Il percorso sostenibile di Autostrade per l’Italia si sviluppa tra conservazione e innovazione. Conservazione, perché l’infrastruttura autostradale è e rimarrà il perno dei trasporti e della logistica in Italia: l’84% della logistica continua a spostarsi su gomma e l’80% degli addetti alla manifattura italiana lavora a meno di 20 chilometri da un casello autostradale. Innovazione, perché queste opere devono essere modernizzate per continuare a essere funzionali domani come lo sono oggi. Modernizzarle, del resto, significa anche adeguarle al grande cambio di paradigma degli ultimi anni, quello che impone di coniugare sviluppo infrastrutturale, sostenibilità e digitalizzazione. Da qui prende forma il Piano di Sostenibilità del Gruppo, un quadro strategico che tiene insieme le tre dimensioni ESG e le traduce in scelte industriali, investimenti, iniziative concrete e misurazione dei risultati.
La sostenibilità, in questa prospettiva, diventa il criterio con cui leggere il presente e progettare il futuro di una rete infrastrutturale chiamata a restare fondamentale per l’economia del Paese. È in questo passaggio che Autostrade per l’Italia ha costruito negli ultimi anni una traiettoria di trasformazione facendo leva su decarbonizzazione, sicurezza e innovazione digitale.
IL CLIMATE TRANSITION PLAN E LA SFIDA DELLA DECARBONIZZAZIONE
Tra le principali sfide ambientali c’è appunto la decarbonizzazione, un obiettivo strategico per il Gruppo, i cui impegni e target sono delineati nel Climate Transition Plan. Pubblicato nel 2024, questo documento delinea strategie e obiettivi per passare a un’economia a basse emissioni di gas serra e adattare le proprie infrastrutture alla sfida dei fenomeni climatici estremi. Iniziativa in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, in particolare con quello di limitare l’aumento della temperatura media globale a 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali.

Il documento consolida l’impegno di ASPI nel percorso climatico, illustrandone ambizione, strategia di implementazione e mitigazione dei rischi, pianificazione finanziaria, strategia di coinvolgimento degli stakeholder, governance, obiettivi e metriche rilevanti. Il focus sulla questione climatica si articola in due obiettivi principali: da un lato, la mitigazione degli impatti climatici attraverso la riduzione delle emissioni; dall’altro, l’adattamento delle infrastrutture a fenomeni meteorologici sempre più frequenti e intensi. Una duplice prospettiva che riflette la consapevolezza di come l’impegno climatico richieda non solo di ridurre il proprio impatto, ma anche di preparare la rete autostradale agli effetti già in atto del cambiamento climatico.
La decarbonizzazione si fonda sulla qualità delle soluzioni adottate e sulla capacità di intervenire lungo tutta la filiera. Per questo uno dei risultati più rilevanti è lo sviluppo di una metodologia avanzata di rendicontazione dello Scope 3, cioè delle emissioni indirette generate lungo la catena del valore, che rappresenta la parte più rilevante della nostra Carbon Foot Print. È un passaggio cruciale, perché consente di capire con maggiore precisione dove si concentrano gli impatti e quali leve attivare per ridurli in modo credibile.

A questa impostazione si affiancano scelte operative tangibili: l’utilizzo del 100% di energia elettrica da fonti rinnovabili, l’efficientamento di gallerie e svincoli con sistemi di illuminazione a LED, il recupero di oltre il 98% dei rifiuti prodotti, la sperimentazione di infrastrutture energeticamente attive, come le barriere di sicurezza con pannelli fotovoltaici integrati e l’introduzione di materiali e combustibili più sostenibili nei processi di costruzione e manutenzione, come sta avvenendo con il passaggio dall’olio Btz al bio Gpl per la produzione di asfalto. Non si tratta di azioni isolate, ma di parti di una stessa architettura, in cui efficienza energetica, riduzione delle emissioni e innovazione tecnologica si rafforzano a vicenda. Il percorso ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti esterni: nel 2025 Autostrade per l’Italia è entrata per il secondo anno consecutivo nella A List di CDP, dopo il risultato già raggiunto nel 2024, collocandosi nel top 4% delle oltre 22mila aziende partecipanti. Un’attestazione che valorizza la strategia del Gruppo sulla mitigazione e sull’adattamento climatico. In questo quadro rientra anche la validazione da parte di SBTi degli obiettivi di decarbonizzazione orientati al Net Zero al 2050.
TUTELA DEL TERRITORIO E VALORIZZAZIONE DEL CAPITALE UMANO
La strategia ambientale del Gruppo si misura però anche sul terreno della riqualificazione e della tutela del capitale naturale. Nel biennio 2024-2025, lungo la rete in gestione, sono stati realizzati interventi volontari di sistemazione del verde e di messa a dimora di nuove alberature per un totale di 60 ettari distribuiti in cinque regioni italiane — Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio. Non è una mera compensazione simbolica, sono opere che puntano a rafforzare la biodiversità, migliorare la qualità paesaggistica dei territori e favorire una maggiore integrazione delle infrastrutture nel contesto circostante.

In questa prospettiva, la sostenibilità ambientale non riguarda solo la riduzione dell’impronta carbonica, ma anche la creazione di benefici diffusi per l’ambiente e per le comunità che vivono in prossimità della rete.
Per il Gruppo sostenibilità significa anche mettere le persone al centro. Alla base c’è una visione che mette in relazione persone, competenze, responsabilità e creazione di valore nel lungo periodo. La valorizzazione del capitale umano, la crescita professionale, l’equilibrio tra vita lavorativa e personale, la tutela di un patrimonio di conoscenze distintivo e l’attenzione a una filiera responsabile concorrono a costruire un modello di sviluppo sostenibile e duraturo. L’obiettivo è rafforzare e tramandare il patrimonio di competenze che caratterizza il Gruppo, investendo nelle professionalità del futuro e creando un contesto in grado di attrarre, sviluppare e valorizzare i talenti. Ed è qui convergono iniziative, progetti e strumenti dedicati alla gestione e alla condivisione della conoscenza aziendale, pensati sia per accompagnare la crescita delle nuove generazioni sia per preservare e trasferire l’esperienza maturata nel tempo da chi già contribuisce al percorso dell’organizzazione. E proprio questa attenzione alle persone, dentro e fuori l’organizzazione, porta il Gruppo a considerare la sicurezza una priorità assoluta, un’architrave della strategia aziendale.
L’obiettivo è garantire livelli sempre più elevati di protezione sia per chi utilizza la rete sia per le persone che vi operano quotidianamente, comprese le imprese fornitrici. In quest’ottica, la formazione dedicata ai dipendenti assume un ruolo centrale e viene sviluppata attraverso programmi dedicati al rafforzamento della cultura della sicurezza, insieme a una sensibilizzazione rivololta anche alle nuove generazioni. Negli ultimi anni Autostrade per l’Italia ha promosso iniziative dedicate agli studenti delle scuole secondarie di tutta Italia, con percorsi educativi che combinano attività in aula, materiali didattici, contenuti multimediali, contest a premi e momenti di confronto con testimonial ed esperti della sicurezza stradale. Nel corso dell’anno scolastico 2024-2025 sono stati coinvolti circa 300 istituti, per un totale di 1.000 classi, raggiungendo oltre 22mila studenti, per construir una consapevolezza diffusa sul rischio stradale e sui comportamenti corretti alla guida.
INTELLIGENZA ARTIFICIALE E SMART ROAD PER LA SICUREZZA
La sicurezza passa anche attraverso la capacità di monitorare costantemente lo stato della rete per poter intervenire con tempestività in caso di criticità. Qui torna in gioco il tema della trasformazione tecnologica, ma in una chiave strettamente legata alla tutela delle persone. Il monitoraggio dello stato di efficienza delle infrastrutture avviene oggi attraverso tecnologie avanzate basate su computer vision e intelligenza artificiale, capaci di analizzare il traffico in tempo reale, rilevare eventi come code, veicoli fermi o in contromano e attivare meccanismi di allerta automatizzati.

Il risultato è una rete più osservabile, più reattiva e più governabile. In questo senso la sicurezza non coincide soltanto con il controllo, ma con la capacità di mettere in piedi sistemi che riducono i tempi di risposta, migliorano il coordinamento operativo e rafforzano l’affidabilità complessiva dell’infrastruttura.
In questo ambito la terza dimensione del Piano, l’innovazione digitale, si rivela per ciò che è davvero: una leva trasversale che attraversa ambiente, sicurezza ed efficienza operativa. Per il Gruppo, digitalizzare non significa aggiungere uno strato tecnologico a una struttura esistente, ma trasformare la rete in un’infrastruttura intelligente, capace di raccogliere dati, interpretarli e tradurli in decisioni efficaci. È un cambio di scala importante, perché sposta l’attenzione dalla sola manutenzione fisica delle opere alla capacità di renderle interattive, predittive e sempre più integrate con i flussi di mobilità. La digitalizzazione non è insomma un fine in sé, ma una condizione necessaria a rendere l’infrastruttura più sicura, sostenibile e resiliente.
Tra i progetti più significativi in questo senso, la sperimentazione del sistema Dynamic Speed Limit, testato sulla Tangenziale di Napoli, rappresenta un laboratorio di innovazione avanzato del Gruppo di Autostrade per l’Italia.

Si tratta del primo servizio in Italia che suggerisce agli automobilisti la velocità ottimale di percorrenza. Basato su AI e tecnologie C-ITS, la sua rilevanza non sta solo nel carattere innovativo della tecnologia, ma nel suo rappresentare plasticamente cosa significhi ripensare il rapporto tra veicolo e infrastruttura.
Attraverso l’analisi in tempo reale dei flussi di traffico, il sistema punta a ridurre code ed emissioni, migliorando allo stesso tempo fluidità e sicurezza. Si tratta di una delle caratteristiche che hanno permesso a Tangenziale di Napoli di essere certificata ufficialmente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti come la prima Smart Road italiana: ovvero un’infrastruttura che ha raggiunto gli standard tecnologici necessari alla digitalizzazione del monitoraggio degli asset, alla gestione intelligente del traffico e al dialogo in tempo reale con i veicoli connessi e a guida autonoma. È una soluzione che rende bene il nuovo paradigma: non più un’infrastruttura passiva, ma una rete capace di dialogare con chi la utilizza orientandone i comportamenti. La sperimentazione apre anche alla guida autonoma, perché rende evidente che la trasformazione dei veicoli non può prescindere da quella delle infrastrutture con cui dovranno interagire.
La digitalizzazione nel Piano del Gruppo non si esaurisce tuttavia in singoli progetti simbolici. Si ritrova in una pluralità di soluzioni che, messe insieme, disegnano un modello di autostrada del futuro. Rientrano in questo quadro i sistemi digitali per il monitoraggio del degrado della pavimentazione, e le soluzioni smart per la gestione dell’illuminazione e della ventilazione nelle gallerie. Ciascuna di queste innovazioni agisce su un aspetto specifico della rete, ma tutte concorrono allo stesso scopo: aumentare l’efficienza, ridurre l’impatto ambientale e rendere l’infrastruttura più capace di adattarsi alle condizioni reali di utilizzo. La modernizzazione è quindi il combinato disposto di una serie di interventi distribuiti, intelligenti e interoperabili.

TRASPARENZA NORMATIVA E LA NUOVA SUSTAINABILITY REVIEW
In una visione che punta a integrare la sostenibilità nei processi decisionali e nella cultura aziendale, è sempre più rilevante anche la capacità di misurare, rendicontare e condividere i risultati raggiunti. Non solo come obbligo regolatorio, ma come esercizio di trasparenza e terreno di relazione con gli stakeholder. La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), entrata in vigore nel 2025, ha stabilito nuovi obblighi sulla rendicontazione ESG per le imprese, introducendo standard stringenti affinché le informazioni ESG risultino più dettagliate, coerenti, comparabili e misurabili. In particolare, la Direttiva richiede che il Bilancio di Sostenibilità sia integrato nel Bilancio d’Esercizio. E questo è un tema non secondario, perché dimostra come la dimensione ESG sia elemento tutt’altro che accessorio dei risultati aziendali.
Questo approccio segna anche un passaggio significativo in termini di trasparenza e accountability. Proprio a causa della complessità dell’impianto normativo, tuttavia, questo tipo di contenuti potrebbe essere ostico per un pubblico non specialistico. Ecco perché abbiamo pensato che fosse utile aggiungere alla Relazione Annuale Integrata uno strumento complementare, che integra anche contenuti non previsti dalla CSRD, capace di raccontare in modo chiaro e accessibile progetti, risultati e visione del Gruppo in ambito ESG: si tratta della Sustainability Review. Quest’ultima è stata appunto pensata per fornire informazioni tecniche complesse in maniera comprensibile, coinvolgendo un pubblico ampio e diversificato.

Non va a sostituire la rendicontazione obbligatoria, ma la completa e la valorizza, esponendo dati e risultati come una storia di responsabilità, impegno e visione. Poiché per Autostrade per l’Italia la sostenibilità is un vincolo condiviso e una scelta di lungo periodo, descriverla in modo aperto, trasparente e inclusivo significa poterne fare un patrimonio comune, rendendo tangibile il concetto di sostenibilità, che è reale quando è sia un impegno che un vantaggio per tutti.
La direzione è ormai tracciata. Dopo una fase dedicata allo sviluppo e alla definizione dell’impronta strategica, il focus del Gruppo è oggi sul potenziamento e sulla piena implementazione delle iniziative già avviate. Non si è più nella fase della definizione teorica dell’impegno ESG, ma in quella della sua concreta attuazione. In questo senso, il valore del Piano risiede nella capacità di tenere insieme visione e operatività, traducendo scelte strategiche in azioni concrete e obiettivi di lungo periodo. Ecco che allora la sostenibilità cessa di essere un’etichetta e diventa un vero criterio industriale: una bussola per modernizzare infrastrutture strategiche, renderle più sicure, ridurne l’impatto e rafforzare il legame con i territori e con coloro che nei territori vivono e lavorano. In una frase, trasformarle in infrastrutture all’altezza delle esigenze del presente e delle responsabilità del futuro.
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