Bonus benzina fino a 200 euro in busta paga: cosa cambia davvero dopo il 5 settembre – News


Il Governo studia un aiuto mirato al posto dello sconto per tutti: buoni carburante ai dipendenti, un canale ad hoc per le partite IVA e la Carta Dedicata a Te per famiglie e pensionati. Ma nulla è ancora firmato


3 settembre 2026

Il bonus benzina torna a far parlare di sé, e questa volta la logica è completamente ribaltata. Niente più sconto uguale per tutti alla pompa: l’idea allo studio è concentrare le risorse su chi l’auto la usa per lavorare e su chi fa più fatica ad arrivare a fine mese. Una scelta politica prima ancora che tecnica, con una data che pesa come un macigno sul calendario, il 5 settembre 2026.

Perché il Governo vuole cambiare strada

Il ragionamento dell’esecutivo è tutto sommato lineare. Ridurre le accise significa abbassare il prezzo del carburante per chiunque metta il naso in un distributore, che guidi una utilitaria per raggiungere il capannone o una berlina di rappresentanza. Un intervento democratico sulla carta, costosissimo nei fatti e poco selettivo nella sostanza.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha indicato due platee da proteggere in via prioritaria: chi si sposta per motivi professionali e i nuclei economicamente più fragili. Da qui nasce l’ipotesi di smontare progressivamente lo sconto generalizzato per costruire, con le stesse risorse, un aiuto più concentrato. Il problema è che un unico meccanismo non può funzionare allo stesso modo per un dipendente, un artigiano con partita IVA e un pensionato.

I 200 euro ai dipendenti passano dall’azienda

Per i lavoratori dipendenti la strada più battuta sembra quella dei buoni carburante riconosciuti dal datore di lavoro, un ritorno al modello già sperimentato nel 2022. La cifra che circola è quella di 200 euro, indicata come possibile riferimento e non come importo definitivo.

Il veicolo tecnico sarebbe quello dei fringe benefit e del welfare aziendale, con un trattamento fiscale agevolato per le imprese che decidono di riconoscere il buono ai propri dipendenti. Ed è qui che si nasconde il dettaglio più importante, quello che rischia di sfuggire nei titoli entusiasti: se l’impostazione venisse confermata, l’erogazione dipenderebbe in larga parte dalla scelta dell’azienda. Quindi, nessuno può ancora dare per scontato che quei 200 euro compaiano automaticamente nella busta paga di tutti. Molto dipenderà dagli eventuali incentivi previsti per rendere il beneficio realmente diffuso.

Partite IVA, il nodo più complicato

Il capitolo più interessante, e insieme il più nebuloso, riguarda autonomi e partite IVA. Professionisti, artigiani e piccoli imprenditori non hanno alle spalle un datore di lavoro che possa riconoscere un fringe benefit, quindi servirebbe un canale completamente diverso.

Le ipotesi sul tavolo parlano di un voucher dedicato oppure di una agevolazione fiscale agganciata alle spese per carburante sostenute nell’esercizio dell’attività. Facile a dirsi, complicato a scriversi in una norma: bisognerebbe stabilire come separare i rifornimenti professionali da quelli personali e quali categorie possano davvero accedere al beneficio. Per chi macina chilometri ogni giorno, agenti di commercio, tecnici, professionisti itineranti, una misura di questo tipo peserebbe molto più di un contributo una tantum.

Famiglie e pensionati, entra in gioco la Carta Dedicata a Te

Affidarsi soltanto al welfare aziendale lascerebbe fuori milioni di persone, a partire dai pensionati e dai nuclei in cui non c’è alcun lavoratore dipendente. Per questo si sta valutando una seconda pista: utilizzare la Carta Dedicata a Te per sostenere la spesa di rifornimento.

Non sarebbe una novità assoluta, visto che la social card in passato è già stata impiegata per acquistare carburante o per ottenere sconti presso i distributori aderenti. Resta da capire se verrà semplicemente ampliato l’utilizzo delle somme già caricate oppure se arriverà un importo aggiuntivo specificamente destinato al pieno. Circola anche l’ipotesi di un contributo pubblico intorno ai 100 euro per le famiglie con ISEE basso, ma di ufficiale, al momento, non c’è nulla.

Il nodo ISEE, il punto più delicato di tutti

Se l’obiettivo è passare da uno sconto indistinto a un aiuto selettivo, un criterio economico appare quasi inevitabile. Quale, però, è tutto da vedere.

Nel dibattito si sono affacciate soglie ISEE molto basse, pensate per concentrare le risorse sulle famiglie in maggiore difficoltà, ma anche limiti decisamente più larghi, fino a 50.000 euro, che aprirebbero le porte a una fetta consistente del ceto medio. È una classica coperta corta: più ampia è la platea, più servono risorse, oppure si assottiglia l’importo riconosciuto a ciascuno. Il requisito, tra l’altro, potrebbe non essere uniforme. Per le famiglie potrebbe contare l’ISEE, mentre per autonomi e lavoratori potrebbero valere reddito, tipologia di attività o altri parametri.

Cosa succede il 5 settembre alle accise

La partita è diventata urgente perché il 5 settembre scade il taglio delle accise sul gasolio. L’ultima proroga ha garantito uno sconto di circa 17 centesimi al litro considerando anche l’effetto dell’IVA, ma l’orientamento non sembra quello di trasformare una misura emergenziale in un intervento strutturale. Costa troppo e, soprattutto, avvantaggia allo stesso modo automobilisti con capacità di spesa profondamente diverse.

Il nuovo bonus rappresenterebbe quindi un cambio di filosofia: invece di limare il prezzo alla pompa per chiunque, le risorse verrebbero indirizzate a chi è più esposto agli aumenti, con un occhio di riguardo ai settori dove carburante ed energia incidono in modo pesante sui costi, come autotrasporto, agricoltura e pesca.

Serve presentare domanda? Occhio alle trappole

È ancora presto per dirlo. Se una parte dell’intervento passerà dai fringe benefit, il lavoratore probabilmente non dovrà presentare alcuna richiesta allo Stato, perché tutto verrebbe gestito dall’azienda. Per le partite IVA servirebbe invece una procedura dedicata oppure un riconoscimento attraverso il sistema fiscale, mentre per la Carta Dedicata a Te bisognerà verificare se resterà il meccanismo automatico basato sui dati INPS e dei Comuni.

Un punto però è certo, e vale la pena sottolinearlo: oggi non esiste alcuna domanda da presentare per il nuovo bonus benzina. Qualsiasi messaggio, link o modulo online che prometta di prenotarlo va guardato con enorme sospetto.

La direzione politica, insomma, è tracciata. Gli strumenti, gli importi e i requisiti molto meno. I prossimi giorni saranno decisivi: con la scadenza del taglio delle accise il Governo dovrà scegliere quale strada imboccare, quante risorse stanziare e, soprattutto, dove tracciare la linea tra chi il bonus lo riceverà e chi resterà a guardare.




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