Torniamo a parlare di ecobonus. Perché, al di là delle regolamentazioni Ue e dei (chimerici, per ora) obiettivi imposti da Bruxelles, mettere a posto casa dal punto di vista energetico può comportare un risparmio a dir poco importante. Un vero e proprio investimento che consentirebbe di pagarsi in un tempo nemmeno eccessivo e solo grazie ai risparmi energetici che, grazie alle migliorie, si possono conseguire. L’ipotesi di mantenere l’ecobonus in manovra, con le detrazioni (sui cantieri per la prima casa) riportandole addirittura al 65 per cento potrebbe, inoltre, aiutare il Paese a centrare un altro obiettivo, nemmeno troppo secondario.
Senza bonus, il comparto edilizio balbetta
E cioè quello di vivacizzare un po’ il comparto delle costruzioni che, dopo la sbornia Superbonus, risulta – come sentenziato da tanti osservatori, dentro e fuori il Paese – in un momento di risacca. L’ultimo allarme era arrivato da uno studio di Unimpresa secondo cui, con la fine (o la riduzione) dei bonus, si sarebbero già palesati segnali di forte sofferenza nel mercato dell’edilizia. Nel primo trimestre 2026 gli investimenti nelle abitazioni diminuiscono del 2,7% rispetto agli ultimi tre mesi del 2025, mentre quelli complessivi crescono dello 0,7%. E ancora, nel primo trimestre 2026 i permessi relativi ai nuovi fabbricati residenziali hanno registrato una diminuzione congiunturale del 9,2% nel numero delle abitazioni e del 5,5% nella superficie utile abitabile.
Ecobonus: a che punto siamo
I lavori “coperti” dall’ecobonus 2026 sono quelli che abbiamo imparato a conoscere. L’Enea li ha elencati in maniera precisa e puntuale, si va dalla sostituzione degli infissi fino all’installazione delle pompe di calore. E, poi, c’è tutto il capitolo dedicato ai cappotti termici e quelli riferibili alla building automation. Nei giorni scorsi è stato pubblicato il vademecum che aggiorna le linee guida. E ricomprende, tra le altre cose. Novità a proposito di riqualificazione globale degli edifici, coibentazione delle strutture opache, schermature solari, collettori solari termici, cogeneratori e Bonus Facciate.
Ecobonus 2026, le regole (ancora) in vigore
Allo stato attuale, la disciplina dell’Ecobonus prevede la possibilità di portare in detrazione fino al 50% degli importi su lavori effettuati per la prima casa. Agevolazioni che scendono al 36% per gli altri immobili. Dal 2027, le aliquote dovrebbero scendere rispettivamente al 36% e al 30%. Ed è proprio su questo che si sta lavorando, alacremente, per tentare di trovare una soluzione.
L’idea del governo, il dibattito è partito
L’ipotesi sul tavolo del governo, quella a cui sta lavorando il viceministro all’Economia Maurizio Leo, riguarda la possibilità di alzare le aliquote fino al 65 per cento sui lavori per la prima casa. Un po’ come accadeva negli anni scorsi. Attenzione, però: il “ritorno” delle aliquote al 65 per cento non interesserebbe che gli interventi di natura energetica sulle prime case. Detta più chiara: si risparmierebbe di più, portando le spese in detrazione, procedendo a sostituire infissi e serramenti, con lavori di coibentazione e cappotti termici, sostituendo con pompe di calore i propri sistemi di riscaldamento o accorpandoli a caldaie in condensazione. E poi spazio alle schermature solari, ai collettori e alle automazioni che consentono di risparmiare energia affidando la gestione delle utenze termiche a sistemi intelligenti di monitoraggio.
Quanto si risparmia (e guadagna) coi lavori ecobonus
L’obiettivo è ambizioso. E il risparmio c’è. Eccome, lo ha calcolato proprio Enea. Secondo cui, in vista del prossimo inverno, vanno messi in preventivo imponenti (e importanti) risparmi quantificabili in circa 1,2 miliardi di metri cubi di gas. Una massa immensa di materia prima energetica capace di garantire calore addirittura a un milione di abitazioni privati. Soldi che risparmieremo. Grazie agli interventi che, nel corso degli anni, hanno migliorato la sostenibilità energetica del patrimonio immobiliare, non saranno utilizzati.
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