Il caro-carburanti sta mettendo in ginocchio le famiglie italiane, costrette a fare i conti con gli incrementi dei prezzi alla pompa dovuti al progressivo taglio della riduzione delle accise deciso dal governo fino al 5 ottobre. A stimare l’entità del salasso è stata la Cgia di Mestre (VE), associazione degli artigiani e delle piccole imprese, secondo la quale, a parità di consumi rispetto al 2025, quest’anno l’aggravio per i consumatori e per le imprese rischia di arrivare a 1,1 miliardi di euro al mese, pari a 13,6 miliardi per l’intero anno, con un incremento del 20,4%. E questo nonostante gli sforzi del governo che, a spese delle entrate fiscali per lo stato, hanno permesso di sterilizzare gli aumenti per soli due mesi su dodici, erogando interventi per 2,6 miliardi di euro (tra tagli delle accise e agevolazioni fiscali) nei sette mesi trascorsi dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran. L’esecutivo, tuttavia, deve sempre fare i conti con un deficit di bilancio che, essendo risultato al 3,1%, comporta una procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea, a meno che non trovi ascolto alla Commissione di Bruxelles la richiesta di escludere le spese per l’energia dai vincoli del Patto di stabilità, come avverrà per quelle destinate alla difesa.
costi insostenibili
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Da quando il presidente americano Trump ha dato il via agli attacchi contro l’Iran, secondo le analisi della Cgia il prezzo della benzina è cresciuto del 29% e quello del gasolio del 36%: aumenti di questa portata condizionano non solo i bilanci delle famiglie italiane e dei pendolari, ma anche quelli di chi utilizza l’auto come strumento di lavoro (agenti di commercio, tassisti, tecnici che lavorano sul territorio) e di chi trasporta le merci. Per i camionisti (e per agricoltori e pescatori) è stato previsto un credito d’imposta compensativo (con uno stanziamento di 500 milioni di euro) che, però, non riguarda chi possiede un veicolo di peso inferiore alle 7,5 tonnellate oppure un mezzo più grande, ma che non rientri nelle classi di emissioni Euro V ed Euro VI; e in Italia, circa il 40% delle imprese di autotrasporto non dispone di mezzi di massa superiore ai 7,5 tonnellate, quindi non gode dei benefici fiscali previsti. La Cgia sottolinea come gli autotrasportatori debbano sempre fronteggiare costi immediati e ricavi invece differiti: le spese di gasolio, pedaggi autostradali, manutenzione dei mezzi, assicurazioni e personale devono essere saldate subito, mentre i tempi di incasso delle fatture relative ai servizi forniti sono di 90 o anche di 120 giorni. E la carenza di liquidità nel periodo che intercorre tra gli esborsi (in crescita) e le entrate rischia di minare la stabilità finanziaria di molte piccole e medie imprese, con gravi ricadute sui posti di lavoro.
l’alternativa elettrica
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Come si esce da questa situazione che, se perdurerà nei prossimi mesi, rischia di farsi critica? La scelta di praticare un “price cap”, un tetto volontario ai prezzi alla pompa di alcune petrolifere (al momento, Eni e IP), può costituire un palliativo a breve e medio termine, ma c’è qualcuno che propone una soluzione più radicale: secondo Transport & Environment, organizzazione indipendente europea che promuove la de-carbonizzazione dei trasporti, la soluzione sta in una maggiore diffusione dei camion elettrici. Per l’ente, che ha sede principale a Bruxelles, i mezzi industriali a batteria garantiscono già oggi un costo totale di proprietà (il cosiddetto Tco, misurato su cinque anni) inferiore rispetto a quello dei veicoli diesel in sei dei nove principali mercati dalla Ue (che coprono il 46% di tutti i mezzi pesanti venduti). Secondo i calcoli di T&E, nei Paesi Bassi e in Germania i risparmi, sempre in un quinquennio, possono arrivare rispettivamente a 100 mila e 85 mila euro, con un ammortamento del prezzo maggiore iniziale del veicolo elettrico in soli due anni e mezzo di utilizzo: cifre che, ai valori attuali del gasolio, potrebbero salire ancora a 123 mila e 106 mila euro. In Italia la situazione è diversa: lo studio di T&E rivela che la parità per i camion elettrici è ancora un miraggio, essendo attualmente il loro costo maggiore in cinque anni di 94 mila euro. A incidere negativamente sul bilancio sono fattori come la mancata differenziazione dei pedaggi autostradali in base al livello di emissioni di CO2, il costo delle ricariche elettriche, l’assenza di incentivi stabili per l’acquisto e le infrastrutture. L’ente, però, ritiene che la situazione potrebbe cambiare entro il 2030, se si ottenessero incentivi pari al 20% del costo iniziale dei veicoli, che nel frattempo dovrebbe diminuire; a questo, andrebbero aggiunte l’introduzione di pedaggi differenziati in base alle emissioni (fino all’esenzione totale per i veicoli a emissioni zero) e un sistema di crediti per le ricariche nei depositi. In questo caso, il risparmio in cinque anni potrebbe arrivare a 60 mila euro. Dal canto loro, i costruttori stanno proseguendo con la sperimentazione di camion elettrici, oltre che a idrogeno, sia a fuel cell sia con l’utilizzo di questo combustibile nei motori termici: sono sviluppi necessari, da accelerare anche per far fronte al possibile arrivo sul mercato europeo di veicoli industriali cinesi, la cui presenza si è già fatta sentire in maniera evidente in occasione del recente salone Iaa di Hannover. Passando già oggi all’elettrico, secondo Andrea Boraschi, direttore di T&E Italia, “le aziende di autotrasporto in molti Paesi europei possono ridurre i costi operativi e proteggersi dagli shock petroliferi: costruttori di mezzi pesanti e governi dovrebbero però sostenerle in questo percorso, i primi smettendo di opporsi agli attuali obbiettivi di elettrificazione, i secondi prevedendo l’esenzione dei mezzi pesanti elettrici dai pedaggi stradali e accelerando lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica e dei collegamenti alla rete elettrica”. Boraschi è, di conseguenza, contrario all’impiego di risorse per mitigare i prezzi dei carburanti, il cui risultato è prolungare la dipendenza del settore dall’importazione di gasolio; non tenendo però conto del fatto che l’aumento dei costi è già in atto e incide oggi sui costi di tutti gli operatori del settore e, di conseguenza, di tutti i cittadini, mentre la diffusione di camion elettrici e delle relative infrastrutture di ricarica è un obiettivo quanto meno di medio periodo.
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