#Finsubito news – Compensazioni F24 bloccate con ruoli oltre 30.000 euro


Compensazioni F24 bloccate per chi ha cartelle scadute: oggi il divieto scatta oltre 50.000 euro di imposte a ruolo, la Manovra 2027 vuole portarlo a 30.000. Come funziona la regola, quali debiti contano, che cosa rischia la cassa dell’impresa e quali strade ci sono per non lasciare fermi i crediti.

In breve

  • Chi ha imposte erariali iscritte a ruolo, scadute e non sospese, per più di 50.000 euro non può usare i crediti d’imposta in compensazione orizzontale nel modello F24: il divieto riguarda tutto il credito, non solo la parte pari al debito, e cessa con la completa rimozione delle violazioni.
  • Il disegno di legge di bilancio 2027, all’esame del Parlamento, abbassa la soglia da 50.000 a 30.000 euro: dopo i 100.000 euro del 2024 e i 50.000 del 2026, molte piccole e medie imprese con qualche cartella arretrata rischiano di vedere fermi crediti IVA e altre eccedenze.
  • Per non subire il blocco servono un estratto aggiornato dei ruoli e una scelta per tempo: pagare le cartelle anche usando il credito, rateizzare, contestare con richiesta di sospensione i debiti non dovuti e inserire lo scenario senza compensazioni nella previsione di cassa del 2027.

Di cosa si tratta

Il modello F24 non serve soltanto a pagare. Per molte imprese e per molti professionisti è lo strumento con cui i crediti d’imposta (un credito IVA annuale, un’eccedenza IRES, un credito agevolativo) vengono usati per pagare altre imposte, le ritenute dei dipendenti e i contributi. È la compensazione orizzontale prevista dall’articolo 17 del decreto legislativo 241 del 1997, e lo Statuto del contribuente lo dice in modo semplice: l’obbligazione tributaria può essere estinta anche per compensazione.

Da qualche anno, però, questa possibilità si chiude per chi ha debiti iscritti a ruolo di una certa dimensione. Oggi il blocco scatta quando le imposte erariali a ruolo, scadute e non sospese, superano 50.000 euro. Il disegno di legge di bilancio 2027, approvato dal Consiglio dei ministri a fine ottobre 2026 e ora all’esame del Parlamento, porta la soglia a 30.000 euro. Per molte imprese con qualche cartella rimasta indietro la differenza è concreta: crediti che fino a oggi pagavano IVA, ritenute e contributi rischiano di restare fermi proprio quando servirebbero di più.

In questo articolo spiego come funziona oggi il blocco, che cosa cambierebbe con la Manovra 2027, quali debiti contano e quali no, che cosa succede se si prova a compensare lo stesso e quali strade ci sono per uscirne senza perdere il credito. Lungo il testo trovate due fac-simile in PDF: la check-list prima di ogni F24 con crediti e il percorso in cinque tappe per uscire dal blocco.

La regola di oggi: niente compensazioni oltre 50.000 euro di ruoli

Il blocco nasce con la legge di bilancio 2024. L’articolo 1, comma 94, della legge 30 dicembre 2023, n. 213 ha inserito nell’articolo 37 del decreto legge 223 del 2006 il comma 49-quinquies, applicato dal 1° luglio 2024. La regola riguarda i contribuenti che hanno:

  • iscrizioni a ruolo per imposte erariali e relativi accessori, oppure accertamenti esecutivi affidati agli agenti della riscossione;
  • per importi complessivamente superiori alla soglia;
  • per i quali i termini di pagamento sono scaduti, sono ancora dovuti pagamenti e non ci sono provvedimenti di sospensione in essere.

In questi casi è esclusa la facoltà di compensare ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 241 del 1997. La norma dice espressamente che si applica in deroga all’articolo 8 dello Statuto del contribuente, cioè proprio alla regola generale che ammette la compensazione.

All’inizio la soglia era di 100.000 euro. La legge di bilancio 2026, all’articolo 1, comma 116, della legge 30 dicembre 2025, n. 199, l’ha dimezzata a 50.000 euro, modificando sia il comma 49-quinquies sia l’articolo 5, comma 7, del testo unico dei versamenti e della riscossione (decreto legislativo 24 marzo 2025, n. 33), che raccoglie oggi queste regole.

Il punto che sorprende di più è la portata del divieto. Non si blocca soltanto la parte di credito pari al debito: si blocca la compensazione orizzontale nel suo complesso. Un’impresa con 60.000 euro di debiti a ruolo e 200.000 euro di credito IVA non può usare in F24 nemmeno un euro di quel credito per pagare ritenute, contributi o altre imposte, finché la condizione resta.

Il divieto cessa, dice la norma, con la completa rimozione delle violazioni contestate. Resta invece possibile la compensazione cosiddetta verticale, quella che avviene all’interno della stessa imposta nelle liquidazioni e nelle dichiarazioni (per esempio l’IVA a credito di un periodo che riduce l’IVA a debito del periodo successivo), perché non passa dall’articolo 17.

Che cosa prevede la Manovra 2027

Il disegno di legge di bilancio per il 2027 è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre 2026. Il 30 ottobre il Presidente della Repubblica ne ha autorizzato la presentazione alle Camere e l’esame parlamentare parte dalla Camera dei deputati.

Fra le misure fiscali c’è un’ulteriore stretta sulle compensazioni: la soglia dei debiti a ruolo scaduti oltre la quale la compensazione orizzontale è preclusa scende da 50.000 a 30.000 euro, intervenendo sull’articolo 5, comma 7, del testo unico dei versamenti e della riscossione. Il meccanismo resta lo stesso; cambia la platea, che si allarga a molte piccole e medie imprese con cartelle per qualche decina di migliaia di euro.

In meno di tre anni la soglia passerebbe da 100.000 a 30.000 euro: meno di un terzo. La direzione è chiara, e conviene organizzarsi prima che la nuova regola diventi legge.

È un disegno di legge: il Parlamento può modificarlo, e la legge di bilancio viene di regola approvata entro la fine dell’anno. Ma chi oggi ha debiti a ruolo fra 30.000 e 50.000 euro, e conta sui crediti per pagare l’F24 di ogni mese, ha davanti poche settimane per guardare l’estratto e decidere. È la stessa logica con cui abbiamo letto l’altra novità della Manovra che interessa molte partite IVA, la nuova soglia d’ingresso del regime forfettario.

La stretta si inserisce in un quadro in cui la riscossione usa sempre di più i dati che il Fisco già possiede. La stessa legge di bilancio 2026, ai commi 117 e 118, ha previsto che l’Agenzia delle Entrate comunichi all’agente della riscossione i dati delle fatture dei debitori iscritti a ruolo. Il blocco delle compensazioni è un altro tassello dello stesso disegno: chi ha debiti scaduti con l’Erario non può usare i crediti verso l’Erario per pagare altro.

Quali debiti contano e quali no

Il primo lavoro da fare è capire quanto vale davvero il debito che conta per la soglia. Non tutti i debiti con il Fisco entrano nel conto, e la differenza fra un debito incluso e uno escluso può spostare un’impresa da una parte all’altra della linea.

Contano, secondo il testo della norma:

  • le somme iscritte a ruolo per imposte erariali, come IRPEF, IRES e IVA, con i relativi accessori (sanzioni e interessi);
  • gli accertamenti esecutivi già affidati agli agenti della riscossione;
  • a condizione che i termini di pagamento siano scaduti e che non ci siano provvedimenti di sospensione.

Non contano, perché non rientrano nella definizione:

  • i debiti che non sono ancora a ruolo né affidati alla riscossione, come gli avvisi bonari e le comunicazioni di irregolarità ancora in corso di pagamento;
  • i debiti per contributi previdenziali e i tributi locali, che non sono imposte erariali;
  • i carichi per i quali c’è un provvedimento di sospensione in essere, giudiziale o amministrativo.

La soglia si confronta con l’importo complessivo: si sommano tutti i carichi che hanno le caratteristiche indicate, anche se sono nati in anni diversi e da cartelle diverse.

Un discorso a parte meritano i debiti in rateazione e quelli in definizione agevolata. Lì la domanda è se e quando i termini di pagamento risultano scaduti, ed è una lettura che va fatta carico per carico, guardando il piano concesso e il suo andamento. Chi ha aderito alla rottamazione e paga le rate deve tenerne conto anche per le compensazioni: ne abbiamo parlato nell’articolo sulle scadenze di novembre della rottamazione quinquies. Una rata saltata può cambiare il quadro dei debiti scaduti e, con esso, la possibilità di usare i crediti.

Per questo il primo controllo, prima di ogni F24 con crediti, è un estratto aggiornato della situazione debitoria, letto da chi sa separare i carichi che contano da quelli che non contano. È il primo punto della check-list prima di ogni F24.

Il vecchio limite di 1.500 euro e le altre compensazioni con i ruoli

Il blocco oltre 50.000 euro non ha sostituito la regola più vecchia. Resta in vigore l’articolo 31 del decreto legge 78 del 2010, che opera già quando i debiti a ruolo per imposte erariali scaduti superano 1.500 euro. La differenza fra le due regole è importante:

  • con il limite di 1.500 euro il credito per imposte erariali non si può compensare fino a concorrenza del debito a ruolo; la parte di credito che eccede il debito resta utilizzabile;
  • con il limite di 50.000 euro (domani, se confermato, 30.000 euro) il divieto riguarda la compensazione orizzontale nel suo insieme, senza distinguere fra la parte di credito pari al debito e quella eccedente.

Accanto ai divieti, la legge prevede però alcuni canali che usano i crediti proprio per ridurre i debiti a ruolo, ed è lì che spesso si trova la soluzione.

  • La procedura di compensazione delle somme iscritte a ruolo con i crediti d’imposta, che usa il credito per pagare direttamente le cartelle: è la strada più naturale quando il credito è capiente.
  • L’articolo 28-ter del DPR 602 del 1973: quando l’Agenzia deve erogare un rimborso superiore a 500 euro e il beneficiario ha cartelle notificate non pagate, l’agente della riscossione propone di compensare il rimborso con il debito, dando sessanta giorni per accettare.
  • L’articolo 28-quater: chi vanta crediti certi, liquidi ed esigibili verso la pubblica amministrazione per forniture, somministrazioni, appalti e prestazioni professionali può usarli, con la certificazione prevista, per pagare somme iscritte a ruolo.
  • L’articolo 28-quinquies: gli stessi crediti certificati verso la pubblica amministrazione possono servire a pagare le somme dovute per adesione, acquiescenza, conciliazione e mediazione.

Sono strumenti meno conosciuti, ma per un’impresa che lavora con enti pubblici e ha qualche cartella aperta possono valere molto: trasformano un credito che non si riesce a incassare in un debito che si chiude.

Che cosa succede se si compensa lo stesso

Il comma 49-quinquies richiama i controlli preventivi sulle deleghe con compensazioni, previsti dai commi 49-ter e 49-quater dello stesso articolo 37, ai soli fini della verifica delle condizioni del blocco. In pratica il sistema dell’Agenzia controlla, al momento dell’invio, se il contribuente ha debiti a ruolo che superano la soglia; se li ha, la delega con la compensazione può essere bloccata.

Le conseguenze sono pratiche e immediate. Se la delega non passa, i pagamenti che conteneva non risultano fatti: le ritenute dei dipendenti, l’IVA del mese, i contributi restano da versare, con sanzioni e interessi che maturano dal giorno della scadenza. Nel frattempo l’impresa ha magari già chiuso la tesoreria del mese contando su quella compensazione.

C’è anche un vincolo di canale. Dal 1° luglio 2024, per effetto dello stesso intervento della legge 213 del 2023, le deleghe con compensazioni si presentano esclusivamente con i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, direttamente o tramite un intermediario abilitato. Chi pagava le deleghe con compensazione dall’home banking deve aver già cambiato strada.

Un’ultima avvertenza riguarda chi ha ricevuto il provvedimento di cessazione della partita IVA: dalla notifica la facoltà di compensare è esclusa, come ricorda la nota all’articolo 8 dello Statuto. In quel caso il problema non è la soglia, ma la posizione stessa del contribuente.

Il blocco non toglie il credito: lo congela. Il credito resta, e si può usare in altri modi o più avanti. Il danno vero lo fa l’F24 scartato che nessuno aveva previsto.

Come si esce dal blocco

Le strade sono poche e vanno scelte guardando la cassa, la qualità del debito e il valore del credito. Le mettiamo in ordine nel percorso in cinque tappe.

Pagare i ruoli scaduti. È la via più diretta: la norma fa cessare il divieto con la completa rimozione delle violazioni contestate. Quando il credito è capiente, conviene valutare di usarlo proprio per pagare le cartelle con la procedura dedicata, così da chiudere il debito senza toccare la liquidità.

Chiedere la rateazione. L’articolo 19 del DPR 602 del 1973 consente di dilazionare i carichi fino a 120.000 euro per ciascuna richiesta con la semplice dichiarazione di temporanea difficoltà: fino a 84 rate mensili per le richieste presentate nel 2025 e nel 2026, fino a 96 per quelle presentate nel 2027 e nel 2028. Con la documentazione della difficoltà si arriva a 120 rate. Dalla richiesta non possono essere avviate nuove procedure esecutive né iscritti nuovi fermi e ipoteche. Attenzione alla decadenza: il mancato pagamento di otto rate, anche non consecutive, fa perdere il beneficio e il residuo non può essere rateizzato di nuovo. La rateazione mette ordine nei pagamenti; per capire se e quando riapre le compensazioni bisogna guardare ai termini dei singoli carichi.

Contestare quando c’è un motivo. Se il debito è sbagliato, prescritto o non dovuto, la contestazione con la richiesta di sospensione è la strada giusta: i carichi con un provvedimento di sospensione in essere non contano per la soglia. È un lavoro tecnico, che seguiamo con il servizio di contenzioso tributario, e va impostato con tempi certi.

Usare i crediti verso la pubblica amministrazione. Per chi lavora con enti pubblici, i crediti certificati possono pagare direttamente i ruoli, come abbiamo visto.

Affrontare il quadro generale. Quando i debiti a ruolo sono il sintomo di una tensione più ampia (fornitori scaduti, banche, contributi), il blocco delle compensazioni è solo l’ultimo campanello. In quei casi lo strumento giusto può essere la composizione negoziata della crisi, che prevede anche misure fiscali dedicate.

Il rischio di forzare: crediti non spettanti e inesistenti

Davanti a un F24 bloccato c’è sempre la tentazione di trovare una scorciatoia: spostare il credito, cambiare codice, usare un credito di cui non si è sicuri. È la strada peggiore, perché le compensazioni sono uno dei settori più controllati.

Quando un credito viene usato in compensazione e risulta non spettante o inesistente, l’Agenzia lo recupera con un atto di recupero previsto dall’articolo 38-bis del DPR 600 del 1973. I termini sono lunghi: entro il 31 dicembre del quinto anno successivo all’utilizzo per i crediti non spettanti, dell’ottavo anno per quelli inesistenti. Le somme vanno pagate per intero entro il termine per il ricorso, e non è ammessa la compensazione; se non si paga, le somme vengono iscritte a ruolo anche se l’atto non è definitivo.

Sopra certe soglie entra in gioco il penale. L’articolo 10-quater del decreto legislativo 74 del 2000 punisce chi non versa le somme dovute usando in compensazione crediti non spettanti o inesistenti per un importo annuo superiore a 50.000 euro: reclusione da sei mesi a due anni per i crediti non spettanti, da un anno e sei mesi a sei anni per quelli inesistenti.

Il blocco delle compensazioni per debiti a ruolo è una regola diversa: riguarda crediti veri, che però non si possono usare. Proprio per questo non va mai aggirato con crediti incerti. Un credito certo, fermo per qualche mese, è un problema di cassa; un credito incerto usato per forza è un problema che dura anni.

La cassa dell’impresa: pianificare il 2027

Per molte imprese il credito IVA, o l’eccedenza delle imposte sui redditi, è una parte stabile della tesoreria: si sa che a febbraio, a marzo, a giugno, una parte dell’F24 si pagherà con il credito e non con il conto corrente. Se la compensazione si blocca, quell’importo deve uscire dalla banca, spesso nello stesso mese in cui scadono stipendi e fornitori.

Per questo la nuova soglia va inserita nella previsione di cassa del 2027 già adesso. Le domande da farsi sono semplici:

  • quanto vale oggi il debito a ruolo per imposte erariali scaduto e non sospeso;
  • quanto credito l’impresa prevede di usare in compensazione nel 2027, mese per mese;
  • quanta liquidità servirebbe se quel credito restasse fermo per sei o dodici mesi;
  • quale strada costa meno: pagare, rateizzare, usare il credito sui ruoli, contestare.

Il conto va fatto con le stesse cautele di un piano finanziario. Un’impresa con 40.000 euro di cartelle e 80.000 euro di credito IVA può trovarsi a scegliere fra usare una parte del credito per chiudere le cartelle e liberare il resto, oppure tenere il credito fermo e pagare l’F24 con la banca. La risposta dipende dai numeri, e spesso conviene la prima.

Questa analisi fa parte della consulenza fiscale che prestiamo a imprese e professionisti. Quando i debiti fiscali sono il segnale di una gestione da riorganizzare, la affianchiamo con l’affiancamento all’impresa, che lavora sulla tesoreria e sulle scadenze insieme all’amministrazione.

Un esempio: la S.r.l. con 42.000 euro di cartelle

Ecco un caso costruito per l’esempio. Una S.r.l. della distribuzione, con 6 milioni di ricavi e 18 dipendenti, chiude ogni anno con un credito IVA che nel 2026 è di 70.000 euro, perché vende molto all’estero. Ha anche alcune cartelle rimaste indietro: 42.000 euro fra IVA e IRES di anni passati, con sanzioni e interessi, tutte scadute e non sospese, e altri 9.000 euro di contributi a ruolo.

Oggi. I debiti che contano per la soglia sono i 42.000 euro di imposte erariali; i contributi non entrano nel conto. Con la soglia attuale di 50.000 euro il blocco totale non scatta, ma opera il limite dei 1.500 euro: il credito IVA non si può compensare fino a concorrenza dei 42.000 euro, mentre gli altri 28.000 euro restano utilizzabili per pagare ritenute e contributi.

Con la Manovra 2027. Se la soglia scende a 30.000 euro, i 42.000 euro la superano. Da quel momento la società non può più usare nessuna parte del credito IVA per pagare in F24 ritenute, contributi e altre imposte: circa 28.000 euro di F24 che l’impresa pagava con il credito dovrebbero uscire dal conto corrente.

Il percorso. Con lo studio la società esamina l’estratto carico per carico. Una cartella da 6.000 euro risulta riferita a un periodo per il quale c’è un motivo serio di contestazione: si imposta il ricorso con la richiesta di sospensione. Per le altre si valuta l’uso del credito IVA per pagarle direttamente con la procedura di compensazione dei ruoli. La previsione di cassa del 2027 viene rifatta in due scenari, con e senza compensazioni.

Il risultato. La società chiude con il credito le cartelle non contestate prima che la nuova soglia entri in vigore, tiene sotto controllo la posizione della cartella contestata e torna a usare il credito residuo per l’F24 ordinario. La tesoreria del 2027 non subisce lo scossone che avrebbe avuto scoprendo il blocco al primo F24 scartato.

Gli errori che vediamo più spesso

Non sapere quanto si deve. Molte imprese non hanno un estratto aggiornato dei ruoli e scoprono il blocco solo con il primo F24 scartato. Il controllo va fatto prima, non dopo.

Sommare i debiti sbagliati. Contributi, tributi locali e avvisi bonari non entrano nella soglia; i carichi sospesi neppure. Contare tutto insieme porta a decisioni sbagliate, in un senso o nell’altro.

Confondere i due limiti. Il limite di 1.500 euro blocca il credito fino al debito; quello di 50.000 euro, domani forse 30.000, blocca la compensazione orizzontale nel suo insieme. Le conseguenze sulla cassa sono molto diverse.

Aspettare la legge definitiva. La soglia di 30.000 euro è in un disegno di legge, ma le scelte che servono (pagare, rateizzare, contestare) richiedono settimane. Chi aspetta gennaio rischia di trovarsi con il primo F24 dell’anno bloccato.

Lasciar decadere la rateazione. Otto rate non pagate, anche non consecutive, fanno perdere il piano e riportano l’intero residuo fra i debiti scaduti.

Forzare con crediti incerti. Usare un credito dubbio per aggirare il blocco espone ad atti di recupero, sanzioni e, oltre le soglie, a conseguenze penali.

Pagare con l’home banking. Le deleghe con compensazioni passano solo dai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate.

Da dove cominciare

Il primo passo è una fotografia dei debiti a ruolo: quali carichi ci sono, per quali imposte, se sono scaduti, se sono sospesi, rateizzati o in definizione agevolata. Accanto, la mappa dei crediti che l’impresa prevede di usare nel 2027. Con questi due elenchi si capisce subito se la nuova soglia vi riguarda e quanto pesa sulla cassa.

Per il primo incontro sono utili l’estratto della situazione debitoria presso l’agente della riscossione, le ultime dichiarazioni con i crediti indicati, gli F24 degli ultimi dodici mesi con le compensazioni fatte e gli eventuali piani di rateazione o di definizione agevolata in corso.

Potete prenotare un appuntamento in studio, in via Abbondio Sangiorgio 18 a Milano, o in videochiamata, oppure chiamare lo studio allo 02 80897709. Se volete prima una lettura complessiva della situazione dell’impresa, potete partire dal check-up azienda online; per un’idea dei costi dell’assistenza potete richiedere un preventivo.

Domande frequenti

Quando scatta oggi il blocco delle compensazioni in F24?

Quando il contribuente ha iscrizioni a ruolo per imposte erariali e relativi accessori, o accertamenti esecutivi affidati alla riscossione, per importi complessivamente superiori a 50.000 euro, con termini di pagamento scaduti e senza provvedimenti di sospensione. In quel caso è esclusa la compensazione orizzontale prevista dall’articolo 17 del decreto legislativo 241 del 1997.

Che cosa cambia con la Manovra 2027?

Il disegno di legge di bilancio 2027, approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre 2026 e ora all’esame del Parlamento, abbassa la soglia da 50.000 a 30.000 euro. Il meccanismo del blocco resta lo stesso, ma riguarda molte più imprese.

Il blocco riguarda tutto il credito o solo la parte pari al debito?

Tutto il credito. A differenza del limite di 1.500 euro previsto dall’articolo 31 del decreto legge 78 del 2010, che blocca il credito fino a concorrenza del debito a ruolo, il divieto oltre soglia esclude la compensazione orizzontale nel suo insieme.

I contributi INPS e i tributi locali a ruolo contano per la soglia?

No. La norma considera le imposte erariali iscritte a ruolo con i relativi accessori e gli accertamenti esecutivi affidati agli agenti della riscossione. Contributi previdenziali e tributi locali non sono imposte erariali.

Gli avvisi bonari fanno scattare il blocco?

No, finché non diventano debiti iscritti a ruolo o affidati alla riscossione con termini di pagamento scaduti. Il blocco riguarda le iscrizioni a ruolo e gli accertamenti esecutivi affidati agli agenti della riscossione.

Come si esce dal blocco delle compensazioni?

La norma fa cessare il divieto con la completa rimozione delle violazioni contestate. Le strade pratiche sono pagare i ruoli, anche usando il credito con la procedura di compensazione delle somme iscritte a ruolo, ottenere la sospensione dei carichi contestati e mettere ordine nei pagamenti con la rateazione, valutando carico per carico l’effetto sulle compensazioni.

Si può ancora compensare l’IVA a credito con l’IVA a debito?

Sì, la compensazione verticale all’interno della stessa imposta, nelle liquidazioni e nelle dichiarazioni, non passa dall’articolo 17 del decreto legislativo 241 del 1997 e non è toccata dal blocco, che riguarda la compensazione orizzontale in F24.

Cosa succede se invio un F24 con compensazione mentre il blocco è attivo?

La delega può essere bloccata dai controlli dell’Agenzia delle Entrate. In quel caso i pagamenti che conteneva risultano non effettuati, e ritenute, imposte e contributi restano da versare con sanzioni e interessi.

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Compensazioni in F24: la check-list prima dell’invio

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Uscire dal blocco: il percorso in cinque tappe

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Uscire dal blocco: il percorso in cinque tappe

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Riferimenti e fonti

  • NormaArt. 1, comma 116, legge 30 dicembre 2025, n. 199Soglia del blocco portata da 100.000 a 50.000 euroRiduzione a 50.000 euro della soglia dei debiti a ruolo nel comma 49-quinquies e nel testo unico dei versamenti e della riscossione
  • NormaArt. 1, commi 94-96, legge 30 dicembre 2023, n. 213Introduzione del divieto di compensazione dal 1° luglio 2024Inserimento del comma 49-quinquies nell’articolo 37 del decreto legge 223 del 2006 e compensazioni solo con i servizi telematici dell’Agenzia
  • NormaArt. 37, comma 49-quinquies, D.L. 4 luglio 2006, n. 223Esclusione della compensazione con debiti a ruolo oltre sogliaDivieto di compensazione orizzontale in presenza di debiti erariali a ruolo scaduti e non sospesi
  • NormaArt. 19 D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602Dilazione del pagamento delle somme iscritte a ruoloRateazione dei carichi affidati all’agente della riscossione, numero di rate e decadenza

Approfondimenti e collegamenti utili

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