UMBRIA, AGRICOLTURA IN TRASFORMAZIONE: I DATI DEL REPORT CONFEURO


NewTuscia  – PERUGIA  – Ricambio generazionale, aziende agricole, piccoli e medi produttori, cambiamenti climatici, prospettive del settore primario: agricoltura in Umbria tra problematiche e rilancio. Confeuro – Confederazione Agricoltori Europei ha analizzato e messo a sistema i numeri del 7° Censimento generale dell’Agricoltura dell’Istat, i bilanci delle imprese agricole umbre elaborati dalla Camera di Commercio dell’Umbria, le elaborazioni Ismea contenute nel rapporto 2024 «Giovani e Agricoltura» e nel rapporto «Bio in cifre 2025», e i dati climatici e sulle risorse idriche dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale. Un territorio dalla storica vocazione agroalimentare ed enogastronomica, pilastro economico e sociale della regione, che negli ultimi anni ha dovuto confrontarsi con profonde trasformazioni che ne stanno modificando struttura e orizzonti.

SAU E AZIENDE AGRICOLE, I NUMERI – Partendo dal numero delle aziende agricole, nel 2020 – anno del settimo e ultimo Censimento generale dell’Agricoltura dell’Istat – in Umbria se ne contano 26.956, contro le 36.244 del 2010: -25,6% in appena dieci anni. Nella stessa decade la media nazionale è -30,1%: l’Umbria ha perso meno aziende del resto d’Italia. Per quanto concerne la superficie agricola utilizzata (SAU), sempre nel 2020 raggiunge 295.168 ettari in calo del 9,7%, da 326.877 ettari del 2010 a 295.168 ettari. In Italia nello stesso periodo la Sau è calata del 2,5%: l’Umbria quindi ha perso quasi quattro volte di più. Sono 31.709 ettari usciti dalla produzione in dieci anni. La superficie media aziendale però risulta in crescita passando dai 9,0 h del 2010 ai 10,9 ettari, a dimostrazione che anche in Umbria le aziende agricole seguono un trend di consolidamento. Quella umbra possiamo affermare che è una agricoltura in forte trasformazione – conferma il presidente nazionale Confeuro, Andrea Tiso – L’Umbria sta concentrando la terra su aziende più solide, come avviene nel resto del Paese. La Regione, purtroppo però, soffre moltissimo il fenomeno dello spopolamento delle aree interne infatti la questione più spinosa è che in Umbria si sta lasciando uscire dalla produzione diversi ettari di superficie. Quando un’azienda chiude e i terreni passano a un vicino che li coltiva, la capacità produttiva del territorio resta intatta; quando chiude e i campi restano incolti, si perde in modo permanente”. Quale, invece, la dimensione e la struttura delle imprese del settore primario? In Umbria, nel 2020, il 33,1% delle aziende ha meno di 2 ettari, il 26,9% tra 2 e 5, il 28,1% tra 5 e 20; mentre oltre i 20 ettari sono solo l’11,9%.

QUANTO RENDE OGGI UN’AZIENDA AGRICOLA UMBRA – È il dato attorno al quale bisogna riflettere profondamente. La Camera di Commercio dell’Umbria ha analizzato i bilanci delle imprese agricole regionali tra il 2019 e il 2023: il ritorno sul capitale investito è dello 0,8%, il che significa che cento euro investiti in un’azienda agricola umbra ne rendono ottanta centesimi in un anno. Nello stesso periodo il margine operativo si è ridotto di quasi un quarto una volta tolta l’inflazione, e il 51% delle imprese agricole umbre ha un solo addetto contro il 42,3% della media nazionale. È il livello di redditività che spiega tanto la difficoltà del ricambio generazionale quanto la terra uscita dalla produzione.

GIOVANI E TERRA, PRIORITÀ RICAMBIO GENERAZIONALE- C’è poi una altra criticità che caratterizza l’Umbria: il rapporto negativo tra nuove generazioni e terra; nel 2018 il numero di imprese agricole giovanili – come dimostrano le elaborazioni Ismea contenute nel rapporto 2024 “Giovani e Agricoltura”- era di 1270, sceso a 1117 nel 2023: -12% in un quinquennio. “Il punto politico è anche e soprattutto un altro – aggiunge il presidente Tiso -: il mancato ricambio generazionale non è la causa della crisi, ne è l’effetto. Nessuno vuole subentrare a un’attività che rende lo 0,8%. E le risorse sono sproporzionate al problema: il Complemento di Sviluppo Rurale dell’Umbria 2023-2027 destina all’insediamento dei giovani agricoltori 13 milioni di euro, pari al 2,51% della spesa programmata, su una dotazione complessiva di 534,4 milioni (Fonte: Camera di Commercio dell’Umbria (2025); Consiglio regionale dell’Umbria, CSR Umbria 2023-2027, Allegato A) atto n. 1489, ndr)”.

AGRITURISMI, UMBRIA AL TOP IN ITALIA – Per quanto riguarda la vocazione enogastronomica e agrituristica dell’Umbria, il territorio conferma una forte capacità di valorizzare il legame tra agricoltura, produzioni di qualità, turismo e identità locale. In questo quadro, Perugia si distingue a livello nazionale per la presenza e la diffusione di strutture dedicate alla fruizione dei prodotti agroalimentari e delle eccellenze del territorio. Secondo le elaborazioni Ismea-RRN, Osservatorio degli Indicatori territoriali di qualità e sostenibilità – aggiornamento 2023, Perugia è quinta nella Top 10 nazionale delle province per agriturismi con ristorazione e/o degustazione: sono ben 394 strutture sul territorio. Per completare la panoramica sulle strutture turistiche dedicate alla fruizione enogastronomica, non si può non fare un cenno alla “rete” delle strade e delle città collegata alla fruizione dei prodotti agroalimentari di qualità: anche qui il capoluogo umbro figura nella top 10 delle province per Città e Strade connesse all’enogastronomia con 31 certificazioni (nella classifica, sono state considerate le seguenti certificazioni: Città del vino, Città dell’olio, Città del bio, Strade del vino, olio e sapori, ndr). “Questi numeri raccontano una vocazione agricola che in Umbria si traduce anche in turismo, cultura e valorizzazione delle produzioni locali. Agriturismi, città e strade dell’enogastronomia sono una rete preziosa per i piccoli e medi produttori e per le comunità rurali. È fondamentale continuare a investire su questa identità, rafforzando il rapporto tra agricoltura e territorio e creando nuove opportunità per le imprese”, spiega Andrea Tiso.

BIOLOGICO, OPPORTUNITÀ PER IMPRESE E TERRITORIO – Nel 2024 la superficie biologica umbra è di 54.351 ettari – in calo del 6,8% rispetto all’anno precedente – ma in crescita del 57,7% rispetto ai 34.458 ettari del 2015 come certificano i dati di “Bio in cifre 2025” pubblicato da Ismea. E sempre nel 2024 la superficie biologica italiana è cresciuta del 2,4%, arrivando al 20,2% della superficie agricola nazionale. Gli operatori biologici umbri (produttori, preparatori e importatori) sono 2.140, in aumento di 1,4% rispetto al 2023, e di ben il 38,4% rispetto al 2015, quando gli operatori biologici erano 1546: insomma, una crescita quantitativa di oltre un terzo in meno di dieci anni. “«Il biologico umbro è il frutto di una scelta fatta dieci anni fa e portata avanti con coerenza: quasi il sessanta per cento di superficie in più è un patrimonio costruito, non un dato congiunturale – dice il presidente Confeuro -. La flessione dell’ultimo anno ci dice però che va difeso, perché il prezzo di mercato non sta più compensando il maggior costo di produzione. Ora la strada per l’Umbria è raggiungere l’obiettivo europeo del 25% di superficie biologica: un target non facile ma necessario. Il biologico offre alle aziende agricole una concreta opportunità di crescita, innovazione e differenziazione. È importante continuare a sostenere gli agricoltori, accompagnandoli nei processi di conversione e consolidando le filiere, affinché il valore ambientale e produttivo del biologico possa tradursi anche in nuove opportunità economiche».

CLIMA, SERVONO RISPOSTE CONCRETE – Nel 2024, l’Umbria ha registrato un +2,0 °C rispetto alla media 1991-2020, la più alta anomalia termica dell’intero distretto appenninico centrale; mentre le precipitazioni hanno registrato -16% e la neve -83%. Nel 2025 nel mese di giugno +4,8 °C sulla norma, mentre la ricarica delle falde si è attestata a -34% e la neve -81% per il secondo anno consecutivo. E ancora Lago Trasimeno a -1,70 metri sotto la media, mentre nel 2026 a -1,72 metri; infine, precipitazioni di giugno -39%. “I Dati climatici e risorse idriche del Rapporto 2024 Aubac- Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale sono davvero preoccupanti. L’Umbria subisce lo stress climatico più intenso del distretto appenninico ed è al tempo stesso tra i territori meno protetti. Nel 2023 il Centro Italia raccoglie appena l’8,5% dei valori agricoli assicurati in Italia, contro il 79,5% del Nord. Non è un esito di mercato: è un divario nelle politiche, ed è su questo che si può chiedere una risposta concreta”, tuona ancora il presidente nazionale Confeuro.

CONCLUSIONI E PROPOSTE CONFEURO – Tiso, alla luce dei dati complessivi sulla agricoltura umbra, chiosa: “L’Umbria conferma una agricoltura in forte trasformazione, tra criticità e rilancio. Perde meno aziende della media nazionale ma quasi quattro volte più terra. Dall’altra parte, conferma la grande vocazione agrituristica oltre ad aver costruito una base biologica di rilievo. Più in generale, la sfida, nella regione come in molte altre zone di Italia, non è solo aumentare la produzione e mantenere le aziende sul territorio: è rendere di nuovo remunerativo coltivare”.

In tal senso, Confeuro propone cinque azioni: rafforzare la redditività delle piccole e medie aziende; aumentare gli strumenti contro i rischi climatici; recuperare la terra uscita dalla produzione; sostenere il ricambio generazionale con risorse proporzionate; infine, ma non meno importante, valorizzare la multifunzionalità e difendere il biologico. Il presidente Confeuro, Andrea Tiso, continua: «Gli agricoltori umbri e italiani dimostrano, anche in una fase economica complessa, una grande voglia di ripartire e di guardare al futuro con fiducia. La terra continua a rappresentare una risorsa fondamentale per il nostro Paese e l’Umbria ne è una testimonianza significativa. Agricoltura e territorio possono e devono essere un volano di crescita economica e produttiva, ma anche di sostenibilità ambientale, coesione sociale e valorizzazione delle comunità. L’agricoltura umbra ha energie, competenze e una forte capacità di resilienza: le istituzioni devono metterla nelle condizioni di esprimersi pienamente».


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