REDITO – Le imprese sarde tra costo dei finanziamenti e nuovo rialzo
dei tassi BCE. Le piccole realtà isolane applicato il tasso
d’interesse più elevato d’Italia.
Giacomo Meloni (Presidente Confartigianato Sardegna): “Con la nuova
stretta sul credito a rischio molti investimenti”.
Il nuovo rialzo dei tassi, deciso dalla BCE, aggiunge pressione anche
alle aziende isolane che non hanno ancora assorbito gli effetti della
stretta del 2022.
E rischia di togliere il sonno ai piccoli imprenditori sardi che
continuano a veder calare i prestiti verso le loro attività, il cui
costo aumenta andando incidere negativamente sugli investimenti e
sulla competitività dell’intero sistema settore produttivo artigiano.
Tutto ciò è confermato dall’analisi effettuata dall’Ufficio Studi di
Confartigianato Sardegna, sui dati Banca d’Italia, racconta di una
diminuzione del 4,6% dei prestiti bancari verso le piccole imprese
sarde e di un calo del 3,1% sul totale delle attività produttive
regionali contro il dato nazionale che registra un -4,3% per le
piccole e un + 2,2% nel totale.
Al contrario cresce il tasso di interesse che le imprese pagano per
ottenere i finanziamenti. La Sardegna è la regione italiana dove il
credito costa di più: alle piccole imprese produttrici viene applicato
un Tasso Annuale Effettivo (TAE) del 10,6% conto il 6,1% riservato
alle grandi strutture manifatturiere; questo comporta un gap tra le
piccole e medio-grandi di 450 punti base. Al contrario la regione dove
il denaro costa meno è la P.A. di Bolzano con un 6,5% alle PMI e un
4,3% alle grandi, con un differenziale di soli 220 punti base tra
piccole e medio-grandi.
Prendendo in considerazione tutte le imprese sarde, finanziarie e non,
la media del TAE applicato è del 6,50%; l’Isola è al secondo posto per
tasso applicato subito dopo la Calabria con il 6,50%, all’ultimo
l’Emilia Romagna con 4,46% e una media italiana del 4,97%. Analizzando
i vari settori, alle imprese sarde delle costruzioni viene applicato
un tasso del 6,95% (sesto posto in Italia) contro una media italiana
del 6,12%. Nei servizi alle realtà isolane viene applicato un TAE del
6,97% (terzo posto) contro il 5,11% di media nazionale. Nel
manifatturiero esteso il TAE è del 5,46% (terzo posto) contro una
media italiana del 4,65%.
Il dossier ha anche analizzato la dinamica del tasso di interesse tra
il 2022, anno di inizio dell’attuale stretta monetaria internazionale,
e il primo trimestre 2026.
A marzo 2026 il tasso pagato dalla totalità delle imprese sarde è di
150 punti base superiore al livello di giugno 2022, contro una media
nazionale di 191 p.b. Tra i vari settori, il tasso applicato
attualmente ai prestiti destinati alle imprese sarde delle Costruzioni
è superiore di 167 punti base rispetto a quello del 2022 (media
nazionale +192), quello per i Servizi è superiore di 150 p.b. (media
nazionale +188) e quello destinato al Manifatturiero esteso è
superiore di 165 punti base (media nazionale + 204).
Sempre secondo l’analisi dal 2019 a marzo 2026 i prestiti alle piccole
imprese italiane sono diminuiti di 34 miliardi di euro, con una
flessione del 25,9%. Per le imprese artigiane il calo è ancora più
marcato e raggiunge il 39,3%, a fronte di una contrazione del 7,3% dei
prestiti complessivamente erogati al totale delle aziende nazionali.
“La nostra rilevazione conferma come la stretta monetaria continui a
produrre effetti particolarmente gravosi sulle micro e piccole imprese
– commenta Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Sardegna –
una situazione che penalizza il cuore del sistema produttivo isolano e
ne riduce la capacità di investire, innovare e creare occupazione”.
Secondo il Presidente “l’aumento dei tassi di interesse deciso dalla
Banca Centrale Europea rischia di trasformarsi in un ulteriore freno
agli investimenti delle micro e piccole imprese, proprio nel momento
in cui alle aziende viene chiesto di accelerare sulle transizioni
digitale ed ecologica. “Le nostre imprese stanno affrontando una fase
complessa – continua – da una parte sono chiamate a investire in
innovazione, sostenibilità, digitalizzazione e formazione, dall’altra
devono fare i conti con un costo del denaro più elevato e con una
crescente difficoltà di accesso ai finanziamenti. È una contraddizione
che rischia di rallentare la competitività del sistema produttivo”.
Per Confartigianato Sardegna il problema non riguarda soltanto il
costo del denaro. A preoccupare è soprattutto la crescente difficoltà
di accesso al credito per le realtà di minori dimensioni. I prestiti
destinati alle micro e piccole imprese continuano infatti a diminuire.
L’Isola è una delle regioni italiane con la più forte presenza di
piccole imprese e attività artigiane. “Quando il credito diventa più
costoso o più difficile da ottenere, sono proprio queste realtà a
subire le conseguenze maggiori – aggiunge Meloni – significa rinviare
l’acquisto di nuovi macchinari, rallentare gli investimenti nelle
tecnologie digitali, posticipare i progetti di efficientamento
energetico e, in alcuni casi, rinunciare a opportunità di crescita”.
Secondo l’Associazione Artigiana, molte aziende artigiane, commerciali
e di servizio, pur essendo sane e con commesse in corso, si trovano
senza la liquidità necessaria per investire, pagare i fornitori,
innovare o semplicemente affrontare le normali esigenze di gestione.
“Le conseguenze possono essere pesanti – sottolinea Meloni – si
rinviano le assunzioni, si bloccano i progetti di sviluppo e, nei casi
più gravi, si rischia la chiusura dell’attività”.
“Come Confartigianato Sardegna, da anni chiediamo al sistema bancario
di tornare a svolgere pienamente il proprio ruolo di sostegno
all’economia reale – conclude il Presidente – valutando il merito
imprenditoriale e la storia aziendale e senza affidarsi esclusivamente
a rigidi algoritmi. Le micro e piccole imprese non rappresentano un
problema da gestire, ma una risorsa da valorizzare: tutelarle
significa difendere il lavoro, il territorio e il futuro delle nostre
comunità”.
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