VENEZIA – Autonomia differenziata: in Veneto il centrodestra si ricompatta e approva la mozione sulle pre-intese tra Stato e Regione.
Un fronte unito, composto da Lega, FdI e Forza Italia, all’indomani del sì alla legge sul fine vita in cui la maggioranza si era trovata spaccata.
La mozione
A favore hanno votato Lega, Fdi e Forza Italia, assieme ai due di Resistere Veneto e a quello di Liga Veneta Repubblica. I nove consiglieri presenti del Pd non hanno partecipato alla votazione, Avs ha votato contro. I sì sono stati 33, i no 3, due gli astenuti.
Cosa prevede il provvedimento
Il provvedimento dà atto della prosecuzione del percorso negoziale, secondo le previsioni della legge 86/2024 sull’autonomia differenziata. Le disposizioni riguardano, per la prima intesa, tre ambiti qualificati come non riconducibili ai livelli essenziali delle prestazioni (Lep): protezione civile, con maggiore capacità di intervento in situazioni emergenziali, anche attraverso specifiche forme organizzative e gestionali; professioni non organizzate, riconoscimento delle qualifiche professionali e alla relativa disciplina; previdenza complementare e integrativa.
Il secondo schema mira a rafforzare spazi di autonomia regionale su organizzazione e programmazione del sistema sanitario, mantenendo come riferimento la garanzia uniforme dei livelli essenziali di assistenza, l’accesso equo alle prestazioni sul territorio nazionale e l’equilibrio economico-finanziario del settore sanitario.
Cosa succede ora
Entro 45 giorni dalla comunicazione dell’approvazione regionale, gli schemi definitivi dovranno essere deliberati dal Consiglio dei ministri insieme al disegno di legge di approvazione delle due intese. A quel punto le intese saranno sottoscritte dal presidente del Consiglio e dal presidente della Regione e il disegno di legge sarà trasmesso alle Camere.
Stefani: «Il cammino verso l’Autonomia si fa ancora più breve»
«Oggi è un giorno da ricordare: il cammino verso l’Autonomia si fa ancora più breve e il passo si fa ancora più deciso – dichiara il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani -. I Veneti stanno aspettando da troppo tempo di vedere riconosciuto un diritto a cui aspirano perché garantito dalla Costituzione. Dopo l’approvazione degli schemi di intesa definitivi da parte della Giunta un mese fa, il Consiglio regionale ha raccolto la palla e nei tempi essenziali ora ha assicurato il via libera. Non resta che un passaggio in Consiglio dei ministri e il voto definitivo in Parlamento. Il Veneto ha fretta».
«Ringrazio il Consiglio regionale – prosegue Stefani – per questa tornata di lavori estivi che ha confermato come sul tavolo ci sia un tema sentito a tutti i livelli e vitale per il futuro della nostra Regione e dei suoi cittadini. Siamo giunti alla nuova tappa di un percorso che è stato chiesto da oltre 2,5 milioni di veneti, iniziato nel 2017 ma che esprime la vocazione identitaria di questo territorio, fortemente autonomista e vicino alle istanze regionaliste. Dopo il parere favorevole di Senato, Camera e Consiglio delle Autonomie Locali, avevamo detto che la Regione avrebbe fatto le cose bene e in fretta; la promessa è stata mantenuta. Ci attendiamo il coronamento rapido di tutto il percorso», conclude.
Zaia: «Maggioranza compatta»
«Quella di oggi – spiega Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale – è una giornata importante per il Veneto e una tappa rilevante nel percorso dell’autonomia. Un percorso lungo che, negli ultimi anni, ha finalmente accelerato e che, grazie all’impegno del Governo Meloni, sta trasformando una riforma attesa da tempo in scelte e competenze concrete. L’approvazione da parte del nostro Consiglio regionale degli schemi definitivi di intesa rappresenta uno dei passaggi più significativi compiuti fino ad oggi: non siamo ancora al traguardo, ma siamo molto più vicini alla piena attuazione della riforma di quanto fossimo solo pochi anni fa».
«Per la maggioranza – prosegue Zaia – è un risultato importante: si è mossa in maniera compatta, coinvolgendo tutte le forze che la compongono e arrivando a un’approvazione corale su un tema che riguarda il futuro istituzionale del Veneto. Quando si affrontano riforme di questa portata, la capacità di fare sintesi e di costruire una posizione condivisa rappresenta un valore aggiunto».
Cgil Veneto: «Esultanza fuori luogo, la Regione è arretrata»
Dure le parole della Cgil Veneto: «L’esultanza dimostrata da Stefani e dai consiglieri di maggioranza per il voto favorevole all’Autonomia differenziata è fuori luogo perché avviene in una fase segnata da difficoltà economiche e sociali, da una diminuzione continua delle assunzioni a tempo indeterminato, da un processo di deindustrializzazione che mette in crisi il manifatturiero veneto, dall’emergenza salariale e da un’inflazione galoppante che erode senza tregua i redditi delle famiglie venete», afferma in una nota Tiziana Basso, segretaria della Cgil del Veneto. «Negli ultimi dieci anni – prosegue Basso – la nostra Regione è arretrata sul piano industriale, dei diritti del lavoro, della qualità del welfare pubblico e universalistico, eppure l’attenzione della Regione è completamente assorbita dall’Autonomia differenziata: nessuna iniziativa significativa è stata assunta né dalla Giunta regionale attuale, né da quella precedente per fermare e invertire il declino in corso. Non è questa la risposta di cui il Veneto ha bisogno, non è aumentando i divari tra i territori mettendo in discussione il principio costituzionale di uguaglianza nell’accesso ai diritti fondamentali, che si migliorano le condizioni materiali di vita e di lavoro delle cittadine e dei cittadini veneti. L’Autonomia differenziata ‘in sedicesimi’ su cui è impegnato il Parlamento non affronta nessuna di queste emergenze, anzi rischia di aggravarle. Questa vera e propria controriforma non ha nulla a che fare con il federalismo che da sempre come Cgil sosteniamo: un federalismo solidale e cooperativo, che valorizzi i territori e le loro specificità e che decentri funzioni amministrative a partire dai Comuni e dai territori», conclude.
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