Consigliere comunale Martoccia: “Basta guerre, basta bombe sociali: casa, lavoro e pace al centro. Matera diventi un modello nazionale”. Di seguito la nota integrale.
Il consigliere comunale: Le crisi internazionali ricadono sulle comunità. Non siamo contro il privato: siamo contro gli squilibri. Servono risorse per case, famiglie, lavoratori, artigiani, commercianti e imprese. Non aspettiamo che la bomba sociale esploda
Mentre nel mondo si continua a investire enormi risorse nei conflitti e negli armamenti, nelle nostre città cresce il numero delle persone che non riescono più a permettersi una casa, un affitto, un mutuo o semplicemente una vita dignitosa. È arrivato il momento di cambiare le priorità.
È il messaggio del consigliere comunale di Matera Fortunato Martoccia, che torna sull’emergenza abitativa serve un programma concreto, con tempi, risorse e responsabilità precise. le istituzioni trasformino gli impegni in fatti.
La casa è diventata una bomba sociale
A Matera il problema abitativo è ormai evidente. Il costo degli affitti, la difficoltà di accesso al credito, la riduzione dell’offerta abitativa e le difficoltà economiche di tante famiglie stanno creando una situazione che non possiamo più considerare episodica.
E dobbiamo comprendere una cosa fondamentale: l’emergenza casa non riguarda soltanto chi è povero.
Riguarda giovani coppie, famiglie, studenti, lavoratori, persone anziane, nuclei monogenitoriali, ma anche artigiani, commercianti, piccoli imprenditori e professionisti.
Ci sono persone che lavorano ogni giorno e che, nonostante questo, non riescono più a comprare una casa. Ci sono famiglie che riescono ancora a pagare l’affitto ma vivono costantemente sul filo. Ci sono lavoratori che, se perdono il posto, rischiano nel giro di pochi mesi di perdere anche la casa.
Questa è la nuova emergenza: non riguarda soltanto chi non ha nulla, ma anche chi rischia di perdere ciò che ha costruito in una vita di lavoro.
Casa e lavoro sono la stessa emergenza
Non possiamo separare la politica abitativa dalla politica del lavoro.
Le crisi aziendali presenti sul territorio, dalla CallMat alla vertenza Natuzzi, rappresentano anche una questione abitativa.
Dietro ogni posto di lavoro c’è una famiglia. Dietro ogni licenziamento c’è un mutuo, un affitto, una bolletta, una scuola da pagare. Una crisi occupazionale può trasformarsi rapidamente in una crisi abitativa e una crisi abitativa può diventare una crisi sociale.
Ma lo stesso ragionamento vale per il mondo dell’impresa diffusa.
Dobbiamo guardare ai lavoratori, ma anche agli artigiani, ai commercianti e ai piccoli imprenditori. Sono parte integrante della nostra comunità e della nostra economia. Non possiamo costruire politiche sociali dimenticando chi ogni mattina apre una saracinesca, una bottega, un laboratorio o un’attività.
Siamo per un rapporto equilibrato tra pubblico e privato. Una città senza imprese, senza commercio, senza artigianato e senza investimenti non può crescere».
Il problema nasce quando l’interesse particolare prevale sull’interesse generale. Quando il territorio viene considerato soltanto come un valore finanziario. Quando la casa viene considerata soltanto una merce.
Gli investimenti privati sono importanti e devono essere valorizzati, ma devono contribuire anche alla crescita della comunità. Non vogliamo fermare gli investimenti: vogliamo che producano anche valore sociale.
Per questo «dobbiamo uscire dalle grinfie delle lobby e delle logiche di potere che rischiano di condizionare le scelte pubbliche».
Le decisioni sul futuro di Matera devono essere prese nell’interesse di Matera. Matera non è una merce. Matera è una comunità.
Morosità incolpevole: intervenire prima dello sfratto
Un punto centrale deve essere il sostegno alle famiglie che rischiano di perdere la casa.
Servono risorse strutturali per il sostegno agli affitti e per la morosità incolpevole. Una persona che perde il lavoro subisce una riduzione del reddito o viene coinvolta in una crisi aziendale non può essere semplicemente considerata un cattivo pagatore.
Bisogna intervenire prima dello sfratto.
La politica deve arrivare prima della porta chiusa di una casa, non dopo.
Per questo Comune, Regione e Governo devono costruire strumenti permanenti di prevenzione, con risorse adeguate e procedure rapide.
Recuperare il patrimonio e costruire edilizia sociale
La mozione approvata dal Consiglio comunale offre già una direzione precisa: censimento del patrimonio pubblico, recupero degli immobili inutilizzati, incremento dell’edilizia residenziale pubblica e sviluppo dell’edilizia sociale.
Dobbiamo utilizzare tutte le risorse regionali, nazionali ed europee disponibili e dobbiamo farlo senza costruire nuove periferie dormitorio.
recuperiamo quello che abbiamo, rigeneriamo ciò che è abbandonato e riportiamo persone, servizi, commercio e vita dentro la città e soprattutto se risolvere il problema significa cantierizzare (non mi spaventa)
Matera può diventare un modello nazionale
Abbiamo una mozione approvata all’unanimità. Abbiamo un fabbisogno abitativo da affrontare. Abbiamo patrimonio pubblico da censire e recuperare. Abbiamo risorse da intercettare.
Adesso dobbiamo mettere tutti intorno allo stesso tavolo: Comune, Regione, ATER, Governo, organizzazioni sindacali, associazioni, terzo settore, imprese e rappresentanze economiche.
Matera può diventare un laboratorio nazionale di una nuova politica dell’abitare.
Non soltanto case popolari, dunque, ma una strategia complessiva che comprenda ERP, edilizia sociale, affitti sostenibili, sostegno alla morosità incolpevole, rigenerazione urbana, lavoro e sviluppo economico.
Risolviamo il problema in modo strutturale. Non mettiamo cerotti su una ferita che continua ad allargarsi.
La lezione che arriva dalla Spagna
L’emergenza abitativa non è soltanto italiana.
Le mobilitazioni che hanno attraversato la Spagna sulla casa, sugli affitti e sugli sfratti mostrano quanto rapidamente la questione abitativa possa diventare una questione sociale e politica di massa.
Non dobbiamo copiare altri Paesi, afferma Martoccia, ma dobbiamo saper leggere quello che sta accadendo.
Quando una persona lavora e non riesce a permettersi una casa, non siamo davanti a un semplice problema immobiliare. Siamo davanti a un problema di equilibrio sociale.
Le guerre e le crisi che ricadono sulle nostre comunità
Ed è qui che, secondo Martoccia, si collega la dimensione internazionale con quella locale.
Le guerre non rimangono lontane. Producono instabilità, inflazione, aumento dei costi, spostamenti di risorse, incertezza economica e nuove fragilità sociali. E alla fine una parte del peso ricade sempre sulle comunità e sulle famiglie.
Per questo dobbiamo avere il coraggio di discutere delle priorità.
Mentre chiediamo alle famiglie di fare sacrifici, dobbiamo chiederci se sia davvero inevitabile continuare a destinare risorse crescenti alla corsa agli armamenti mentre mancano risorse per la casa, la sanità, la scuola, il lavoro e il sostegno alle persone più fragili.
Basta guerre. Basta alimentare una spirale permanente di riarmo e contrapposizione. La sicurezza non può essere soltanto militare: sicurezza significa anche avere una casa, un lavoro, una sanità che funziona, una scuola, un futuro per i propri figli.
Basta vecchi bacucchi che decidono il futuro dei giovani
Non possiamo continuare a lasciare il destino delle nuove generazioni nelle mani di vecchi governanti, di “vecchi bacucchi” ancora prigionieri delle logiche del Novecento, delle sfere di influenza, delle contrapposizioni permanenti e della ricerca del potere.
Non mi interessa la loro ambizione di scrivere pagine di storia attraverso guerre, distruzioni e nuove divisioni. La storia che dobbiamo scrivere è un’altra: quella della pace, della giustizia sociale, del lavoro e della dignità delle persone.
Le nuove generazioni non hanno bisogno di essere mandate a combattere guerre decise da altri. Hanno bisogno di poter studiare, lavorare, avere una casa, costruire una famiglia e vivere nella propria città.
Matera e la Basilicata devono tornare al centro
Personalmente, afferma Martoccia, sono e sarò sempre al fianco delle parti sociali, dei lavoratori, degli artigiani, dei commercianti, degli imprenditori e di tutti coloro che si battono, senza se e senza ma, per accorciare la forbice tra chi ha troppo e chi non ha nulla.
Non significa essere contro qualcuno. Significa scegliere una società nella quale il lavoro torni a garantire dignità e nella quale nessuno debba scegliere tra pagare l’affitto, il mutuo, le bollette o mettere il cibo sulla tavola.
Matera e la Basilicata devono essere al centro del nostro pensiero politico e istituzionale. Non possiamo essere soltanto destinatari di decisioni prese altrove. Dobbiamo essere protagonisti.
I nostri elettori aspettano risposte
Il Consiglio comunale ha già approvato all’unanimità una mozione chiara. Adesso dobbiamo darle attuazione.
I nostri elettori aspettano risposte. Le famiglie aspettano risposte. I lavoratori aspettano risposte. Gli artigiani e i commercianti aspettano risposte. I giovani aspettano risposte.
Non possiamo chiedere loro di aspettare ancora.
casa, lavoro, pace e lotta alle disuguaglianze non devono avere colori politici, ma colori morali: prima delle appartenenze vengono le persone e la loro dignità.
Per questo lo dico con chiarezza: non aspettiamo che la bomba sociale esploda. Disinneschiamola adesso.
Risolviamo il problema in modo strutturale. Facciamo di Matera un esempio nazionale.
E facciamo una scelta precisa sulle priorità: meno guerre e più pace, meno armi e più casa, meno interessi particolari e più interesse pubblico, meno disuguaglianze e più lavoro, più dignità e più futuro.
Perché una città non si misura soltanto da quanto costruisce o da quanto cresce economicamente. Si misura dalla capacità di non lasciare indietro nessuno.
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