Il Reddito di cittadinanza potrebbe tornare nel 2027, con una nuova formula, una platea di beneficiari più ampia e un contributo economico che potrebbe raggiungere 542 euro al mese, oltre a un’eventuale integrazione per le spese dell’abitazione. È questa la proposta avanzata dal Movimento 5 Stelle, che punta a inserire il cosiddetto Reddito 2.0 nel programma elettorale della coalizione di centrosinistra in vista delle prossime elezioni politiche.
L’iniziativa, sostenuta da Giuseppe Conte, ha già raccolto le prime aperture del Partito Democratico, di Italia Viva e di Alleanza Verdi e Sinistra. Non si tratta, tuttavia, di una misura già approvata: il progetto è ancora in fase di discussione e dovrà essere valutato ai tavoli programmatici della coalizione.
La novità più importante riguarda proprio i possibili beneficiari. A differenza dell’attuale Assegno di inclusione, il nuovo sostegno potrebbe essere riconosciuto anche alle persone considerate in grado di lavorare, ma che si trovano senza un’occupazione e senza entrate sufficienti per mantenersi.
Reddito di cittadinanza 2.0: quanto spetterebbe ogni mese
Secondo le prime anticipazioni sulla proposta, il Reddito 2.0 avrebbe una soglia di riferimento fissata a 6.500 euro annui, alla quale potrebbe aggiungersi un contributo fino a 3.640 euro all’anno per le spese dell’abitazione, tra affitto e mutuo.
Il meccanismo sarebbe quello di un’integrazione del reddito familiare. Chi non dispone di alcuna entrata potrebbe ricevere circa 542 euro mensili, mentre chi percepisce già un reddito inferiore alla soglia prevista otterrebbe soltanto la differenza necessaria a raggiungerla.
Per esempio, una persona che guadagna 3.000 euro all’anno potrebbe beneficiare di un’integrazione di 3.500 euro annui, pari a circa 292 euro al mese.
Considerando anche l’eventuale contributo massimo per l’abitazione, il sostegno teorico potrebbe arrivare a 10.140 euro annui, ma l’importo effettivo dipenderebbe dalle condizioni economiche e dai requisiti che saranno eventualmente stabiliti.
Le cifre, per il momento, restano indicative e non rappresentano importi già riconosciuti ai cittadini.
Chi potrà richiedere il nuovo Reddito di cittadinanza
La differenza principale rispetto agli strumenti attualmente in vigore riguarda l’ampliamento della platea.
Oggi l’Assegno di inclusione (Adi) è destinato, nel rispetto dei requisiti economici, ai nuclei familiari nei quali sia presente almeno un minorenne, una persona con disabilità, un componente di almeno 60 anni oppure una persona in particolari condizioni di svantaggio seguita dai servizi sociosanitari.
Il Reddito 2.0, invece, potrebbe essere accessibile anche ai cosiddetti occupabili, cioè alle persone che possono lavorare ma non riescono a trovare un impiego.
Un esempio è quello di un 35enne disoccupato, senza figli e che vive da solo. Attualmente, in assenza delle condizioni previste dalla normativa, non può accedere all’Assegno di inclusione. Con la proposta del Movimento 5 Stelle potrebbe invece ottenere un sostegno economico, purché rispetti i requisiti stabiliti.
Secondo le stime riportate dal Sole 24 Ore, l’allargamento potrebbe interessare circa 580mila persone oggi escluse dall’Adi.
Obblighi per i beneficiari: formazione e otto ore di attività settimanali
Il nuovo sussidio non sarebbe privo di condizioni. La proposta prevede infatti un collegamento tra sostegno economico, formazione professionale e ricerca di lavoro.
I beneficiari dovrebbero partecipare per almeno otto ore alla settimana ai Progetti utili alla collettività, attività organizzate dai Comuni a favore del territorio e dei servizi pubblici.
Sarebbe inoltre prevista la sottoscrizione di un percorso personalizzato di formazione e inserimento lavorativo, con il coinvolgimento dei centri per l’impiego, delle agenzie private e delle imprese.
Per favorire le assunzioni, il progetto introduce anche incentivi economici alle aziende che assumono stabilmente un beneficiario. In particolare, è ipotizzato uno sgravio contributivo equivalente a dodici mensilità del nuovo Reddito 2.0.
Anche le agenzie private per il lavoro potrebbero ricevere un incentivo, equivalente a una mensilità del sostegno, per ogni beneficiario effettivamente accompagnato verso un’occupazione.
Quanto costerebbe allo Stato il Reddito 2.0
Uno degli aspetti più delicati riguarda le risorse necessarie per finanziare la misura.
Secondo le stime emerse finora, il Reddito di cittadinanza 2.0 potrebbe costare complessivamente tra 9 e 10 miliardi di euro all’anno.
Considerando che lo Stato impiega già circa 5-6 miliardi annui per finanziare l’Assegno di inclusione e il Supporto per la formazione e il lavoro, il Movimento 5 Stelle stima che sarebbero necessari ulteriori 3-4 miliardi di euro ogni anno.
Una cifra importante, destinata a diventare uno dei principali argomenti di confronto politico nei prossimi mesi.
Quando potrebbe arrivare il Reddito di cittadinanza 2.0
Il progetto ha ricevuto un primo via libera dagli iscritti al Movimento 5 Stelle attraverso la consultazione Nova, conclusa a settembre. La proposta è stata approvata con 38.290 voti favorevoli, pari al 97,8%, contro 863 contrari.
Sul piano politico, il Partito Democratico ha manifestato disponibilità a discutere la reintroduzione del sostegno, chiedendo però di adattarlo all’attuale situazione sociale ed economica. Anche Italia Viva ha aperto al confronto, pur sottolineando la necessità di introdurre correttivi per prevenire abusi e malfunzionamenti.
Da Alleanza Verdi e Sinistra è arrivato il sostegno del deputato Marco Grimaldi, che ha evidenziato l’importanza di garantire ai lavoratori la possibilità di rifiutare offerte di impiego caratterizzate da condizioni inaccettabili.
Il percorso resta comunque lungo. Non esiste ancora una legge che istituisca il Reddito 2.0, né una data dalla quale sarà possibile presentare domanda.
Il 2027 rappresenta, per ora, l’orizzonte politico della proposta, legato alle prossime elezioni. Soltanto un eventuale accordo programmatico e una successiva approvazione legislativa potranno trasformare il progetto in un sostegno concretamente accessibile alle famiglie.
Nel frattempo, per chi si trova in difficoltà economica, continuano a essere disponibili gli strumenti attualmente previsti dalla normativa, tra cui Assegno di inclusione e Supporto per la formazione e il lavoro, secondo i rispettivi requisiti.
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