A luglio il problema aveva un numero: 30. Erano i lavoratori della commessa INBIZ che rischiavano di ritrovarsi senza attività alla fine di settembre.
Due mesi dopo quei trenta sono ancora lì, la scadenza è ormai dietro l’angolo e nel frattempo i numeri sono diventati molto più grandi: 110 esuberi dichiarati a livello nazionale e una nuova procedura di Cassa integrazione straordinaria con contratto di solidarietà che potrebbe interessare fino a 541 dipendenti di Innovaway.
La vertenza, insomma, non si è risolta. Si è allargata. Martedì 22 settembre è tornata in Consiglio regionale con un’interrogazione dei consiglieri del Partito Democratico Laura Pompeo e Alberto Avetta all’assessore regionale al Lavoro Maurizio Marrone.
Il punto più urgente resta Torino. Nella sede di corso Giulio Cesare 268 lavorano circa 160 persone. Trenta sono impiegate sulla commessa INBIZ, il servizio rivolto alla clientela business di Intesa Sanpaolo, affidato a Engineering e da questa subappaltato a Innovaway. La cessazione è prevista alla fine di settembre e, senza nuove attività sulle quali ricollocare il personale, quei trenta posti sono i primi a essere direttamente a rischio.
In gran parte si tratta di donne con una lunga anzianità di servizio. E non arrivano certo da mesi tranquilli: alle spalle hanno già 30 mesi di contratto di solidarietà nell’ultimo triennio.
A luglio avevamo raccontato una situazione che era già arrivata al limite. Secondo i conteggi aziendali riportati allora dai sindacati, restavano soltanto sei mesi di cassa integrazione. Gli ammortizzatori sociali stavano finendo, le commesse diminuivano e le organizzazioni sindacali denunciavano l’assenza di nuovo lavoro sufficiente a compensare quello perso.
Da allora le cose non sono migliorate.
Quello che in estate era cominciato con lo stato di agitazione è arrivato agli scioperi. E alle difficoltà occupazionali si sono aggiunte, secondo quanto riferito da Pompeo e Avetta, le denunce sindacali relative al mancato accredito degli stipendi e ad altre criticità gestionali.
Poi è arrivato l’11 settembre.
Innovaway ha avviato presso il Ministero del Lavoro una procedura per una Cassa integrazione guadagni straordinaria con contratto di solidarietà che potrebbe coinvolgere fino a 541 dipendenti in tutta Italia, con l’obiettivo di evitare 110 esuberi dichiarati.
E questo cambia parecchio la fotografia. Perché a luglio il timore era che i trenta lavoratori di INBIZ potessero rappresentare soltanto l’inizio di un problema più grande. Oggi è la stessa azienda ad avere messo nero su bianco un’eccedenza di personale che riguarda il gruppo a livello nazionale. A Torino, intanto, il rischio non riguarda soltanto INBIZ.
L’assessore regionale Maurizio Marrone ha confermato che la situazione interessa potenzialmente tutti i lavoratori di Torino, a causa della conclusione della commessa e del più generale calo dei volumi. Ha inoltre spiegato che la Regione ha già avviato interlocuzioni informali con Intesa Sanpaolo e ha annunciato la convocazione di un tavolo per individuare possibili soluzioni e garantire continuità occupazionale.
Due parole, «interlocuzioni informali», che a Pompeo e Avetta non sono piaciute per niente.
«Di fronte a una crisi grave che riguarda il personale devono essere assunti atti concreti, servono tempi certi e il pieno coinvolgimento di tutti i soggetti interessati», hanno replicato i due consiglieri.
E poi la domanda, molto meno diplomatica:
«Da settimane lavoratrici e lavoratori, insieme alle organizzazioni sindacali, chiedono risposte che ancora non sono arrivate. E la Regione che cosa sta facendo? Continua a perdere tempo!».
Il particolare è che Avetta un tavolo di crisi lo aveva già chiesto a luglio.
Allora aveva presentato un’interrogazione chiedendo alla Regione di intervenire in tempi rapidi, di confrontarsi con i vertici di Innovaway e di inserire la vicenda nel più ampio quadro delle difficoltà del comparto ICT piemontese.
Sono passati due mesi. Adesso il tavolo viene annunciato.
Nel frattempo INBIZ è arrivata alla fine, Innovaway ha aperto una nuova procedura di solidarietà nazionale e gli esuberi dichiarati sono diventati 110.
Resta anche la questione che i sindacati ponevano già allora e che oggi pesa ancora di più: che cosa è stato fatto per portare nuovo lavoro a Torino?
A luglio le Rsu e la Fim Cisl Torino e Canavese chiedevano espressamente a Innovaway di muoversi nei confronti del committente principale, ma soprattutto di sviluppare una vera iniziativa commerciale per trovare nuove commesse e garantire continuità occupazionale alla sede.
Perché il problema non è soltanto una commessa che termina.
È una sede che negli anni è rimasta fortemente legata alle attività di un grande gruppo bancario e che oggi si ritrova con meno volumi, nuovi ammortizzatori sociali e un’altra scadenza da affrontare. E per una parte di quei lavoratori non è neppure la prima volta.
Una crisi che viene da lontano.
Correva il 2019 e alla Olisistem Start di Settimo Torinese si parla già di posti di lavoro, commesse bancarie e famiglie appese a decisioni prese altrove. I numeri fanno paura: 1.900 dipendenti diretti, altri 500 lavoratori tra somministrati e collaboratori, 2.400 persone complessivamente coinvolte tra Torino, Milano, Roma, Napoli, Bari e L’Aquila.
Una vertenza nazionale con i piedi ben piantati a Settimo, dove centinaia di addetti lavorano soprattutto sui servizi commissionati da Intesa Sanpaolo.
La soluzione che si profila non piace affatto ai lavoratori e ai sindacati. Le attività della sede settimese devono essere divise tra più aziende. Solo una parte del personale passerà attraverso l’affitto di un ramo d’azienda, mantenendo continuità del rapporto e tutele. Per quasi duecento dipendenti, invece, la strada prevista è decisamente più rischiosa: dimettersi per poi essere riassunti da altre società. La chiamano “spezzatino”.
E il problema non è soltanto cambiare il nome sulla busta paga. Dividere una grande sede significa dividere lavoratori, contratti e commesse. Soprattutto significa perdere la possibilità di spostare il personale da un’attività all’altra quando una diminuisce e un’altra cresce.
A mettere nero su bianco il rischio sono la sindaca Elena Piastra, l’assessore al Lavoro Daniele Volpatto e altri quindici amministratori locali e regionali.
«La suddivisione di Settimo in più realtà non permetterà più quelle dinamiche interne che permettevano ai lavoratori di essere spostati sulle commesse diverse nei casi di cali o salite», scrivono in una lettera spedita a mezzo mondo.
Il timore è semplice: una volta smontata Olisistem pezzo dopo pezzo, ogni calo di attività rischia di trasformarsi immediatamente in un problema occupazionale.
Detto allora. Sembra scritto oggi.
A Intesa Sanpaolo si chiede di rimettere in discussione quella strategia e di aprire un confronto con le aziende disponibili a rilevare l’intera commessa, garantendo occupazione e un piano industriale di almeno cinque anni.
Alla Regione Piemonte, già guidata da Alberto Cirio, si chiede di convocare un tavolo formale con la banca. Al Governo di intervenire affinché il futuro di migliaia di persone non venga deciso soltanto sulla base delle convenienze industriali dei committenti.
La politica si mobilita. Si susseguono incontri, lettere, appelli e viaggi al Ministero del Lavoro. Come spesso accade, tutti sono d’accordo sul fatto che le famiglie non possano essere lasciate sole.
Poi arriva il momento in cui le dichiarazioni devono trasformarsi in contratti, stipendi e garanzie.
Nel gennaio del 2020 entra in scena Innovaway.
La società acquisisce il ramo di Olisistem Start dedicato ai servizi informatici per il settore bancario e assicurativo. L’operazione coinvolge 322 dipendenti, una parte consistente dei quali lavora proprio a Settimo Torinese.
Il direttore generale Antonio Burinato parla di «un investimento importante» e presenta l’acquisizione come l’inizio di una nuova fase. Innovaway, spiega, rafforzerà la propria presenza nel settore bancario e assicurativo, amplierà i servizi legati alla trasformazione digitale e potrà contare su un portafoglio di clienti italiani e internazionali.
«Per lo sviluppo della società assume valore strategico l’apporto di tutti i dipendenti», dichiara.
Una frase rassicurante. Di quelle che, durante una crisi, si ascoltano volentieri perché sembrano finalmente mettere il futuro al posto della paura.
Il passaggio, però, non è una passeggiata.
Prima ancora che il nuovo corso cominci, scoppia la protesta per il possibile taglio di oltre 100 euro al mese a circa 150 lavoratori. I dipendenti decidono di manifestare sotto il grattacielo torinese di Intesa Sanpaolo.
Non davanti a un palazzo scelto a caso.
La banca è uno dei principali committenti e, secondo i lavoratori, non può limitarsi a guardare da lontano ciò che accade lungo la catena degli appalti.
«Chiediamo a Intesa Sanpaolo di impedire questo abuso sui lavoratori», dichiara in quei giorni Vito Bianchino della Fim Cisl Torino e Canavese.
Dopo le proteste arriva l’accordo, firmato proprio nella sede settimese.
Innovaway garantisce il mantenimento dei ticket restaurant e l’accesso alla premialità aziendale anche ai dipendenti che ne erano rimasti esclusi. Ma soprattutto annuncia rilancio sul mercato e salvaguardia dei livelli occupazionali.
La notizia viene accolta con sollievo.
«Un’ottima notizia per i 322 lavoratori di Olisistem Start», commenta, tronfia, sui social la sindaca Elena Piastra, rivendicando il lavoro svolto dall’amministrazione comunale e dall’assessore Daniele Volpatto.
Anche Volpatto parla di un risultato positivo e ringrazia sindacati e rappresentanti politici che seguono la vertenza: la deputata del Partito Democratico Francesca Bonomo, la parlamentare del Movimento 5 Stelle Jessica Costanzo e gli esponenti regionali impegnati nel confronto.
Sembra la fine di una lunga paura.
Olisistem viene smontata, ma una parte importante dei suoi lavoratori trova una nuova casa. Le condizioni economiche vengono difese. L’occupazione viene salvaguardata.
È il 2020 e, almeno per una volta, una vertenza sembra chiudersi senza lasciare tutti i cocci sulle spalle dei dipendenti.
Oggi quelle parole tornano inevitabilmente alla memoria.
Nel 2019 si teme che dividere lavoratori e commesse possa rendere tutti più fragili. Nel 2020 Innovaway parla di rilancio, occupazione e dipendenti «strategici». Sei anni dopo, non serve aggiungere altro…
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