Fusioni bancarie tra efficienza e potere di mercato


Gli effetti di una fusione tra banche vanno valutati considerando il mercato e i segmenti di clientela coinvolti. Le operazioni possono produrre guadagni di efficienza e migliorare la qualità dei prestiti. Ma possono anche portare a riduzione del credito.

Due indici per la concentrazione del mercato bancario

Il cosiddetto “risiko bancario”, che comprende le recenti fusioni e i tentativi di fusioni tra istituti in Italia e in Europa, è stato molto discusso per i suoi intrecci con la politica. Ma quali sono gli effetti del consolidamento bancario per le banche e i loro clienti? In particolare, gli eventuali guadagni di efficienza, redditività e solidità di banche più grandi si traducono in migliori o peggiori servizi, costi e accesso al credito? E le banche più grandi sono davvero più solide e contribuiscono a rendere più stabile il sistema finanziario? In questo articolo analizzeremo gli studi accademici disponibili su questi temi e offriremo qualche spunto di riflessione sulle recenti fusioni bancarie in Europa, andando oltre la semplice cronaca.

Cominciamo col rivedere i dati sull’andamento della concentrazione bancaria nel mercato unico dall’introduzione dell’euro in poi. Come in molti altri settori, e non solo in Europa (Kwon et al., 2024), la concentrazione bancaria è in aumento negli ultimi 20 anni. La figura 1 mostra due indici di concentrazione per il settore nell’area euro: uno è l’indice di Herfindahl-Hirschman (HHI), costruito come somma dei quadrati delle quote di totale attivo detenute dalle singole banche in ciascun paese, mentre l’altro è la percentuale del totale attivo detenuto dalle cinque principali banche (top5) di ogni paese (CR5). I livelli di HHI sono aumentati del 28 per cento negli ultimi 25 anni e le top5 detengono ormai circa il 70 per cento dell’attivo bancario totale. Le medie nascondono grande variabilità tra paesi (tabella 1). Generalmente i paesi più piccoli hanno sistemi molto più concentrati (Cipro, Estonia, Finlandia e Paesi Bassi) dei paesi più grandi. Questi ultimi, pur partendo da livelli inferiori, hanno registrato però forti aumenti negli ultimi anni: in Italia e Spagna la concentrazione è circa raddoppiata dalla crisi finanziaria del 2008. Fa eccezione la Francia, con un livello di concentrazione medio e piuttosto stabile.

Gli effetti sul mercato del credito

Veniamo ora agli effetti delle fusioni sul mercato del credito. La letteratura non individua un effetto uniforme: i risultati dipendono dalla dimensione delle banche coinvolte, dalla sovrapposizione dei mercati e dalle caratteristiche dei debitori. Sul lato della quantità, Berger et al. (1998) trovano che le banche coinvolte nelle fusioni tendono inizialmente a ridurre i prestiti alle piccole imprese. La contrazione è però in larga parte compensata dall’aumento dell’offerta delle altre banche presenti nel mercato locale. Sul lato dei tassi, Sapienza (2002) ed Erel (2011) mostrano che il risultato dipende dal bilanciamento tra guadagni di efficienza e maggiore potere di mercato. Quando la fusione genera risparmi di costo senza accrescere sensibilmente la concentrazione locale, magari perché la banca acquisita detiene una quota locale contenuta, i tassi sui prestiti diminuiscono. Quando, invece, la sovrapposizione geografica è così ampia da aumentare sensibilmente la concentrazione, prevale l’effetto del potere di mercato e i tassi aumentano. Anche per i depositanti gli effetti cambiano nel corso del tempo: gli svantaggi osservati subito dopo la fusione possono essere più che compensati, nel lungo periodo, dai guadagni di efficienza (Focarelli e Panetta, 2003).

Di particolare interesse in questo senso è un recente studio di Mayordomo et al. (2026) che analizza gli effetti del programma di ristrutturazione e consolidamento delle casse di risparmio spagnole (le Cajas) dopo la crisi finanziaria del 2008. Sfruttando le ingerenze politiche dei governi locali, che premevano affinché le Cajas si fondessero tra loro nella stessa regione piuttosto che con altri istituti, gli autori hanno dimostrato che le banche risultanti dalle fusioni riducono la quantità complessiva di credito e applicano tassi più elevati ai nuovi prestiti; al tempo stesso, rifiutano meno domande di nuovi clienti e registrano meno prestiti in sofferenza. La maggiore efficienza nello screening contribuisce ad aumentare i profitti delle banche post-fusione e può, nel tempo, rafforzarne la solidità patrimoniale.

Perché le grandi banche difficilmente falliscono

La solidità della singola banca non coincide però necessariamente con la stabilità del sistema finanziario. Bisogna infatti considerare il caso delle banche particolarmente grandi e sistemiche, le cosiddette “too big to fail”. Sapendo che le autorità difficilmente le lascerebbero fallire, le grandi banche hanno l’incentivo a crescere ulteriormente e ad assumersi più rischi, contando sull’aiuto statale in caso di crisi. È un classico caso di azzardo morale. I depositanti, protetti dall’assicurazione sui depositi e dall’aspettativa di un intervento pubblico, hanno meno incentivi a monitorare i rischi assunti da queste banche e continuano quindi a finanziarle. Baron et al. (2025) forniscono evidenza storica che è proprio questo che determina il maggiore tasso di sopravvivenza delle banche grandi dopo una grande crisi bancaria in 17 paesi avanzati dal 1870 a oggi: le top5 in ciascun paese prendono più rischi prima della crisi, con peggiore performance dei prestiti e sul mercato azionario, eppure hanno una maggiore probabilità di rimanere in vita, proprio perché gli aiuti statali sono più probabili e i depositanti meno sensibili ai rischi dei loro attivi.

Che cosa suggeriscono, dunque, questi studi per valutare le fusioni bancarie? Con la cautela necessaria nel generalizzare risultati ottenuti in contesti diversi, indicano che le fusioni possono produrre guadagni di efficienza e, in alcuni casi, migliorare la qualità del credito erogato. Questi benefici possono però accompagnarsi a una riduzione del credito e a tassi di interesse più elevati. Quando una banca diventa sistemica, inoltre, una sua crisi può rendere necessario un intervento pubblico, trasferendone parte dei costi sui contribuenti. Gli effetti di ogni fusione vanno quindi valutati considerando il mercato e i segmenti di clientela coinvolti. 

Figura 1 – HHI e CR5 medi per l’Eurozona

Nota: media semplice tra paesi di Herfindahl-Hirschman per totale attivo (HHI-asse verticale a sinistra), costruito come somma delle quote di totale attivo di ciascuna banca all’interno di ogni paese, e della quota del totale attivo detenuto dalle 5 prime banche in ciascun paese (CR5-asse verticale a destra).  HHI espresso su scala 0–1; CR5 = quota percentuale. Copertura: 1999–2025, escluse Bulgaria (2004-2025) e Croazia (2011-2025). 
Fonte: ECB Data Portal, Structural Financial Indicators (SSI).

Tabella 1 – Concentrazione bancaria nei paesi dell’area dell’euro

Nota: in ciascuna cella: HHI (prima riga) CR5 in percentuale (seconda riga). La colonna “Media” usa tutti gli anni disponibili per ciascun paese. HHI espresso su scala 0–1; CR5 = quota percentuale degli attivi detenuta dai cinque maggiori enti creditizi. Copertura: 1999–2025, escluse Bulgaria (2004-2025) e Croazia (2011-2025). 
Fonte: ECB Data Portal, Structural Financial Indicators (SSI).

Lavoce è di tutti: sostienila!

Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molti altri siti di informazione, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!

Filippo De Marco

paliotta

Filippo De Marco è professore associato di Finanza all’Università Bocconi, Research Affiliate del CEPR e Associate Editor del Journal of Banking & Finance. Ha conseguito il PhD in Economia a Boston College nel 2015. I suoi interessi di ricerca riguardano principalmente l’intermediazione finanziaria e l’economia monetaria. Ha pubblicato numerosi articoli su riviste accademiche internazionali e ha svolto attività di consulenza per la Commissione europea e il Parlamento europeo. Ha inoltre organizzato diverse conferenze sulla regolamentazione bancaria e la stabilità finanziaria, in collaborazione con il Centro Baffi dell’Università Bocconi, il CEPR e la Banca d’Italia.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม