USA e stablecoin all’estero: l’allarme dollarizzazione del FMI


Perché Washington vuole più stablecoin in dollari all’estero?

L’amministrazione Trump sta valutando un piano per promuovere le stablecoin ancorate al dollaro a livello internazionale, trasformando potenzialmente i dollari basati su blockchain in un ulteriore canale per estendere l’influenza della valuta statunitense e aumentare la domanda estera di titoli del Tesoro.

L’iniziativa in discussione potrebbe prevedere joint venture tra il governo statunitense e società private, con il Dipartimento del Tesoro, il Dipartimento di Stato e la U.S. International Development Finance Corporation tra le agenzie potenzialmente coinvolte. Il piano non è stato ancora annunciato formalmente e resta al vaglio.

La logica economica è semplice. Le stablecoin come USDT di Tether e USDC di Circle sono token digitali progettati per mantenere un valore di uno a uno con il dollaro. Gli emittenti garantiscono questi token con asset di riserva che tipicamente includono liquidità e debito pubblico statunitense a breve termine.

Espandere il loro utilizzo a livello internazionale potrebbe quindi raggiungere due obiettivi di policy statunitensi contemporaneamente: aumentare il numero di persone e aziende che effettuano transazioni in dollari e creare una fonte aggiuntiva di domanda per i Treasury bill.

L’opportunità è già considerevole. Il valore delle stablecoin che si muovono attraverso i confini ha raggiunto i 220,3 miliardi di dollari nei 12 mesi terminati a giugno 2026, in aumento del 77,5% rispetto al periodo precedente. I token legati al dollaro dominano il settore, con USDT e USDC che rappresentano la maggior parte dell’offerta di stablecoin in circolazione.

Come creano le stablecoin domanda per i Treasury USA?

La crescita delle stablecoin collega sempre più l’adozione delle criptovalute con il mercato del debito pubblico statunitense. Gli emittenti hanno bisogno di asset liquidi in grado di sostenere i rimborsi, il che rende i titoli del Tesoro a breve scadenza uno strumento di riserva naturale.

I fornitori di stablecoin detengono già quasi 200 miliardi di dollari in Treasury bill e altri titoli governativi in prossimità di scadenza. Se l’adozione all’estero si espanderà in modo significativo, la crescita delle riserve potrebbe tradursi in una domanda aggiuntiva di debito statunitense a breve termine.

Questa relazione è stata rafforzata dal GENIUS Act, che impone alle stablecoin di pagamento regolamentate di mantenere riserve almeno in rapporto di uno a uno utilizzando asset liquidi specifici, tra cui dollari, depositi bancari idonei, Treasury a breve termine e strumenti garantiti dal Tesoro.

La legge è ancora in fase di attuazione. Il Tesoro ha proposto norme che riguardano l’emissione di stablecoin e i token esteri, mentre altre parti del quadro normativo restano incomplete in vista dell’entrata in vigore prevista per gennaio 2027. FinanceFeeds ha seguito da vicino il processo normativo del Tesoro e la scadenza di gennaio 2027 mentre le autorità di vigilanza trasformano la legislazione in requisiti operativi.

Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha ripetutamente collegato le stablecoin al ruolo internazionale del dollaro. Quando il GENIUS Act è diventato legge, ha sostenuto che le stablecoin in dollari potrebbero ampliare l’accesso globale alla valuta statunitense aumentando al contempo la domanda di Treasury.

Considerazioni per gli investitori

Washington considera sempre più le stablecoin come qualcosa di più di un semplice prodotto cripto. Una più ampia adozione all’estero potrebbe creare un’ulteriore rete di distribuzione per il dollaro e un ulteriore acquirente strutturale di debito statunitense a breve termine, legando direttamente la crescita delle stablecoin alla politica valutaria e di finanziamento degli Stati Uniti.

Perché i mercati emergenti sono più esposti?

Lo stesso meccanismo che potrebbe rafforzare l’utilizzo del dollaro a livello globale crea rischi per i paesi che cercano di proteggere le proprie valute.

Il Fondo Monetario Internazionale ha avvertito ad agosto che le stablecoin in valuta estera possono rendere l’accesso ai dollari significativamente più facile nei mercati emergenti, in particolare dove l’inflazione, il deprezzamento valutario o le restrizioni sui cambi già incoraggiano famiglie e imprese a cercare alternative alla moneta nazionale.

A differenza dei conti in dollari tradizionali, le stablecoin possono muoversi attraverso wallet digitali e reti blockchain senza dipendere interamente dalle banche nazionali o dagli operatori del cambio valuta. Ciò può indebolire alcuni dei canali che i governi utilizzano tradizionalmente per monitorare i movimenti di capitale o far rispettare i controlli sui flussi di capitale.

Durante i periodi di stress finanziario, una conversione più semplice in token in dollari potrebbe accelerare i deflussi di capitale e aumentare la pressione sui tassi di cambio. L’effetto potrebbe essere più marcato nelle economie con quadri macroeconomici deboli o con una domanda repressa di valuta estera.

La Bank for International Settlements ha sollevato preoccupazioni simili, osservando che le stablecoin in dollari sono già utilizzate come riserve di valore offshore in alcune economie emergenti con vulnerabilità valutarie.

Le stablecoin potrebbero diventare una nuova forma di dollarizzazione digitale?

La strategia statunitense crea una tensione tra due obiettivi di policy. Per Washington, una maggiore adozione delle stablecoin può estendere la portata del dollaro senza richiedere agli utenti stranieri di aprire conti bancari statunitensi. Per le banche centrali dei mercati emergenti, la stessa tecnologia potrebbe rendere la sostituzione delle valute nazionali più rapida e più difficile da controllare.

La scala del fenomeno sta diventando difficile da ignorare. Il mercato globale delle stablecoin vale attualmente circa 306 miliardi di dollari, con USDT che da sola rappresenta circa il 60% dell’offerta. FinanceFeeds ha anche esaminato come le stablecoin non ancorate al dollaro restino una frazione minima del mercato nonostante gli sforzi di altre giurisdizioni per sviluppare alternative.

Le stablecoin potrebbero comunque ridurre i costi dei pagamenti e delle rimesse, in particolare lungo corridoi transfrontalieri costosi. Il FMI ha riconosciuto questi potenziali benefici, pur sostenendo che i rischi variano notevolmente a seconda del regime valutario, del sistema finanziario e della stabilità economica di ciascun paese.

Se Washington proseguirà con una strategia di promozione all’estero, questa divisione diventerà sempre più rilevante. Gli Stati Uniti incoraggerebbero di fatto un uso più ampio di dollari digitali emessi da privati, proprio mentre altri governi stanno decidendo quanta dollarizzazione i loro sistemi finanziari possano sostenere.


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