Il credito alle imprese italiane torna a
crescere, ma non per tutti. La ripresa resta fortemente selettiva e
nel settore delle costruzioni la distanza tra aziende medio-grandi
e piccole imprese si intreccia con un altro problema: la necessità
di anticipare risorse per eseguire lavori pubblici, compresi quelli
finanziati dal PNRR, mentre gli incassi arrivano
solo dopo SAL, verifiche amministrative, certificazioni e
pagamenti.
«Non siamo davanti a una vera normalizzazione del
credito», afferma il presidente nazionale di
Federcepicostruzioni, Antonio Lombardi. «La crescita
complessiva è sostenuta dalle aziende più grandi, mentre le piccole
continuano a perdere finanziamenti».
È su questa doppia tensione che l’associazione concentra il
proprio allarme, chiedendo un tavolo nazionale con
Governo, Parlamento, ABI, Cassa depositi e prestiti, Mediocredito
Centrale e rappresentanze imprenditoriali.
Credito alle PMI: prestiti ancora in calo mentre crescono per le
imprese medio-grandi
A rilevare non è soltanto quante risorse siano disponibili,
ma chi riesca davvero ad accedervi e per quanto tempo un’impresa
possa sostenere con la propria cassa i costi di lavori già
eseguiti.
I dati richiamati dall’associazione mostrano una forbice ormai
evidente: a maggio 2026 i prestiti alle imprese di
minori dimensioni risultavano ancora in calo del
5,5% su base annua, mentre quelli destinati alle aziende più grandi
crescevano del 4,1%.
Nello stesso periodo si è indebolita la domanda di credito per
investimenti fissi e, nel secondo trimestre, le condizioni di
accesso ai finanziamenti sono lievemente peggiorate.
Credito bancario alle imprese per dimensione – variazioni
percentuali sui dodici mesi
|
Anno/periodo |
Piccole imprese |
Imprese medio-grandi |
|---|---|---|
|
2023 |
-7,6% |
-3,2% |
|
2024 |
-6,7% |
-1,8% |
|
2025 |
-4,3% |
+2,4% |
|
Marzo 2026 |
-4,3% |
+3,4% |
|
Maggio 2026 |
-5,5% |
+4,1% |
Fonte: Banca
d’Italia.
La distanza non nasce negli ultimi mesi. Tra
settembre 2021 e settembre 2025 i prestiti alle micro e piccole
imprese con meno di venti addetti sono diminuiti del 23,8%, contro
il -13,6% del quadriennio precedente. Dopo il -7,6% del 2023 e il
-6,7% del 2024, il credito alle piccole imprese è sceso ancora del
4,3% nel 2025.
La stessa frattura si nota in Campania, dove nel 2025 i prestiti
complessivi alle imprese sono cresciuti del 2,1%, salendo al 2,5%
nel marzo 2026. La dinamica positiva ha però interessato
soprattutto le aziende medio-grandi, mentre per le piccole imprese
il credito è diminuito ancora del 3,7%, dopo il -7,2% del 2024. Nel
comparto delle costruzioni i finanziamenti hanno continuato a
ridursi, anche se con un calo più contenuto.
Credito alle imprese in Campania
|
Indicatore |
2024 |
2025 |
Marzo 2026 |
|---|---|---|---|
|
Totale imprese |
-1,8% |
+2,1% |
+2,5% |
|
Imprese medio-grandi |
-0,7% |
+3,2% |
n.d. |
|
Piccole imprese |
-7,2% |
-3,7% |
ancora in calo |
|
Costruzioni |
in calo |
moderato calo |
n.d. |
|
Tasso sui prestiti a breve per liquidità |
6,7% |
5,6% |
sostanzialmente stabile |
Fonte: Banca d’Italia,
L’economia della Campania, giugno 2026.
«Quando il credito cresce del 2,1%, ma diminuisce del 3,7%
per le piccole imprese, la media non racconta la realtà»,
osserva Lombardi, collegando questa selezione finanziaria alla
capacità dei territori di sostenere investimenti, occupazione, PNRR
e politiche di coesione.
PNRR e liquidità dei cantieri: il peso di SAL, pagamenti e
anticipazioni
La questione diventa ancora più delicata nella fase
finale di attuazione del Piano. Al 30 giugno 2026 sulla
piattaforma ReGiS risultavano spesi oltre 121
miliardi di euro, ai quali devono essere aggiunti circa 22 miliardi
confluiti negli strumenti finanziari. Il totale indicato dal
Ministero raggiunge così circa 143 miliardi,
rispetto ai 166 miliardi già incassati dall’Italia per il
raggiungimento dei 416 obiettivi previsti dalle prime nove
rate.
La distanza di circa 23 miliardi riporta l’attenzione sul
passaggio dall’avanzamento finanziario del Piano alla
liquidità effettivamente disponibile per chi esegue le
opere.
Per le costruzioni la pressione è particolarmente forte: i nuovi
mutui per investimenti edilizi, superiori a 52 miliardi di euro nel
2007, si sono ridotti a 10,6 miliardi nel 2024; nei primi nove mesi
del 2025 si è registrato un recupero del 18,7%, ma da livelli molto
compressi.
Nel frattempo le imprese devono anticipare materiali,
manodopera, energia, mezzi, sicurezza e garanzie, mentre gli
incassi dipendono dall’avanzamento dei lavori e dai tempi
amministrativi successivi.
«Non possiamo chiedere alle aziende di completare il PNRR
trasformandole contemporaneamente nelle banche del PNRR»,
sostiene Lombardi. E aggiunge: «Ogni SAL che tarda, ogni
fattura che resta in attesa, ogni verifica amministrativa che si
prolunga sottrae liquidità alle imprese proprio mentre il sistema
bancario continua a restringere il credito alle più
piccole».
Il rischio è che il problema si evidenzi proprio nelle imprese
che hanno lavori da eseguire. Quando la liquidità resta
immobilizzata per mesi su opere già realizzate, diminuiscono le
risorse disponibili per investimenti, assunzioni, sicurezza,
innovazione e partecipazione a nuove gare.
«Il rischio è che un’impresa perfettamente sana entri in
difficoltà non perché non abbia lavoro, ma paradossalmente perché
ne ha troppo e deve finanziarlo con risorse proprie».
SAL, credito e garanzie: le proposte per sostenere la liquidità
delle imprese
La risposta proposta dall’Associazione si muove su due piani:
accelerare il trasferimento della liquidità maturata nei
lavori pubblici e riaprire l’accesso al credito
delle PMI. Tra le richieste figurano il rafforzamento del
Fondo di garanzia per micro e piccole imprese, con particolare
attenzione al Mezzogiorno e agli investimenti produttivi, e il
rifinanziamento dei Confidi.
Sul fronte dei contratti pubblici, Federcepicostruzioni propone
strumenti per anticipare SAL, crediti certificati,
revisioni prezzi e fatture relative a lavori già eseguiti,
insieme a meccanismi di anticipazione garantita dei crediti
derivanti da lavori PNRR già certificati. Chiede inoltre tempi
massimi, certi e monitorabili per la liquidazione dei SAL, con
responsabilità individuate nei casi di ritardo, e strumenti
finanziari ponte che consentano alle imprese di proseguire i lavori
in attesa dei pagamenti.
Il monitoraggio del PNRR, secondo la proposta, dovrebbe misurare
anche il tempo che passa tra maturazione del SAL,
certificazione e pagamento effettivo all’impresa, così da far
emergere eventuali colli di bottiglia finanziari. Sul versante
bancario vengono chiesti tempi certi e motivazioni trasparenti
nelle istruttorie, oltre a modelli di rating maggiormente calibrati
sulla dimensione aziendale e capaci di valorizzare portafoglio
ordini, flussi prospettici, regolarità contributiva e qualità delle
commesse.
«Non chiediamo credito indiscriminato né garanzie pubbliche
senza controlli», precisa Lombardi. La richiesta è che il
merito creditizio torni a valutare anche «la solidità
industriale dei progetti e la capacità di generare lavoro e
valore».
Il punto finale torna così sui tempi di
pagamento: «Le imprese che stanno realizzando le opere
del PNRR devono essere pagate nei tempi dovuti: non possono essere
loro a finanziare il Piano con la propria cassa».
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