«Il centro sociale Django non sono le mura della caserma Piave. Il centro sociale Django è un collettivo, è una comunità che si muove in città e che continuerà a farlo sempre, al di là di convenzione, non convenzione, caserma Piave o non caserma Piave. E su questo che si metta il cuore in pace il sindaco Conte e chiunque verrà dopo di lui o chi è con lui o quello che sarà. Noi siamo qua». A parlare è Ruggero Sorci, uno dei principali esponenti del Django che oggi, 23 settembre, proprio nell’area dell’ex caserma di via Monterumini, ha convocato una conferenza stampa per replicare alle parole del sindaco Mario Conte che ieri ha ipotizzato, qualora ci fossero delle vie legalmente percorribili, una possibile chiusura anzitempo della convenzione che regola la presenza nell’area di alcune associazioni del consorzio Open Piave. Ad accendere la miccia della polemica (non certo una novità in questi ultimi anni) sono stati i 18 fogli di via che il Questore di Treviso, Alessandra Simone, ha firmato nei confronti di altrettanti appartenenti dei centri sociali, provenienti da fuori provincia, che hanno preso parte ai tafferugli del 20 luglio scorso all’esterno del park Dal Negro e che hanno visto contrapporti una sessantina di appartenenti ai centri sociali e il comitato “Prima i trevigiani”.
Secondo i componenti del collettivo la polemica riguardante la presenza del centro sociale in via Monterumici sarebbe solo un modo con cui Ca’ Sugana tenterebbe di non affrontare altre questioni. «Noi crediamo sinceramente che Treviso abbia problemi ben più gravi di quello di preoccuparsi costantemente di una convenzione, a seconda di quante nuvole ci sono nel cielo» ha sottolineato Sorci «Treviso è una città in cui da quest’anno il costo delle messe scolastiche è aumentato di 1,60 euro al giorno. Treviso è una città nella quale non è stato fatto nulla per il piano casa. Treviso è una città nella quale ci sono dei problemi relativi all’assenza completa di servizi sociali che determinano poi il fatto che delle persone sono obbligate a vivere in strada».
Il giudizio è impietoso. «Sono stati un’amministrazione assolutamente inutile per la vita di questa città e per la vita dei cittadini di questa città» ha sottolineato Sorci «Non sono stati in grado di dare nessuna risposta ai problemi reali delle persone di questa città: siamo fieri di essere una spina nel fianco dell’amministrazione e di essere quelli che comunque pongono alla ribalta tutta una serie di problemi che l’amministrazione evidentemente vuole nascondere sotto il tappeto ed è questo il motivo per cui vengono fatti determinati attacchi alla possibilità o meno di proseguire questa convenzione».
Se l’atteggiamento nei confronti di Ca’ Sugana è critico, l’atteggiamento con “Prima i trevigiani” è ancora più ostile. «Una formazione neofascista, non solo nient’altro che i lacchè in camicia nera di questa amministrazione» continua Sorci che sulla raccolta firme del movimento vicino a Fratelli d’Italia ha così ironizzato «Visto che alcuni di loro hanno avuto qualche problema con delle firme false, se non erro, speriamo che questa volta le firme le facciano fare veramente». Il riferimento è alle elezioni comunali del 2023, quando l’allora consigliere comunale Davide Visentin venne escluso dalle liste.
Sui fatti del park Dal Negro del luglio scorso, infine, nessun passo indietro. «Rivendichiamo dalla A alla Z il fatto di aver fatto un presidio antifascista che si opponeva a una formazione neofascista che cerca di aizzare l’odio delle persone verso gli ultimi, questa cosa qui è una cosa terribile, è una cosa rispetto a cui qualsiasi cittadino, qualsiasi sincero democratico ha il diritto di opporsi in forma pacifica come abbiamo fatto noi, semplicemente occupando una piazza» conclude Sorci «poi se la Questura di televisione pensa che sia più importante tutelare il diritto di una formazione neofascista a fare un presidio questo qui è un problema loro. Non c’è una posizione ecumenica tra essere fascisti e essere antifascisti: o si è antifascisti oppure si è fascisti. O ci si oppone al fascismo oppure si è dei fascisti e questo facciano loro i conti con quello che si sentono di essere. Vale per l’amministrazione e vale anche per la Questura».
Una polemica ricorrente
«Ogni anno ormai c’è la tradizione che normalmente la polemica agostana, quest’anno è slittata in avanti di un mese e mezzo, ma che appunto trova il tempo che trova, nel senso che l’associazione Open Piave è un consorzio di associazioni che all’interno ha tante associazioni, non solo riferenti al centro sociale Django, ma anche realtà autonome, tra l’altro molto interessanti e molto belle» ha commentato Nicola Vendraminetto, altro storico esponente di Django «Quindi questa roba non sta in piedi: è una cosa che ciclicamente torna sotto forma un po’ di minaccia, perché è chiaro che chi costruisce una posizione sociale e politica per il bene in città ovviamente genera problemi per chi la amministra e che quindi loro sono convinti che questo sia un’arma che hanno a loro disposizione, quando di fatto questi dieci anni dimostrano che le minacce non è che hanno funzionato granché. Anzi, quando hanno provato attraverso le multe, a provare a metterci bastoni tra le ruote, oltretutto sono stati anche sconfitti in tribunale, per cui le minacce lasciano il tempo che trovano».
Rifondazione comunista: «Solidarietà al Centro Sociale Django: contro la campagna d’odio»
«Rifondazione Comunista Treviso esprime solidarietà alle compagne e ai compagni del Centro Sociale Django. Rigettiamo con forza le vergognose accuse di violenza mosse contro gli attivisti: una strumentalizzazione politica per colpire chi si batte ogni giorno per i diritti sociali e l’uguaglianza» così in una nota del partito «Siamo di fronte a una sistematica e intollerabile campagna d’odio contro il dissenso, alimentata da una giunta comunale che preferisce rincorrere l’estrema destra sul terreno del risentimento e dell’esclusione sociale, piuttosto che promuovere reali azioni di inclusione e assistenza. Mentre l’amministrazione insegue slogan identitari, gli attivisti del Django hanno saputo trasformare un luogo abbandonato come l’ex caserma Piave in uno spazio di solidarietà, inclusione e mutualismo concreto, restituendo nuova vita alla struttura e animando l’intera città con iniziative sociali e culturali. L’attacco al Django si inserisce perfettamente nel pericoloso “salto di qualità di ordine repressivo e autoritario” che denunciamo a livello nazionale ed europeo. Il vero pericolo democratico risiede nel tentativo delle destre reazionarie di svuotare la democrazia e reprimere il conflitto sociale. Le lotte antifasciste, l’antirazzismo e la difesa degli spazi sociali autogestiti non rappresentano affatto una minaccia, ma sono l’unica vera soluzione per arginare questa deriva liberticida. Il Django non si tocca».
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