Budget e pianificazione 2027 – I consulenti del network Partner d’Impresa Francesco Schimmenti e Michaela Desiree Varone indicano leve concrete per gli imprenditori.
Gestire un’azienda significa sempre più spesso confrontarsi con variabili non controllabili: aumento del costo dell’energia e delle materie prime, inflazione, costo del lavoro, variazioni dei tassi e instabilità geopolitica possono modificare in pochi mesi scenari che a inizio anno apparivano sostenibili. Un esempio più che attuale arriva proprio dal costo dell’energia.
Secondo i dati rilasciati a settembre 2026 da Unimpresa, nel primo semestre del 2025 le aziende italiane hanno pagato il 23% in più per l’energia rispetto alla media europea, con l’Italia tra i Paesi europei dove l’energia costa maggiormente. A questo si aggiungono i rincari di fine estate che, secondo Confesercenti, hanno interessato in modo particolare le imprese del settore ricettivo, con costi aggiuntivi per 870 milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2025 e incrementi delle bollette superiori al 40%, fino al 50% per ristoranti e alberghi.
“Ricavi, costo del personale, energia, fiscalità, investimenti e liquidità non possono essere gestiti come compartimenti separati. Una variazione significativa in una di queste aree può avere conseguenze sulle altre. Per questo la pianificazione non dovrebbe concludersi con l’approvazione del budget a inizio anno: il documento deve diventare uno strumento dinamico di gestione, da confrontare periodicamente con i risultati effettivi e aggiornare quando cambiano le condizioni per imparare ad agire in ottica preventiva, trasformando i costi da variabili incontrollabili a investimenti strategici” spiega Sonia Canal, CEO del network di Partner d’Impresa.
Budget e pianificazione
L’azione sinergica tra fiscalista e consulente del lavoro è oggi lo strumento principale per blindare i conti aziendali, anticipare l’impatto della futura Legge di Bilancio e ottimizzare i flussi di cassa.
“È questo passaggio — dalla semplice registrazione di ciò che è già accaduto alla capacità di stimare quello che potrebbe accadere — che consente all’imprenditore di prendere decisioni prima che un aumento dei costi o una riduzione dei margini diventino un problema di liquidità” spiega Francesco Schimmenti, consulente fiscale del network Partner d’Impresa. “Non soltanto per stimare ricavi e costi futuri, ma soprattutto per comprendere in anticipo l’effetto che determinati cambiamenti, come l’incremento dei costi dell’energia, possono avere su margini, liquidità e capacità di investimento” conclude Schimmenti.
A inizio autunno è consigliato aggiornare il bilancio previsionale e valutare il calcolo degli acconti, nel rispetto delle regole applicabili. Questo può evitare di anticipare liquidità sulla base di risultati dell’anno precedente più favorevoli, lasciando risorse disponibili per le scadenze energetiche e altre spese.
“Il beneficio di questo comportamento riguarda la cassa: l’imposta finale resta quella effettivamente dovuta, ma per rendere il calcolo corretto la stima deve essere prudente e aggiornata, perché un versamento insufficiente può comportare sanzioni e interessi”.
La gestione della liquidità diventa quindi una conseguenza diretta della qualità delle previsioni. Conoscere in anticipo la situazione permette di programmare meglio uscite, investimenti e individuare il fabbisogno finanziario.
Strategie fiscali e pianificazione delle spese per l’energia, il grande problema del 2026
Sui costi di luce e gas gravano IVA e accise che non vengono sempre calcolate nella misura corretta. “
Alcuni settori godono di agevolazioni che possono fare la differenza sul conto aziendale; le imprese manifatturiere, estrattive, agricole, poligrafiche ed editoriali, ad esempio, hanno diritto all’IVA al 10% anziché al 22%. Per poterne beneficiare però – spiega il fiscalista – bisogna avanzare una richiesta al fornitore tramite autocertificazione e questa va rinnovata a ogni cambio di gestore energetico. Discorso analogo per le accise, che dal 2026 prevedono l’aliquota ridotta per tutte le attività produttive di beni e servizi, per gli artigiani, alberghi, ristorazione e per la distribuzione commerciale”.
Non cambiare fornitore per abitudine o pigrizia può costare caro all’azienda: su una fornitura da 80mila euro annui, dodici punti IVA sono pari a quasi diecimila euro di finanza immobilizzata.
“Se l’azienda aveva diritto ad un’aliquota ridotta ma ha pagato quella piena non deve rassegnarsi; è infatti possibile chiedere al fornitore di rettificare le fatture e farsi restituire quanto pagato in più. Anche per le accise vale lo stesso principio, anche se ci sono termini da rispettare. Conviene sempre controllare le bollette il prima possibile”.
Un altro elemento da considerare è il vantaggio di dotarsi di un impianto fotovoltaico di proprietà. La legge di bilancio 2026 ha sostituito i vecchi crediti di imposta Transizione 4.0 e 5.0 con un nuovo iper-ammortamento nel cui perimetro rientrano anche il fotovoltaico aziendale e le batterie di accumulo.
“Chi investe fino a 2,5 milioni di euro per queste tecnologie può dedurre dalle tasse il 180% in più del costo del bene acquistato oltre a quanto pagato per realizzare l’impianto. Sulla cifra risparmiata vi è da considerare anche il risparmio dell’IRES al 24%. L’impianto è un costo che abbatte quello della bolletta futura e nel contempo genera risparmio fiscale” aggiunge Schimmenti.
Ecco come emerge la funzione del budget previsionale: un investimento di questo tipo non può essere valutato soltanto sulla base del costo immediato, ma deve essere inserito all’interno di una previsione economico-finanziaria che consideri investimento, benefici fiscali, risparmio futuro e disponibilità di cassa.
“Si tratta inoltre di una decisione che richiede pianificazione, poiché è necessario effettuare le comunicazioni previste al GSE in più fasi: al momento dell’acquisto, dopo il pagamento dell’acconto, durante i lavori e alla loro conclusione. Serve anche la documentazione tecnica che attesti che l’impianto abbia le caratteristiche richieste dalla legge”.
Il welfare aziendale a sostegno del caro energia e il costo del lavoro
Se l’aumento dei prezzi riduce il potere d’acquisto dei dipendenti, l’impresa può valutare strumenti di welfare capaci di sostenere i lavoratori, mantenendo motivazione e produttività, senza trasformare necessariamente ogni intervento in un incremento strutturale del costo del lavoro.
“La legge di bilancio 2025 ha confermato per il triennio 2025-2027 la soglia di esenzione dei fringe benefit a 1.000 euro annui per tutti i lavoratori, che sale a 2.000 euro per chi ha figli fiscalmente a carico”, spiega Michaela Desiree Varone, consulente del lavoro Area Labor di Partner d’Impresa.
Dentro questo plafond rientrano non solo i classici beni e servizi, ma anche il rimborso delle utenze domestiche di luce, gas e acqua, oltre alle spese di affitto e agli interessi sul mutuo della prima casa: il bonus bollette diventa quindi uno strumento concreto per sostenere il potere d’acquisto reale dei dipendenti.
“Il meccanismo conviene a entrambe le parti. Per l’azienda, ogni euro erogato come fringe benefit entro soglia non genera contribuzione INPS né concorre al cuneo fiscale, a differenza di un aumento in busta paga di pari importo, che sconta tasse e contributi sia per il lavoratore sia per il datore di lavoro. Per il dipendente, quell’importo arriva netto, senza tassazione. Un euro di bonus bollette vale quindi più di un euro di stipendio lordo”, conclude Varone.
Pianificazione strategica
L’attenzione da presidiare riguarda però la soglia. Il superamento anche di un solo euro, infatti, rende imponibile l’intero importo erogato e non la sola eccedenza. Anche su questo tema, dunque, entra in gioco la pianificazione.
“Il welfare non va gestito come una spesa dell’ultimo momento, ma inserito in un vero e proprio budget del lavoro costruito a inizio anno”, spiega Varone. “Bisogna mappare la platea dei dipendenti: chi ha figli a carico, la capienza residua del plafond per ciascuno,... Chi programma per tempo il budget welfare, aggiornandolo con la stessa cadenza con cui rivede il piano fiscale, può quindi trasformare una voce di costo in uno strumento prevedibile e sostenibile sia per l’impresa sia per i dipendenti” conclude la consulente.
Nel budget previsionale le aziende in questo momento dell’anno devono mappare i rinnovi contrattuali (CCNL), gli scatti di anzianità, le scadenze dei contratti a termine e i piani di assunzione per l’anno nuovo.
“L’autunno è il momento ideale per studiare l’introduzione di piani di Welfare Aziendale o premi di risultato: strumenti che abbattono il cuneo fiscale, fidelizzano i talenti in un mercato del lavoro altamente competitivo e riducono il costo effettivo per l’impresa, a parità di beneficio per il lavoratore.” conclude Varone.
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