Presentato il Piano di Marketing Integrato “Palmiano Città della Patata”. Dal tubero al fungo ipogeo, dal campo al bosco, due produzioni diventano il racconto di un territorio. Al centro collaborazione, filiere e capacità di trasformare le specificità locali in sviluppo
Nascono entrambi sotto terra, ma appartengono a mondi diversi. La patata è un tubero, il tartufo è il corpo fruttifero di un fungo ipogeo. La prima racconta il campo, il lavoro agricolo, una cucina popolare e profondamente legata alla tradizione; il secondo porta nel piatto il bosco, la ricerca, la stagionalità e un prodotto ad alto valore gastronomico. A Palmiano queste due identità si incontrano. E proprio dalla loro capacità di stare insieme può nascere qualcosa che vale più della somma delle singole produzioni: un’identità di territorio.
È questa la chiave del nuovo Piano di Marketing Integrato “Palmiano Città della Patata”, presentato domenica 27 settembre nel corso di un convegno che ha riunito istituzioni, amministratori e produttori. L’incontro, moderato dal giornalista Gabriele Costantini, responsabile comunicazione UNCEM Marche, ha sviluppato un ragionamento che va oltre la promozione di una produzione tipica: come trasformare le risorse di una piccola comunità montana in una filiera capace di creare valore, attrattività e nuove opportunità economiche.
Il primo passaggio è la collaborazione. Lo ha sottolineato Giuseppe Amici, presidente dell’Unione Montana del Tronto e Valfluvione e presidente di UNCEM Marche, richiamando il lavoro che ha accompagnato la costruzione del progetto. «È stato un processo lungo, ma oggi questo nuovo Piano di marketing lascia un segno sul territorio». Per Amici, il tema riguarda direttamente il futuro delle comunità montane: le specificità locali sono un patrimonio, ma acquistano maggiore forza quando entrano in una progettualità comune, capace di collegare territori, istituzioni e sistemi economici.
Dalla collaborazione all’aggregazione il passaggio è immediato. Luigi Contisciani, presidente del BIM Tronto, ha posto la questione in termini di scala economica: «Le azioni di aggregazione sono fondamentali per sviluppare filiere economiche e rendere scalabili i processi. Comunicazione e marketing sono oggi parte essenziale di questo percorso». Per territori e imprese di dimensioni contenute, fare rete significa infatti raggiungere una massa critica diversa, condividere strumenti e strategie e trasformare le singole eccellenze in una proposta territoriale riconoscibile. Un modello che il BIM Tronto ha già sperimentato in altri settori e che può trovare nelle produzioni locali un ulteriore terreno di applicazione.
Ma una filiera economica, in montagna, non riguarda soltanto le imprese. Andrea Maria Antonini, consigliere regionale e presidente della Seconda Commissione consiliare, ha allargato il ragionamento al rapporto tra agricoltura, popolazione, infrastrutture e servizi. Secondo i dati richiamati da Antonini durante l’incontro, circa il 25 per cento delle imprese agricole marchigiane opera nelle aree montane, mentre alla montagna sarebbe stato indirizzato circa il 67 per cento delle risorse della precedente programmazione del PSR, oggi CSR. Un rapporto che evidenzia il ruolo attribuito all’agricoltura montana non soltanto come attività produttiva, ma come presidio economico, ambientale e sociale.
«Con questi progetti disegniamo nuovi orizzonti economici per le aree interne. Senza processi economici solidi cresce il rischio di spopolamento e, con esso, quello di un progressivo depotenziamento delle infrastrutture», ha sottolineato Antonini. È uno dei nodi centrali per le aree interne: economia e servizi si sostengono reciprocamente. Senza lavoro e impresa diventa più difficile trattenere popolazione; senza popolazione diventa più complesso garantire infrastrutture viarie e servizi come scuola, sanità e mobilità. La capacità di creare economia assume quindi una funzione che supera il dato produttivo e investe la possibilità stessa di continuare a vivere e lavorare in montagna.
In questa prospettiva si inserisce la programmazione. Andrea Pellei, dirigente della Direzione Programmazione integrata Risorse comunitarie e nazionali della Regione Marche, ha ricostruito il percorso della SVI-1 nell’ambito della Strategia Nazionale Aree Interne – Area Ascoli Piceno, sottolineando il valore dell’integrazione tra gli interventi. «La sfida è fare in modo che la programmazione riesca a tradursi in interventi integrati e in risultati concreti sui territori». Non una sommatoria di azioni, dunque, ma strumenti che concorrano a una stessa traiettoria di sviluppo.
È a questo punto che il ragionamento è diventato progetto. Il sindaco di Palmiano, Emidio Ortolani, ha presentato il Piano di Marketing Integrato e l’idea di fare della patata non semplicemente un prodotto da promuovere, ma un elemento attraverso il quale rendere Palmiano riconoscibile.
«Vogliamo costruire intorno alla patata un’identità capace di raccontare Palmiano durante tutto l’anno, mettendo insieme prodotto, storia, territorio e promozione», ha spiegato Ortolani.
Il Piano mette in campo un sito web dedicato, un’App interattiva, totem informativi, opuscoli e materiali di comunicazione. Rubbiolo, mascotte e testimonial del progetto, diventa il filo conduttore anche dei laboratori didattici dedicati ai bambini, mentre il Museo della Patata assume il ruolo di luogo fisico dell’identità: uno spazio nel quale il prodotto incontra la memoria agricola, la cultura e la storia della comunità. Anche la Sagra della Patata, tradizionalmente organizzata nella prima domenica di settembre, viene inserita in una narrazione che deve vivere durante tutto l’anno, con il prossimo appuntamento a settembre 2027.
Ed è proprio qui che “Palmiano Città della Patata” incontra l’altra grande identità gastronomica del territorio. Palmiano fa parte del circuito delle Città del Tartufo e l’incontro tra patata e tartufo apre una prospettiva che è insieme gastronomica ed economica.
Tubero e fungo ipogeo hanno origine sotto la superficie del suolo, ma raccontano due parti diverse dello stesso paesaggio: il campo e il bosco. A tavola le differenze diventano complementarità: la versatilità della patata permette di valorizzare il profilo aromatico del tartufo, mentre il tartufo accresce il valore gastronomico della patata. Quello che funziona nel piatto può funzionare anche per il territorio: due identità che, collaborando, diventano più forti.
Gli interventi di Alfredo Cristofori di Patasibilla s.r.l. ed Emidio Angellozzi di Angellozzi Tartuficoltura hanno riportato il ragionamento alla concretezza dell’impresa agricola. La produzione resta il punto di partenza, ma la possibilità di affiancarle trasformazione, comunicazione, marketing e commercializzazione consente di avanzare lungo la filiera e accrescere il valore generato localmente.
È qui che il progetto compie il passaggio più interessante: dal marketing del prodotto al marketing del territorio. Patata e tartufo non devono soltanto essere acquistati; possono diventare una ragione per venire a Palmiano, conoscere i produttori, visitare il Museo, partecipare alla Sagra, mangiare nei suoi locali e scoprire il paesaggio. Il valore si allarga così dall’agricoltura alla trasformazione, dalla ristorazione al commercio, dall’accoglienza al turismo. Non si vende più soltanto ciò che un territorio produce: si crea economia intorno al luogo che lo produce.
Le conclusioni del senatore Guido Castelli, Commissario straordinario del Governo per la riparazione e la ricostruzione sisma 2016, hanno ricondotto questa esperienza alla dimensione più ampia dell’Appennino. «Dobbiamo far crescere una cultura della collaborazione e costruire hub capaci di dare identità alle aree appenniniche, valorizzandone le specificità e rafforzandone la capacità di riconoscersi e di farsi riconoscere».
È questa la sintesi della giornata di Palmiano: identità, territorio, collaborazione. Riconoscere ciò che rende unico un luogo, mettere in relazione produzioni, imprese, istituzioni e comunità e trasformare quella relazione in valore economico.
Patata e tartufo ne diventano un’immagine concreta: tubero e fungo ipogeo, campo e bosco, cultura agricola e gastronomia. Due prodotti che nascono sotto terra e che, messi in relazione, possono contribuire a costruire sopra la terra filiere, attrattività e nuove ragioni per vivere, lavorare e investire nella montagna.
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