Bolognese, classe 1973, Gian Marco De Biase è il capogruppo del Gruppo Misto a Palazzo d’Accursio, eletto nella lista Al Centro Bologna. Il suo percorso parte dal basso e dal mondo cattolico: il volontariato educativo all’Oratorio Sacro Cuore, l’elezione nel Consiglio del Quartiere Navile nel 2011 con l’Udc, poi l’approdo in Consiglio comunale. Di professione si occupa da oltre vent’anni di qualità e sicurezza alimentare al Centro Agroalimentare di Bologna.
In aula è uno dei consiglieri che si muovono con maggiore libertà rispetto agli schieramenti, ed è responsabile per l’Emilia-Romagna della Rete di Trieste, il percorso nato dalla Settimana sociale dei cattolici. Ora, a una manciata di mesi dalle elezioni comunali a Bologna, è tra i protagonisti del “cantiere” avviato dal consigliere regionale di Rete Civica, Marco Mastacchi, che punta a mettere intorno allo stesso tavolo le liste civiche dell’area metropolitana e a indicare un nome da opporre al sindaco uscente.
Quali sono stati i temi su cui si è speso di più in questi quasi cinque anni?
Le priorità sono state soprattutto quelle sul sociale, quindi l’attenzione al terzo settore e soprattutto al mondo cosiddetto del volontariato che opera sul territorio bolognese. E parallelamente quello che riguarda il mondo produttivo, in particolare le attività commerciali, le attività di vicinato. Sono soprattutto questi i due ambiti dove ho cercato di concentrare la mia attività di consigliere civico.
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Qualcosa di concreto che è riuscito a portare avanti anche con i colleghi di maggioranza?
Le cose belle che a livello trasversale si sono riuscite a fare è aiutare e far conoscere le associazioni che operano sul territorio riguardo soprattutto con i ragazzi più difficili, quindi anche legati al mondo del carcere, e le altre che svolgono attività per i ragazzi adolescenti.
Poi c’è stata l’attività parallela di riconoscere a Giovanni Bersani uno scranno in Consiglio comunale: era una proposta partita da me e condivisa con la consigliera dem Cristina Ceretti, per mettere in risalto il ruolo fondamentale che aveva avuto il senatore per Bologna. E mi sono dedicato a promuovere un modo diverso di fare politica, che va al di là degli schieramenti partitici.
Nelle discussioni che si stanno avendo nel centrodestra sul candidato sindaco, voi civici siete stati più o meno esclusi?
No, assolutamente, non è questione di esclusione. Con Marco Mastacchi soprattutto abbiamo iniziato un cammino già da un anno e condivido pienamente il fatto di cercare di costruire un’area: dal luglio dell’anno scorso abbiamo iniziato a fare degli incontri con l’obiettivo di mettere intorno a un tavolo tutte le realtà civiche che condividono una visione di città che non è quella che propongono Lepore e il centrosinistra.
L’obiettivo è definire bene i punti fondamentali condivisi e le modalità di scelta del candidato sindaco civico che proporremo, idoneo per confrontarsi con Lepore. Con i partiti di centrodestra a oggi non c’è ancora un’idea, non hanno ancora proposto un candidato: quindi non è che siamo stati esclusi, aspettiamo e poi vediamo come si evolverà la situazione.
Quando quel nome arriverà, lo sosterrete a prescindere?
Adesso quello che stiamo facendo con Mastacchi è proprio costruire questo tavolo civico. Una volta individuato il nostro candidato, poi ci confronteremo anche con le altre realtà.
Una di queste realtà è Azione. Con Lombardo e Gualmini si parla di un terzo polo: lo guarda con interesse?
Non siamo di Azione e non penso che entreremo in Azione, io personalmente. Però con Marco mi lega un rapporto di stima e di amicizia: anche nello scorso mandato avevamo lavorato ottimamente, io come consigliere di opposizione e lui come assessore al lavoro, così come con altri assessori, ad esempio Aitini (sicurezza) o Conte (cultura).
Apprezzo tantissimo quello che sta facendo a livello nazionale e anche a livello locale. Quello che decideranno di fare come Azione lo valuteremo: ci possono essere percorsi comuni.
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Quindi la non appartenenza ai partiti è una condizione irrinunciabile?
No, la nostra visione civica della città non è che se viene uno appartenente a un partito lo si esclude: bisogna condividere un percorso e una visione della città, non lo si esclude a priori. Ad esempio, è logico che se Marco Lombardo apprezzasse il lavoro che stiamo facendo, questo significherebbe che valorizza la nostra esperienza civica. Questo non significa che noi civici entriamo in un partito.
Il più grande difetto dell’amministrazione Lepore?
Il distacco dalla realtà quotidiana dei cittadini, che si sentono sempre più allontanati dal sindaco e dalla giunta. Faccio un esempio: io il tram non lo condividevo come opera, secondo me non era necessaria per Bologna. Però non contesto il fatto che si sia fatto, perché quello è un merito di Lepore: ha fatto le cose scritte nel programma, ha vinto in democrazia. Contesto le modalità con cui sono stati effettuati i lavori e con cui sono stati coinvolti o non coinvolti i cittadini e le attività commerciali.
L’esempio più evidente è che adesso che i lavori sono finiti molte attività del centro storico, in particolare gli alberghi, non sanno ancora come si accederà nella loro area, quali saranno le strade percorribili per i clienti e ospiti e quando. È la stessa cosa alla Bolognina, dove la questione sicurezza si somma ai cantieri del tram: alla fine i cittadini si sentono abbandonati o presi per i fondelli.
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E un pregio, se le viene in mente?
L’aspetto positivo è che sta rispettando il programma elettorale. In modalità sbagliate, però. Se uno va a leggere il programma sulla sicurezza stradale, sul tram, non gli si può dire che si sta inventando le cose.
Qualcosa di positivo è, per esempio, la valorizzazione delle denominazioni comunali, le De.Co. Valorizza la tipicità di Bologna, le cose tipiche che magari sembrano scontate per noi e invece non lo sono. È dare prestigio alla nostra città: quella è una cosa che condivido.
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