Quali lauree offrono più possibilità di trovare lavoro?
Scegliere l’università significa anche immaginare il proprio futuro professionale. Quali facoltà offrono maggiori possibilità di trovare un impiego? E quali percorsi rischiano di rendere più difficile l’ingresso nel mondo del lavoro? A fare chiarezza sono i dati del Report ISTAT 2025 sui livelli di istruzione e i ritorni occupazionali, che mostrano come le opportunità cambino sensibilmente in base al titolo di studio. Medicina e discipline STEM guidano la classifica, ma anche gli altri indirizzi presentano risultati che vale la pena conoscere.
Le lauree con più opportunità di lavoro: la classifica ISTAT
Quando scegliamo un percorso universitario, le prospettive occupazionali possono fare la differenza. Secondo i dati ISTAT 2025, tra i laureati di età compresa tra 30 e 34 anni, sono soprattutto gli indirizzi medico-sanitari e scientifici a registrare i risultati migliori.
Ecco la classifica delle aree di laurea con i tassi di occupazione più elevati:
- Area medico-sanitaria e farmaceutica: 90,1%. È al primo posto, con un aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al 2024
- Area STEM: 88,2%. Comprende scienza, tecnologia, ingegneria e matematica, con un tasso di occupazione tra i più alti
- Area socio-economica e giuridica: 85,5%. Registra un risultato elevato, sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente
- Area umanistica e dei servizi: 78,9%. Chiude la classifica, ma guadagna un punto percentuale rispetto al 2024
Tra il primo e l’ultimo gruppo ci sono 11,2 punti percentuali di differenza. Un divario che dimostra quanto l’indirizzo scelto possa incidere sulle opportunità professionali. Non significa, però, che alcune lauree garantiscano un posto di lavoro e altre no: i dati fotografano la situazione occupazionale delle diverse categorie di laureati.
Laurea o diploma: quanto conta il titolo di studio per trovare lavoro?
Al di là della facoltà scelta, una cosa emerge chiaramente dal rapporto: la laurea continua a offrire un vantaggio importante nel mercato del lavoro italiano. Il confronto con chi possiede un diploma o un titolo di studio inferiore mostra differenze significative.
Nel 2025, tra le persone di età compresa tra 25 e 64 anni, l’85,3% dei laureati risulta occupato. La percentuale scende al 74,6% tra i diplomati e al 56,1% tra coloro che possiedono al massimo la licenza media. Anche il rischio di disoccupazione cambia. Tra i laureati il tasso di disoccupazione è del 3%, mentre sale al 5% per chi ha un diploma e raggiunge l’8,7% tra le persone con un livello di istruzione più basso.
La differenza è evidente: un titolo di studio universitario è associato a maggiori possibilità di lavorare, anche se non rappresenta una garanzia assoluta. I dati, inoltre, riguardano l’occupazione e non permettono di stabilire quali lauree assicurino stipendi più alti.
Lauree STEM e divario di genere: cosa emerge dai dati ISTAT
C’è un altro aspetto che merita attenzione. In Italia le donne sono mediamente più istruite degli uomini, ma risultano ancora meno presenti nei percorsi universitari scientifici e tecnologici. Tra i 25 e i 64 anni, infatti, il 25,9% delle donne possiede una laurea, contro il 18,6% degli uomini.
La distanza diventa particolarmente evidente nelle discipline STEM, cioè scienza, tecnologia, ingegneria e matematica. Tra le laureate di 25-34 anni, soltanto il 16,2% ha conseguito un titolo in questi ambiti, mentre tra gli uomini la quota arriva al 38,2%. Anche sul fronte lavorativo emergono differenze. Nelle professioni legate alle lauree STEM, il tasso di occupazione degli uomini raggiunge il 91,4%, contro l’83,3% delle donne.
Uno scarto di 8,1 punti percentuali, il più ampio tra le aree di studio considerate.
La situazione cambia nei percorsi medico-sanitari e umanistici, dove il divario occupazionale tra uomini e donne è più contenuto. I dati evidenziano quindi differenze che non riguardano soltanto la scelta della facoltà, ma anche l’inserimento nel mercato del lavoro.
Pochi laureati in Italia rispetto all’Europa: il peso degli ITS Academy
Nonostante i vantaggi occupazionali della laurea, l’Italia continua a essere indietro rispetto alla media europea per numero di giovani con un titolo di istruzione terziaria. Nella fascia tra 25 e 34 anni, la quota si ferma al 31,1%, contro il 44,8% registrato nell’Unione europea. La distanza appare ancora più evidente considerando l’obiettivo europeo per il 2030: raggiungere almeno il 45% di giovani con un titolo di istruzione terziaria. L’Italia si trova attualmente a 13,9 punti percentuali da questo traguardo.
A pesare è anche la scarsa diffusione dei percorsi terziari brevi e professionalizzanti, tra cui gli ITS Academy. Questi istituti offrono una formazione superiore orientata alle competenze tecniche e al mondo del lavoro, rappresentando un’alternativa ai tradizionali percorsi universitari. In Italia i titoli terziari brevi rappresentano meno dell’1% del totale, una quota molto distante da quella della Spagna, dove raggiungono il 29,2%, e della Francia, dove arrivano al 22,5%. Una differenza che aiuta a comprendere perché il nostro Paese fatichi ancora a raggiungere i livelli europei di istruzione superiore.
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