Il settore industriale ticinese ha un colosso che sfugge alla vista quotidiana ma domina incontrastato le classifiche contabili. Non è la farmaceutica, né la meccanica, né la moda. È il polo dei metalli preziosi e, in particolare, dell’oro.
A prima vista sembra una cifra impossibile per un cantone di 360’000 abitanti. Eppure i dati del commercio estero mostrano che nel 2025 è entrato oro (e altri metalli preziosi) per oltre 100 miliardi di franchi. Sono poco meno di 300’000 franchi per ogni abitante, lattanti compresi.
Un gigante che pesa per il 95% dell’export
L’industria dell’oro risplende
Il Quotidiano 31.03.2025, 19:00
Per comprendere l’eccezionalità del dato, basta guardare al resto dell’economia reale. Nessun altro comparto economico si avvicina lontanamente a questi valori. Considerando tutti i tipi di beni, il Ticino ha registrato esportazioni totali per 124,2 miliardi di franchi e importazioni per 110,7. Ma se si isola il cosiddetto totale congiunturale – l’indice che le autorità statistiche utilizzano abitualmente per misurare l’economia manifatturiera e di consumo, depurandola da flussi finanziari volatili e materie prime d’investimento come l’oro in lingotti, le gemme e le opere d’arte – il quadro cambia radicalmente: le esportazioni ordinarie ticinesi scendono a 5,9 miliardi e le importazioni a 7,1 miliardi.
In altri termini, oltre il 95% dell’intero valore monetario dell’export cantonale è riconducibile alla categoria dei metalli. Più di 19 franchi esportati su 20 riflettono le spedizioni di questo comparto.
Le statistiche parlano di “metalli”
Nelle banche dati aperte della dogana e dell’USTAT consultate, questi scambi rientrano formalmente sotto la voce ”Metalli di base e prodotti in metallo” (la Divisione 24 della classificazione statistica dei prodotti associata alle attività, CPA), una classificazione standard europea che raggruppa sia i metalli comuni (acciaio, alluminio) sia quelli preziosi. Tuttavia, la specifica configurazione industriale del Ticino non lascia spazio a dubbi sull’origine del volume.
Le fonderie del Mendrisiotto non delocalizzano
Il Quotidiano 10.11.2025, 19:00
Nel Mendrisiotto (a Mendrisio, Balerna e Castel San Pietro) hanno sede tre delle principali raffinerie mondiali che, assieme agli stabilimenti della Svizzera romanda, formano l’hub di affinazione più rinomato a livello internazionale. Una considerevole parte dell’oro estratto a livello globale giunge qui sotto forma grezza o da riciclo per essere saggiato, fuso, purificato e convertito nei lingotti “Good Delivery” o nei formati richiesti da banche centrali, investitori istituzionali e operatori orafi di tutto il mondo. Nel 2025 il Ticino ha generato quasi il 70% delle esportazioni svizzere di metalli e oltre la metà delle importazioni.
Christoph Wild, presidente Associazione svizzera metalli preziosi (ASMP)
A spiegare la complessità di questi flussi è Christoph Wild, presidente dell’Associazione svizzera metalli preziosi (ASMP) che riunisce le principali aziende elvetiche attive nel settore tra cui le ticinesi Argor-Heraeus SA di Mendrisio e MKS PAMP SA di Castel San Pietro, ma non la Valcambi Suisse di Balerna. “Bisogna differenziare tra il tipo di metallo che entra in Svizzera – sottolinea intervistato da SEIDISERA – . I nostri membri importano metallo prezioso proveniente da miniere industriali da affinare, il cosiddetto doré. In quel caso il flusso è chiaro: arriva il metallo da tutto il mondo, se la sorgente è responsabile ed eticamente corretta. Mentre vediamo un flusso di cosiddetto Good Delivery che viene soprattutto da Londra, per far sì che le raffinerie svizzere possano lavorare i lingotti per destinazione soprattutto Cina e Stati Uniti”.
L’effetto prezzo e il contesto geopolitico
Nuovo record per il prezzo dell’oro
Telegiornale 08.10.2025, 20:00
Nel 2025 si è assistito a un salto vertiginoso dei valori. Le cifre sono quasi raddoppiate rispetto alla media del periodo 2021-2024 (quando l’export oscillava tra i 55 e i 70 miliardi). Il balzo non è legato a un improvviso raddoppio delle tonnellate fisiche trattate dagli impianti ticinesi, ma in primo luogo all’evoluzione del prezzo dell’oro che ha raggiunto i massimi storici sui mercati. La sua quotazione è passata da circa 75’000 franchi al chilo a inizio 2025 a circa 110’000 alla fine dell’anno. Essendo i dati del commercio estero calcolati in valore monetario nominale (franchi correnti), ogni rincaro dell’oncia si traduce istantaneamente in una crescita del valore dichiarato alle dogane svizzere.
Trenta volte il budget del Cantone
Per capire l’ordine di grandezza del fenomeno basta confrontarlo con alcuni indicatori economici cantonali. Nel 2025 il valore dei metalli esportati dal Ticino ha raggiunto 118,2 miliardi di franchi. In altre parole, il valore dei metalli che sono partiti dal Ticino verso il resto del mondo in un solo anno equivale a oltre tre volte la ricchezza prodotta annualmente dall’intera economia ticinese (nel 2025 il PIL ha superato i 36 miliardi), a quasi trenta volte le entrate del Cantone (4,1 miliardi) ed è anche superiore a tutte le uscite della Confederazione lo scorso anno (86 miliardi).
Un flusso enorme e poco visibile
L’oro e gli altri metalli preziosi (argento, platino e palladio) entrano ed escono dal territorio ticinese nell’ambito delle attività di commercio, lavorazione e raffinazione dei metalli preziosi destinati ai mercati internazionali. I 118,2 miliardi di export non rappresentano però la ricchezza creata in Ticino, ma il valore di una materia prima arrivata quasi interamente dall’estero. La vera ricchezza generata sul territorio cantonale – il contributo effettivo al prodotto interno lordo – è data dal valore aggiunto del processo: ovvero dai compensi per la lavorazione e il saggio, dai servizi logistici, dai salari e dalle imposte pagate alle casse pubbliche. E non si tratta neppure di 18 miliardi (la differenza tra esportazioni e importazioni).
L’indotto sul territorio: una ricerca in corso
Quanto vale dunque questo settore per l’economia ticinese? La risposta precisa non esiste ancora. “Non esiste una ricerca che veramente fornisca queste cifre”, ammette Wild. “Stiamo attualmente come associazione facendo questa ricerca”. Quello che già emerge, però, è la dimensione dell’ecosistema costruito attorno alle raffinerie: “L’ecosistema del settore dei metalli preziosi in Ticino, nel Mendrisiotto ma anche in Svizzera, è molto grande perché offriamo direttamente qui in Ticino molto più di 1’200 posti di lavoro. Le raffinerie fanno buoni guadagni, quindi le imposte saranno alte, e abbiamo clienti e fornitori che fanno buoni affari. Quindi l’impatto economico sia per il Ticino sia per la Svizzera, ma soprattutto qui da noi nel Mendrisiotto, è a mio avviso molto molto importante”.
https://rsi.cue.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/La-domanda-d%E2%80%99oro-%C3%A8-fortissima-raffinerie-ticinesi-sotto-pressione–2715103.html
In attesa della conclusione dello studio in atto sull’indotto, avanzare cifre è azzardato. Con ogni probabilità però, date la quantità di metalli preziosi trattate annualmente in Ticino, il valore aggiunto generato dalle raffinerie supera i 100 milioni di franchi anche se i margini del settore sono strutturalmente contenuti. “Il margine normalmente è molto piccolo – conferma Christoph Wild -. Solo per fare un esempio, per affinare un chilo di oro e trasformarlo in un lingotto, spesso si è sotto l’un per mille del valore”. Tuttavia, precisa il presidente dell’ASMP, non tutta la produzione ticinese si limita ai lingotti standard: “Le raffinerie ticinesi fanno prodotti con un plusvalore molto grande: per il settore dell’orologeria fanno i cosiddetti mint coins e i prodotti piccoli stampati. E lì il plusvalore o il margine è molto più alto”. La nostra stima non appare fuori luogo anche a chi il settore lo conosce molto bene. Anche se Christoph Wild invita a non dimenticare che, sull’altro piatto della bilancia, va considerato il costo del capitale investito dalle raffinerie per acquistare l’oro da trattare prima di rivenderlo.
In un decennio oltre mille miliardi
L’analisi sul lungo periodo conferma la costante ascesa del polo ticinese della raffinazione dei metalli preziosi. Considerando l’intero periodo 2016-2025, emerge un’altra dimensione del fenomeno.
In dieci anni, la somma cumulativa dell’interscambio commerciale ticinese per la sola categoria “Metalli” ha superato il bilione di franchi. Una cifra da capogiro: 1’000’000’000’000.
Il cuore ticinese di una filiera globale
Il Ticino continua ad avere l’immagine di un’economia di confine, fortemente legata alla Lombardia e al mercato italiano. Ed è così poiché la Penisola, non considerando i metalli, è il principale partner commerciale del cantone sia per le esportazioni sia per le importazioni. Tuttavia, dietro alcuni cancelli blindati del Mendrisiotto, si è sviluppata un’attività globale che collega il Mendrisiotto a Londra, New York, Dubai, Hong Kong e alle principali piazze finanziarie mondiali.
Una realtà che emerge in tutta la sua ampiezza scorrendo l’elenco dei principali partner commerciali del Ticino.
Il dato sugli Emirati Arabi Uniti — prima nazione di importazione dell’oro lavorato in Ticino con 38,7 miliardi, pari al 35% del totale — merita una spiegazione. Il presidente dell’Associazione svizzera dei fabbricanti e commercianti di metalli preziosi (ASFCMP) è diretto: “I nostri membri non importano nessun chilo da quella zona perché siamo convinti che sia difficile far sì che la sorgente sia 100% legale”. Il fatto è che, come precisa Christoph Wild, non tutte le raffinerie attive in Ticino aderiscono all’organizzazione che guida: “Noi come associazione abbiamo dato la raccomandazione di non importare metallo da Dubai”.
Legato a SEIDISERA del 03.11.2026
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