischio creditizio e commerciale, che continuano a mantenersi su livelli superiori alla media nazionale. Nonostante l’andamento favorevole registrato nei primi mesi 2026, permangono le criticità strutturali del settore. A ciò si aggiunge un contesto internazionale caratterizzato da elevata incertezza e crescenti tensioni geopolitiche, fattori che stanno assumendo un peso sempre più rilevante nelle valutazioni del rischio di credito delle imprese. Guardando ai prossimi mesi, le previsioni indicano un ulteriore incremento dei tassi di default del comparto turistico entro fine anno, seppur con una crescita attesa più contenuta rispetto a quella prevista per il complesso delle imprese italiane”, commenta Luca D’Amico, ceo Crif Ratings.
Un settore importante, quello del turismo, dunque, ma su quale pesano tante incertezze, come, ma anche più, di altri settori. A partire dal “rischio geopolitico”, che in questi ultimi anni ha assunto un’importanza crescente. “Crif ha analizzato il comparto attraverso il Geopolitical Risk Index di Crif Ratings, con l’obiettivo di valutare il livello di esposizione del settore alle tensioni geopolitiche, tenendo in considerazione le relazioni internazionali, gli scambi commerciali e i meccanismi di trasmissione del rischio intersettoriali. Le analisi – spiega lo studio – evidenziano per il settore turismo un posizionamento nella fascia di rischio medio, risultante dalla valutazione dei principali fattori di esposizione del comparto, tra cui la dipendenza dai trasporti, la sensibilità ai costi energetici, il ruolo della filiera agroalimentare e l’intensità delle relazioni con i mercati internazionali. Il posizionamento riflette una vulnerabilità prevalentemente indiretta. Il turismo si colloca, infatti, a valle di una catena economica ampia e fortemente interconnessa, risultando, quindi, esposto agli effetti degli shock geopolitici lungo le filiere che ne sostengono l’operatività”.
Tra i principali canali di trasmissione del rischio figura il trasporto aereo. Le tensioni internazionali stanno esercitando pressioni sul prezzo e sulla disponibilità di carburante, sulle rotte, sui costi assicurativi e sull’operatività dei vettori. L’esposizione del turismo italiano a questo canale di rischio è particolarmente significativa, spiega ancora Crif, data la forte dipendenza del settore dai flussi internazionali che sono influenzati dall’efficienza e dall’accessibilità dei collegamenti aerei. In questo contesto, eventuali aumenti dei costi di trasporto possono frenare la propensione alla prenotazione, soprattutto per i viaggi a medio-lungo raggio, o indurre i consumatori a orientarsi verso destinazioni più vicine e convenienti. Tale fattore, se da un lato può penalizzare i flussi internazionali, dall’altro rappresenta un elemento di stimolo per la domanda domestica che, però, potrebbe solo parzialmente compensare cali rilevanti negli afflussi dall’estero.
Un secondo elemento di attenzione riguarda l’energia. Le attività ricettive e della ristorazione presentano, infatti, un’esposizione significativa ai costi energetici, legata alla gestione degli immobili, alla climatizzazione, all’illuminazione, alla conservazione degli alimenti e, più in generale, alla continuità operativa delle strutture. Gli attuali rialzi delle quotazioni energetiche possono comprimere i margini delle imprese, soprattutto in un comparto costituito prevalentemente da piccoli operatori e caratterizzato da una forte competizione.
La filiera agroalimentare rappresenta un ulteriore fattore di vulnerabilità, soprattutto per la ristorazione, componente rilevante dell’offerta turistica italiana. Eventuali shock sui prezzi degli input agricoli o alimentari possono riflettersi rapidamente sui costi degli operatori turistici, con effetti più accentuati per le imprese della ristorazione, che già presentano livelli di rischiosità più elevati rispetto agli altri micro-settori del comparto, conclude Crif.
Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit
Questo articolo è tratto dall’archivio di WineNews – Tutti i diritti riservati – Copyright © 2000/2026
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
