Serve una strategia unica contro siccità e frane


Marina Montedoro, presidente dell’Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, è intervenuta oggi, martedì 1° settembre, nel dibattito sulla gestione delle risorse idriche e del dissesto idrogeologico, raccogliendo l’appello dell’assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond per una pianificazione strutturale della risorsa idrica in Veneto.

«La gestione dell’acqua e la tenuta dei nostri versanti sono due questioni che da tempo poniamo al centro dell’attenzione e che oggi, di fronte agli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici, non possono più essere affrontate come emergenze separate – ha dichiarato Montedoro -. Per questo condividiamo totalmente l’impostazione dell’assessore regionale Dario Bond: occorre passare una volta per tutte da una logica emergenziale ad una programmazione strutturale. Sulle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene questo significa lavorare contemporaneamente sulla disponibilità e sull’uso efficiente della risorsa idrica, sulla capacità di accumulo e sulla stabilità dei versanti: aspetti strettamente connessi, che richiedono una visione ed interventi di lungo periodo in cui agricolture ed ambiente vanno visti come un unicum».

Siccità e frane: un unico problema

Secondo Montedoro, i fenomeni climatici estremi che colpiscono il territorio non vanno trattati separatamente. «Siccità prolungate, temperature sempre più elevate e precipitazioni intense concentrate in periodi molto brevi sono facce diverse dello stesso problema – spiega -. In un territorio collinare come il nostro gli effetti si amplificano: da una parte abbiamo bisogno di conservare l’acqua quando è disponibile, dall’altra dobbiamo governarne correttamente il deflusso quando arriva in quantità elevate. È per questo che non possiamo affrontare separatamente disponibilità idrica e sicurezza idrogeologica».

Tra gli strumenti concreti già in campo c’è il progetto “AQUA – Azioni e Quadro per un Uso Agricolo sostenibile dell’Acqua”, finanziato con fondi CSR Veneto 2023–2027 (SRG01). Il progetto coinvolge il sistema Prosecco con i suoi tre Consorzi di Tutela e l’Associazione, e punta a sviluppare soluzioni per un utilizzo più razionale della risorsa idrica in agricoltura. Tra queste, il dimensionamento di piccoli invasi a servizio di una o più aziende, alimentati attraverso la raccolta delle acque meteoriche di ruscellamento: una soluzione che aumenta la capacità di accumulo e contribuisce contemporaneamente a ridurre i rischi di dissesto dei versanti. «È esattamente su questa capacità di mettere insieme più obiettivi che dobbiamo lavorare – prosegue Montedoro -. Accumulare l’acqua quando c’è, utilizzarla in maniera più efficiente quando serve e rallentarne il deflusso durante le precipitazioni più intense significa costruire un territorio più resiliente».

Il ruolo del suolo e la questione delle frane

Accanto alle infrastrutture idriche, la presidente sottolinea l’importanza della gestione del suolo. «Il Piano di Gestione del sito UNESCO ci indica con chiarezza il valore dei ciglioni inerbiti che rappresentano una soluzione particolarmente efficace per limitare il dilavamento e contrastare il dissesto idrogeologico. L’inerbimento contribuisce inoltre ad aumentare la capacità del terreno di trattenere acqua, la sostanza organica e l’approfondimento degli apparati radicali. Anche da qui passa la capacità delle nostre Colline di adattarsi a condizioni climatiche sempre più estreme».

Il tema si collega al problema delle micro e piccole frane che negli ultimi anni hanno colpito con crescente frequenza l’Alta Marca. L’Associazione aveva già chiesto alla regione Veneto, due anni fa, di individuare una procedura più rapida per il ripristino dei versanti agricoli colpiti da frane e smottamenti provocati da eventi meteorologici estremi. Su questo fronte è in corso un confronto con l’assessore Venturini.

«Con l’assessore Venturini e i suoi uffici stiamo lavorando ad un’ipotesi di semplificazione dell’iter di ripristino – conclude Montedoro – affinché, quando il dissesto si verifica, i nostri agricoltori siano messi nella condizione di intervenire in modo tempestivo ed immediato. Certo dobbiamo partire a monte, dalla prevenzione. La sfida è costruire una strategia unica nella quale gestione dell’acqua, manutenzione del territorio, pratiche agricole, capacità di accumulo e semplificazione degli interventi concorrano allo stesso obiettivo. Ogni territorio antropizzato è un luogo in continua evoluzione spesso mantenuto, come nel caso delle Colline, attraverso il lavoro dell’uomo. Ecco perché oggi tutelare i territori significa adattarli con intelligenza al clima che è per definizione una variabile non governabile».

Siccità, Bond: «Non possiamo più inseguire un’emergenza che è permanente»

«L’emergenza siccità è reale, e sulle necessità e sulle priorità indicate dai Consorzi di bonifica mi trovo pienamente d’accordo. Per questo assieme al presidente Alberto Stefani stiamo lavorando per mettere sul tavolo un investimento da 30 milioni di euro per affrontare questa emergenza e rafforzare la capacità del Veneto di gestire la risorsa idrica. E’ inoltre in arrivo un Programma Speciale della UE per le infrastrutture legate alla siccità. Ma nell’immediato, dobbiamo cambiare il nostro modo di gestire l’acqua. Se oggi affrontiamo una crisi idrica ogni due o tre anni, non possiamo più ragionare come se l’emergenza fosse un’eccezione: dobbiamo comportarci come se fossimo sempre chiamati a prevenire la prossima. Questo significa ottimizzare la risorsa quando è disponibile, governarla in modo dinamico e spingere al massimo l’efficienza delle derivazioni e degli utilizzi, 12 mesi all’anno. E’ un cambio di mentalità che deve riguardare anche la montagna, dove la disponibilità d’acqua è sempre più una questione strategica. Per fare questo, però, dobbiamo partire dai dati: dobbiamo avere un quadro pubblico, aggiornato e trasparente di tutte le derivazioni e degli effettivi utilizzi della risorsa. Solo conoscendo esattamente quanta acqua abbiamo, dove viene prelevata e come viene utilizzata possiamo costruire un vero Piano di gestione della siccità, capace di programmare oggi quello che ci servirà domani. Non possiamo più limitarci a rincorrere l’emergenza: dobbiamo governarla prima che arrivi». Lo afferma l’assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond, intervenendo sulla richiesta rilanciata da Anbi Veneto di finanziare un piano per la realizzazione di nuovi invasi. «Oggi ci troviamo di fronte a una combinazione di fattori che ci impone di cambiare approccio – spiega Bond –. E’ cambiata innanzitutto l’agricoltura: lavoriamo sempre più sulla qualità delle produzioni e questo significa che l’acqua serve per periodi più lunghi rispetto a quelli previsti storicamente dai sistemi concessori. Nel frattempo il clima ci presenta ormai con una frequenza impressionante crisi idriche, una ogni due o tre anni. E, giustamente, è cambiata anche la nostra sensibilità ambientale: non possiamo pensare di svuotare i laghi di montagna e lasciare i fiumi senz’acqua per garantire le esigenze irrigue della pianura». «Di fronte a questo scenario – prosegue l’assessore – non esiste una sola soluzione. Dobbiamo agire sul risparmio della risorsa, incentivando e diffondendo sistemi irrigui sempre più efficienti e contemporaneamente sulla capacità di accumulo, aumentando i volumi disponibili attraverso nuovi invasi e, soprattutto, ottimizzando quelli che già abbiamo». Su questo punto Bond rassicura direttamente Anbi: «I Consorzi sanno che la Regione non è rimasta ferma. Abbiamo già numerosi progetti, elaborati insieme agli stessi Consorzi di bonifica, che sono stati inseriti nel Piano Nazionale di Interventi Infrastrutturali e per la Sicurezza nel Settore Idrico (PNIISSI). Si tratta di interventi che sono stati ritenuti ammissibili e che ora attendono il finanziamento da parte del Governo. E’ questa una delle strade che dobbiamo percorrere con maggiore determinazione». Per quanto riguarda la montagna, l’assessore invita però a guardare anche oltre la semplice realizzazione di nuovi laghetti: «Creare nuovi bacini artificiali in quota può essere una possibilità, ma non sempre è la risposta più rapida. Sono opere che richiedono tempi autorizzativi importanti e che devono confrontarsi anche con i pareri della Soprintendenza, come dimostrano le difficoltà incontrate in territori vicini al Veneto. Nei nostri progetti, invece, puntiamo sull’ottimizzazione degli invasi esistenti in montagna, per aumentarne i volumi disponibili e riuscire a distribuire la risorsa verso la pianura senza dover svuotare i laghi proprio nel pieno della stagione irrigua e, contemporaneamente, di quella turistica della montagna». Ma per Bond gli investimenti infrastrutturali devono essere accompagnati nell’immediato da una nuova modalità di gestione dell’acqua. «Ai Consorzi dico: sì, servono risorse e dobbiamo investire, ma nel frattempo dobbiamo anche imparare a governare in maniera sempre più dinamica l’acqua che abbiamo, evitando che la scarsità produca squilibri e disparità tra territori. L’esperienza della gestione dell’Adige di questa estate dimostra che, attraverso una programmazione attenta e condivisa, è possibile affrontare con efficienza anche una stagione delicata». «La strategia deve essere quindi doppia: nel breve periodo, gestire in maniera dinamica e intelligente l’acqua che c’è; nel lungo periodo, investire per avere più acqua da accumulare e distribuire. E’ su questo equilibrio che dobbiamo costruire la sicurezza idrica del Veneto dei prossimi anni» conclude Bond.


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