Un Piano nazionale per il clima nelle città, con risorse stabili, assistenza tecnica ai Comuni e interventi concreti contro caldo estremo, allagamenti, siccità e inquinamento. È la proposta di ALI – Autonomie Locali Italiane, presentata nell’ambito del Festival delle Città 2026, che mette al centro un’idea precisa: passare dalla gestione delle emergenze a una politica permanente per l’adattamento e la trasformazione climatica delle città.
Il Piano guarda al periodo 2027-2035 e punta a costruire un quadro nazionale condiviso tra Stato, Regioni, Comuni e Città metropolitane. Non un nuovo livello di burocrazia, ma una cornice stabile di risorse, competenze, obiettivi e strumenti che permetta agli enti locali di programmare gli interventi nel tempo.
La proposta parte da una realtà con cui le amministrazioni locali si confrontano già oggi: ondate di calore, precipitazioni estreme, allagamenti, siccità, incendi e danni alle infrastrutture hanno conseguenze sempre più dirette sulla vita delle città, sui servizi pubblici e sui bilanci comunali.
Per ALI, adattamento e riduzione delle emissioni devono quindi procedere insieme. Rendere le città più resilienti significa intervenire sulla sicurezza delle persone, ma anche sulla qualità degli spazi pubblici, sull’efficienza energetica, sulla mobilità, sul verde urbano e sulla gestione dell’acqua.
Una struttura nazionale al servizio di tutti i Comuni
Il primo punto della proposta riguarda le competenze.
Non tutti i Comuni, soprattutto quelli piccoli e medi, dispongono oggi delle strutture tecniche necessarie per valutare i rischi climatici, progettare gli interventi e accedere ai finanziamenti.
ALI propone quindi la creazione presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica di una Struttura nazionale di assistenza tecnica per il clima nelle città, in raccordo con ISPRA, Regioni, università, centri di ricerca e sistema delle agenzie ambientali.
L’obiettivo è mettere gratuitamente a disposizione dei Comuni competenze per analizzare le vulnerabilità, preparare progetti, individuare i finanziamenti disponibili e seguire la realizzazione e il monitoraggio degli interventi.
Accanto all’assistenza tecnica, la proposta prevede anche una formazione diffusa del personale degli enti locali, perché le competenze sul clima diventino parte stabile della capacità amministrativa dei territori.
Un Fondo permanente per l’adattamento climatico
Il secondo pilastro è quello delle risorse.
ALI propone di istituire un Fondo nazionale permanente per l’adattamento climatico urbano, con una dotazione pluriennale che consenta ai Comuni di programmare gli investimenti senza dipendere ogni volta da bandi straordinari.
Le risorse potrebbero finanziare interventi di de-impermeabilizzazione del suolo, drenaggio urbano, infrastrutture verdi e blu, forestazione, ombreggiamento, risparmio idrico, adattamento degli edifici pubblici e rinaturalizzazione dei corsi d’acqua.
Una parte del Fondo dovrebbe essere destinata anche alla progettazione, in modo da evitare che i Comuni con strutture tecniche più forti siano sistematicamente avvantaggiati rispetto a quelli con meno personale e meno capacità amministrativa.
Per finanziare il Piano, ALI propone inoltre di destinare alle città una quota stabile dei proventi delle aste europee delle emissioni, indicando come base di discussione una percentuale non inferiore al 10% delle risorse disponibili per finalità climatiche.
Caldo estremo, protezione delle persone più fragili
Un capitolo specifico riguarda le conseguenze delle temperature estreme.
L’idea è costruire nelle città vere e proprie reti locali di protezione climatica, coordinate con servizi sociali, sanità e protezione civile.
Biblioteche, scuole, centri civici e altri edifici pubblici potrebbero diventare rifugi climatici durante i periodi più caldi, con particolare attenzione ad anziani soli, persone con disabilità, persone senza dimora e cittadini che vivono in abitazioni difficili da raffrescare.
ALI propone anche interventi per adeguare scuole, asili, centri anziani e strutture sociali attraverso schermature solari, alberature, ventilazione, sistemi di raffrescamento efficienti, superfici ombreggiate e punti d’acqua.
L’obiettivo è fare della protezione dal caldo non una risposta da attivare soltanto durante le emergenze, ma una componente ordinaria dei servizi pubblici urbani.
Più verde, meno asfalto e città capaci di trattenere l’acqua
La trasformazione dello spazio urbano è un altro degli assi centrali del Piano.
ALI propone di aumentare la copertura arborea e l’ombra nelle strade, nelle piazze e alle fermate del trasporto pubblico, ridurre le superfici inutilmente asfaltate e utilizzare maggiormente tetti e pareti verdi.
La de-impermeabilizzazione dovrebbe diventare un criterio ordinario degli interventi di rigenerazione urbana, intervenendo su parcheggi, cortili scolastici, piazze e aree industriali dismesse.
Il verde, in questa impostazione, non è soltanto un elemento estetico. Viene considerato una vera infrastruttura climatica, capace di abbassare le temperature, assorbire l’acqua, migliorare la qualità dell’aria e aumentare la biodiversità.
Lo stesso vale per la gestione dell’acqua. La proposta punta verso il modello delle cosiddette “città spugna”, capaci non soltanto di smaltire la pioggia, ma anche di trattenerla e riutilizzarla attraverso sistemi di drenaggio sostenibile, giardini della pioggia, parchi allagabili, bacini e recupero delle acque meteoriche.
Edifici pubblici e mobilità al centro della transizione
Il Piano prevede anche una progressiva trasformazione degli edifici pubblici.
Scuole, case popolari, biblioteche, strutture sanitarie, uffici e impianti sportivi dovrebbero essere resi più efficienti dal punto di vista energetico e più adatti a resistere alle nuove condizioni climatiche.
Sul fronte della mobilità, la proposta punta su più trasporto pubblico, elettrificazione, ciclabilità, percorsi pedonali e servizi di prossimità. L’obiettivo è ridurre le emissioni e, allo stesso tempo, recuperare spazio urbano oggi occupato dalle auto per destinarlo a verde, ombra e luoghi di socialità.
Pianificazione e risultati misurabili
Il quarto punto del Piano riguarda la programmazione.
ALI propone un quadro nazionale 2027-2035 con obiettivi verificabili e un monitoraggio annuale dei risultati.
I Comuni dovrebbero poter integrare gli obiettivi climatici negli strumenti che già utilizzano, dai Piani urbani della mobilità sostenibile ai regolamenti edilizi e ai piani del verde, evitando di aggiungere nuovi adempimenti quando non sono necessari.
Tra gli indicatori da monitorare ci sono la superficie de-impermeabilizzata, l’aumento della copertura arborea, il numero di edifici pubblici adattati, la disponibilità di rifugi climatici, la capacità di trattenere le acque meteoriche e la riduzione delle emissioni.
La proposta introduce anche l’idea di un Climate Check per i principali investimenti pubblici: opere, infrastrutture e interventi di rigenerazione dovrebbero essere valutati anche per il loro impatto sul rischio idraulico, sul consumo di suolo, sulle emissioni, sul fabbisogno energetico e sulla capacità di resistere al clima dei prossimi decenni.
Investire prima dove il rischio è maggiore
Un principio attraversa tutto il Piano: le risorse non dovrebbero essere distribuite soltanto sulla base della popolazione, ma tenendo conto anche della vulnerabilità dei territori.
Quartieri con poco verde, edifici inefficienti e una maggiore presenza di persone fragili possono subire più duramente gli effetti del cambiamento climatico.
Per questo ALI propone che ogni Piano locale sia accompagnato da una mappa della vulnerabilità climatica e sociale e che gli investimenti pubblici siano concentrati prima di tutto dove rischio ambientale e difficoltà sociali si sovrappongono.
Il senso complessivo della proposta è trasformare l’adattamento climatico da una somma di interventi emergenziali a una vera politica urbana nazionale: competenze per tutti i Comuni, risorse stabili, città più verdi e resilienti e risultati verificabili nel tempo.
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