IMPRESE, bilanci e pianificazione. Strategie per proteggersi dai costi imprevedibili massimizzando la crescita


Milano, 1 ottobre 2026; a cura di Heletosk – Gestire un’azienda significa sempre più spesso confrontarsi con variabili non controllabili: aumento del costo dell’energia e delle materie prime, inflazione, costo del lavoro, variazioni dei tassi e instabilità geopolitica possono modificare in pochi mesi scenari che a inizio anno apparivano sostenibili. Un esempio più che attuale arriva proprio dal costo dell’energia. Secondo i dati rilasciati a settembre 2026 da Unimpresa, nel primo semestre del 2025 le aziende italiane hanno pagato il 23% in più per l’energia rispetto alla media europea, con l’Italia tra i paesi europei dove l’energia costa maggiormente. A questo si aggiungono i rincari di fine estate che, secondo Confesercenti, hanno interessato in modo particolare le imprese del settore ricettivo, con costi aggiuntivi per 870 milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2025 e incrementi delle bollette superiori al 40%, fino al 50% per ristoranti e alberghi.

IL GRAVAME DEL COSTO DELL’ENERGIA

«Ricavi, costo del personale, energia, fiscalità, investimenti e liquidità non possono essere gestiti come compartimenti separati. Una variazione significativa in una di queste aree può avere conseguenze sulle altre. Per questo la pianificazione non dovrebbe concludersi con l’approvazione del budget a inizio anno: il documento deve diventare uno strumento dinamico di gestione, da confrontare periodicamente con i risultati effettivi e aggiornare quando cambiano le condizioni per imparare ad agire in ottica preventiva, trasformando i costi da variabili incontrollabili a investimenti strategici», sostiene Sonia Canal, CEO del network di Partner d’Impresa. L’azione sinergica tra fiscalista e consulente del lavoro è oggi lo strumento principale per blindare i conti aziendali, anticipare l’impatto della futura legge di bilancio e ottimizzare i flussi di cassa. «È questo passaggio, dalla semplice registrazione di ciò che è già accaduto alla capacità di stimare quello che potrebbe accadere, che consente all’imprenditore di prendere decisioni prima che un aumento dei costi o una riduzione dei margini diventino un problema di liquidità», spiega Francesco Schimmenti, consulente fiscale del network Partner d’Impresa.

OTTIMIZZARE I FLUSSI DI CASSA

«Non soltanto per stimare ricavi e costi futuri – prosegue Schimmenti -, ma soprattutto per comprendere in anticipo l’effetto che determinati cambiamenti, come l’incremento dei costi dell’energia, possono avere su margini, liquidità e capacità di investimento. A inizio autunno è consigliato aggiornare il bilancio previsionale e valutare il calcolo degli acconti, nel rispetto delle regole applicabili. Questo può evitare di anticipare liquidità sulla base di risultati dell’anno precedente più favorevoli, lasciando risorse disponibili per le scadenze energetiche e altre spese. Il beneficio di questo comportamento riguarda la cassa: l’imposta finale resta quella effettivamente dovuta, ma per rendere il calcolo corretto la stima deve essere prudente e aggiornata, perché un versamento insufficiente può comportare sanzioni e interessi. La gestione della liquidità diventa quindi una conseguenza diretta della qualità delle previsioni. Conoscere in anticipo la situazione permette di programmare meglio uscite, investimenti e individuare il fabbisogno finanziario.

LE STRATEGIE: SINERGIA TRA IL FISCALISTA E IL CONSULENTE DEL LAVORO

Le strategie fiscali e la pianificazione delle spese per l’energia costituiscono i grandi problemi del 2026. Sui costi di luce e gas gravano Iva e accise, che non vengono sempre calcolate nella misura corretta. «Alcuni settori godono di agevolazioni che possono fare la differenza sul conto aziendale – illustra il fiscalista -, le imprese manifatturiere, estrattive, agricole, poligrafiche ed editoriali, ad esempio, hanno diritto all’Iva al 10% anziché al 22 per cento. Per poterne beneficiare però bisogna avanzare una richiesta al fornitore tramite autocertificazione e questa va rinnovata a ogni cambio di gestore energetico. Discorso analogo per le accise, che dal 2026 prevedono l’aliquota ridotta per tutte le attività produttive di beni e servizi, per gli artigiani, alberghi, ristorazione e per la distribuzione commerciale». Non cambiare fornitore per abitudine o pigrizia può costare caro all’azienda: su una fornitura da ottantamila euro annui, dodici punti di Iva sono pari a quasi diecimila euro di finanza immobilizzata.

VECCHI CREDITI DI IMPOSTA E NUOVO IPER AMMORTAMENTO

Se l’azienda aveva diritto ad un’aliquota ridotta ma ha pagato quella piena non deve rassegnarsi; è infatti possibile chiedere al fornitore di rettificare le fatture e farsi restituire quanto pagato in più. Anche per le accise vale lo stesso principio, anche se ci sono termini da rispettare. Conviene sempre controllare le bollette il prima possibile. Un altro elemento da considerare è poi il vantaggio di dotarsi di un impianto fotovoltaico di proprietà: la Legge di bilancio 2026 ha sostituito i vecchi crediti di imposta Transizione 4.0 e 5.0 con un nuovo iper ammortamento nel cui perimetro rientrano anche il fotovoltaico aziendale e le batterie di accumulo.«Chi investe fino a due milioni e mezzo di euro per queste tecnologie può dedurre dalle tasse il 180% in più del costo del bene acquistato oltre a quanto pagato per realizzare l’impianto consiglia Schimmenti -, sulla cifra risparmiata vi è da considerare anche il risparmio dell’Ires al 24 per cento. L’impianto è un costo che abbatte quello della bolletta futura e nel contempo genera risparmio fiscale».

FUNZIONE DEL BUDGET PREVISIONALE

Ed ecco come emerge la funzione del budget previsionale: un investimento di questo tipo non può essere valutato soltanto sulla base del costo immediato, ma deve essere inserito all’interno di una previsione economico finanziaria che consideri investimento, benefici fiscali, risparmio futuro e disponibilità di cassa. Si tratta inoltre di una decisione che richiede pianificazione, poiché è necessario effettuare le comunicazioni previste al GSE in più fasi: al momento dell’acquisto, dopo il pagamento dell’acconto, durante i lavori e alla loro conclusione. Serve anche la documentazione tecnica che attesti che l’impianto abbia le caratteristiche richieste dalla legge. Inoltre, il welfare aziendale può intervenire a sostegno nel caso di caro energia o del costo del lavoro. Infatti, se l’aumento dei prezzi riduce il potere d’acquisto dei dipendenti, l’impresa può valutare strumenti di welfare in grado di sostenere i lavoratori mantenendo così elevati i livelli di motivazione e produttività, senza trasformare necessariamente ogni intervento in un incremento strutturale del costo del lavoro.

IL WELFARE AZIENDALE PUÒ INTERVENIRE IN SOSTEGNO

«La legge di bilancio 2025 ha confermato per il triennio 2025-2027 la soglia di esenzione dei fringe benefit a mille euro annui per tutti i lavoratori, che sale a duemila euro per chi ha figli fiscalmente a carico», spiega Michaela Desiree Varone, consulente del lavoro Area Labor di Partner d’Impresa. Dentro questo plafond non rientrano soltanto i classici beni e servizi, ma anche il rimborso delle utenze domestiche di luce, gas e acqua, oltre alle spese di affitto e agli interessi sul mutuo della prima casa: il bonus bollette diviene quindi uno strumento concreto per sostenere il potere d’acquisto reale dei dipendenti. «Il meccanismo conviene a entrambe le parti – sottolinea Varone -, perché per l’azienda ogni euro erogato come fringe benefit entro soglia non genera contribuzione Inps né concorre al cuneo fiscale, a differenza di un aumento in busta paga di pari importo, che sconta tasse e contributi sia per il lavoratore sia per il datore di lavoro. Per il dipendente, quell’importo arriva netto, senza tassazione. Un euro di bonus bollette vale quindi più di un euro di stipendio lordo».

MA, ATTENZIONE ALLA SOGLIA

Attenzione dunque alla soglia, poiché il suo superamento anche di un solo euro rende imponibile l’intero importo erogato e non la sola eccedenza. Anche su questo tema entra allora in gioco la pianificazione: «Il welfare non va gestito come una spesa dell’ultimo momento, ma inserito in un vero e proprio budget del lavoro costruito a inizio anno – argomenta al riguardo Varone -, bisogna mappare la platea dei dipendenti: chi ha figli a carico, la capienza residua del plafond per ciascuno. Chi programma per tempo il budget welfare, aggiornandolo con la stessa cadenza con cui rivede il piano fiscale, può quindi trasformare una voce di costo in uno strumento prevedibile e sostenibile sia per l’impresa sia per i dipendenti”conclude la consulente». Nel budget previsionale le aziende in questo momento dell’anno devono mappare i rinnovi contrattuali (Ccnl), gli scatti di anzianità, le scadenze dei contratti a termine e i piani di assunzione per l’anno nuovo.

CAMPAGNE D’AUTUNNO

«L’autunno è il momento ideale per studiare l’introduzione di piani di welfare aziendale o premi di risultato – egli conclude -, strumenti che abbattono il cuneo fiscale, fidelizzano i talenti in un mercato del lavoro altamente competitivo e riducono il costo effettivo per l’impresa, a parità di beneficio per il lavoratore». Il fiscalista Francesco Schimmenti affronta poi il tema del budget annuale e del controllo continuo dell’impresa: «Impostare il budget a settembre significa avere il tempo materiale per correggere la rotta prima della chiusura dell’esercizio in corso e pianificare con esattezza il carico tributario dell’anno a venire». L’analisi orientata alla pianificazione ruota su tre cardini: andamento del fatturato e stima degli utili, pianificazione degli investimenti e gestione del magazzino o dei crediti insoluti. A settembre, l’azienda ha alle spalle due terzi dell’anno lavorativo (da gennaio ad agosto), è quindi il momento ideale per analizzare i numeri e fare una stima previsionale dell’andamento degli ultimi quattro mesi dell’anno in arrivo al fine di  calcolare una proiezione di utili ed eventuali perdite.

IMPOSTARE IL BUDGET A SETTEMBRE

«Se la proiezione autunnale indica un utile molto elevato – prosegue Schimmenti -, con conseguente tassazione alta, l’imprenditore ha ancora tre mesi di tempo per intervenire legalmente e abbassare il reddito imponibile con strategie adeguate. Ad esempio, anticipare entro l’anno spese di manutenzione, campagne di marketing e comunicazione o acquisto di materiali di consumo che si era previsto acquistare l’anno successivo. SI tratta di una modalità per organizzare degli investimenti che erano stati comunque già previsti, aumentando però i costi del 2026 e riducendo l’utile, di conseguenza abbassando le tasse per l’anno in arrivo». Decidere quando comprare dei beni strumentali incide sul beneficio fiscale ottenibile  ed è quindi una valutazione da ponderare in questo periodo dell’anno.  Tra gli strumenti a disposizione vi è la Nuova Sabatini, un contributo ministeriale che abbassa gli interessi sui finanziamenti richiesti per l’acquisto di beni. per ottenerlo è necessario richiedere istruttorie bancarie con procedure specifiche. La gestione del magazzino e dei crediti insoluti sono infine il terzo punto, forse il più sottovalutato.

NUOVA SABATINI E CREDITI INSOLUTI

«I crediti insoluti vengono impropriamente considerati “ricchezza” nel bilancio dell’azienda – evidenzia Schimmenti -, ma il paradosso è che se non si fa pulizia si rischia di pagare le tasse su soldi che non si hanno e su merci che non si venderanno mai». Se nel magazzino aziendale è presente merce obsoleta o fuori mercato, sarà necessario ricordare che si tratta di materiale che a livello fiscale concorre a formare utile e, di risulta, è soggetto a tassazione. «È meglio liberarsi di merce invendibile o destinata al macero seguendo procedure fiscalmente inattaccabili da inviare all’Agenzia delle Entrate per tempo», esorta il fiscalista di partner d’Impresa. Per i crediti insoluti, le fatture non incassate da clienti che sono falliti o che non hanno più pagato, se non è possibile riscuoterli bisogna trasformarli in costo deducibile, ossia in “perdita su crediti”. Per poterlo fare la legge richiede la dimostrazione del tentativo di recupero e, inoltre, che sia trascorso un determinato periodo di tempo. Iniziando la revisione a settembre, l’azienda potrà inviare le ultime Pec di sollecito o attivare i legali per consolidare il diritto di dedurre quella perdita entro la chiusura del bilancio al 31 dicembre.

PARTNER D’IMPRESA

Partner d’Impresa è un network professionale in franchising fondato nel gennaio del 2020, nasce con l’idea di riunire commercialisti, consulenti del lavoro, avvocati, esperti in privacy e sicurezza e specialisti di finanza agevolata, per offrire una consulenza imprenditoriale d’insieme, in grado di valorizzare l’interconnessione esistente tra aspetti e norme dei settori legali, finanziari e della consulenza del lavoro con un approccio al cliente dal linguaggio semplice. A oggi, tra commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro e le altre figure specializzate che compongono il network, Partner d’Impresa conta duecento professionisti distribuiti nei trenta franchising affiliati, dislocati in Italia e all’estero, di cui uno in Albania che si occupa di internazionalizzazione d’impresa verso i Balcani. Alcuni di questi si propongono come partner con specializzazione specifica (finanza agevolata, privacy e sicurezza sul lavoro, gestione dei rapporti banca-impresa, controllo di gestione, eccetera). Il gruppo, inoltre, partecipa attivamente alla consulenza professionale degli assistiti della onlus Imprenditore Non sei solo, realtà che offre supporto agli imprenditori in difficoltà e, di recente, ha portato la testimonianza sulle criticità vissute dalle imprese italiane a un tavolo di lavoro del Parlamento europeo.


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