Un roadshow in dieci tappe da Nord a Sud Italia per costruire il “Manifesto delle Aree Interne”. È questo l’obiettivo di “Territori che rigenerano”, il nuovo progetto di Cia-Agricoltori Italiani, finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, nell’ambito della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile.
L’iniziativa itinerante vuole portare il confronto direttamente nelle aree interne per raccogliere esperienze e buone pratiche, coinvolgendo istituzioni ed enti locali, aziende agricole, mondo della ricerca e stakeholder, e trasformare le istanze dal basso in proposte concrete per il rilancio dei territori rurali italiani.
A parlare chiaro sono i numeri: le aree interne rappresentano circa il 60% della superficie nazionale, comprendono quasi la metà dei Comuni e ospitano 13 milioni di abitanti; qui si concentra inoltre il 56% della superficie agricola totale e il 73% del patrimonio forestale.
“Garantire il diritto a restare è una priorità democratica e un principio non negoziabile – dichiara il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini -. Nessun territorio ha futuro se chi lo vive è costretto ad abbandonarlo. Senza imprese vitali e multifunzionali, che presidiano il territorio e offrono servizi essenziali alle comunità, la coesione svanisce e l’Italia diventa più fragile di fronte a spopolamento e dissesto idrogeologico”.
Ecco perché, continua Fini, “serve un cambio di paradigma. Vogliamo dimostrare che le aree interne non sono un costo della Politica di Coesione o periferie da assistere, ma un’infrastruttura strategica della Repubblica; non rappresentano aree deboli o marginali, bensì asset fondamentali per la sicurezza alimentare, la tutela ambientale, la resilienza climatica, la biodiversità e la coesione sociale del Paese”.
LA TAPPA DI ROTONDA GUARDA ALLA BASILICATA
Il roadshow farà tappa anche in Basilicata. Il 29 ottobre, a Rotonda, è in programma l’incontro interregionale dedicato a Basilicata e Calabria, una tappa particolarmente significativa per due territori nei quali la questione delle aree interne si intreccia direttamente con agricoltura, spopolamento, servizi, infrastrutture e tutela del territorio.
Per la Cia Basilicata, l’appuntamento rappresenta l’occasione per riportare al centro del confronto il ruolo dell’agricoltura come attività economica ma anche come presidio sociale e ambientale.
“La Basilicata può e deve parlare delle proprie aree interne non con il linguaggio dell’emergenza, ma con quello della progettazione e delle opportunità”, sottolinea Leonardo Moscaritolo, presidente di Cia-Agricoltori Italiani Basilicata. “Nei nostri territori più fragili l’impresa agricola non produce soltanto reddito e alimenti. Tiene aperti territori, cura il paesaggio, contribuisce alla prevenzione del dissesto e mantiene vive comunità che rischierebbero altrimenti di perdere servizi e popolazione”.
Secondo Moscaritolo, “il tema non può essere affrontato soltanto attraverso incentivi o misure temporanee. Occorre costruire condizioni strutturali perché un giovane possa scegliere di restare, investire e fare impresa anche nei piccoli Comuni. Servono viabilità, connessioni digitali, servizi sanitari e scolastici, trasporti, accesso al credito e una pubblica amministrazione capace di accompagnare gli investimenti”.
Il presidente regionale della Cia evidenzia inoltre la necessità di riconoscere economicamente i servizi che l’agricoltura svolge a beneficio dell’intera collettività. “Quando un agricoltore continua a coltivare una montagna, a mantenere un pascolo, a curare un bosco o a presidiare un’area rurale, sta svolgendo anche una funzione pubblica. Questo valore deve essere riconosciuto nelle politiche nazionali e regionali”.
“NON POSSIAMO RASSEGNARCI ALLO SPOPOLAMENTO”
Sulla stessa linea il direttore regionale Donato Campolieti, che richiama l’attenzione sulla necessità di passare dalle analisi alle politiche concrete.
“Le aree interne non possono essere considerate soltanto quando bisogna intervenire per contrastare lo spopolamento. Bisogna costruire le condizioni perché lo spopolamento non avvenga”, afferma Campolieti. “La differenza è sostanziale: significa mettere al centro una strategia di lungo periodo nella quale agricoltura, servizi, infrastrutture e nuove opportunità occupazionali siano parte di un unico progetto”.
Per il direttore della Cia Basilicata, “la tappa di Rotonda dovrà essere soprattutto un momento di ascolto. Dobbiamo partire dalle esperienze degli amministratori, degli agricoltori, delle imprese e delle comunità locali per capire cosa funziona e cosa invece continua a frenare lo sviluppo. Da qui può nascere un contributo concreto al Manifesto nazionale delle Aree Interne”.
Campolieti insiste anche sulla necessità di creare nuove opportunità per le giovani generazioni: “Non basta dire ai giovani che devono restare. Bisogna dare loro motivi concreti per farlo. Un’azienda agricola moderna, multifunzionale e collegata alle filiere può rappresentare una prospettiva professionale, ma deve poter contare su infrastrutture, servizi e mercati”.
DIECI TAPPE PER UN MANIFESTO
Il roadshow parte il 30 settembre dal Veneto, con la prima tappa a Longarone (Belluno), e prosegue l’8 ottobre in Liguria, a Pieve di Teco (Imperia). Il 13 ottobre sarà la volta dell’incontro interregionale Marche e Umbria, a Fabriano (Ancona), seguito il 15 ottobre dalla tappa in Toscana a Camporgiano (Lucca).
Il 20 ottobre l’iniziativa farà tappa in Abruzzo e Molise, con l’appuntamento interregionale a Vasto (Chieti), mentre il 21 ottobre giungerà in Campania, a Vallo della Lucania (Salerno). Il 23 ottobre arriverà invece in Emilia-Romagna, a Pavullo nel Frignano (Modena), per poi proseguire il 29 ottobre con l’incontro interregionale Basilicata e Calabria a Rotonda (Potenza).
Il 3 novembre sarà la volta della Sicilia, a Nicosia (Enna), e il 17 novembre del Piemonte, a Varallo Sesia (Vercelli). A chiudere il percorso sarà l’evento finale di Roma, il 30 novembre, all’Auditorium Giuseppe Avolio di Cia, con la presentazione ufficiale del “Manifesto”, che raccoglierà le istanze emerse dai territori per tradurle in una nuova politica di sviluppo sostenibile.
“Le aree interne non chiedono interventi assistenziali o compensativi, ma la possibilità concreta di competere, superando il deficit di servizi e di connettività digitale – sottolinea Fini -. Con ‘Territori che rigenerano’ andiamo direttamente sul campo per ascoltare chi fa crescere questi luoghi e trasformare bisogni e proposte in riforme strutturali. Rendere competitive le aree interne significa creare ricchezza, occupazione e valore per tutto il sistema Paese”.
Per questo, conclude il presidente di Cia, “devono diventare uno dei principali investimenti strategici per l’Italia e l’Europa ed entrare stabilmente tra le priorità delle politiche industriali, agricole e territoriali”.
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