#Finsubito news – Debiti diventati insostenibili? La legge offre una strada per ripartire


Un finanziamento acceso quando lo stipendio bastava, una malattia improvvisa, la perdita del lavoro. Oppure un’attività che incassa meno, mentre continuano ad arrivare fatture, rate e richieste di pagamento. Il sovraindebitamento può cominciare così: non necessariamente da una scelta avventata, ma da un equilibrio economico che si rompe.

Quando i debiti diventano insostenibili, però, non tutto è perduto. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza prevede percorsi rivolti anche a consumatori, professionisti e piccoli imprenditori. A determinate condizioni, questi strumenti permettono di riorganizzare i pagamenti e ottenere la liberazione dai debiti che non si riescono a saldare. È la logica della seconda opportunità, spesso indicata con l’espressione inglese fresh start: consentire a chi affronta correttamente la propria crisi di ricominciare.

Che cosa significa essere sovraindebitati
Non basta avere una rata in ritardo o attraversare un mese difficile. Il sovraindebitamento riguarda una situazione di crisi o di insolvenza nella quale il debitore non riesce, o si prospetta che non riesca, a sostenere regolarmente i propri impegni economici.

La disciplina interessa i soggetti che non sono assoggettabili alla liquidazione giudiziale, la procedura che ha sostituito il vecchio fallimento: tra questi rientrano consumatori, professionisti, imprenditori minori e imprenditori agricoli. Non conta soltanto quanto si deve, ma anche quali risorse sono disponibili e quale concreta capacità di pagamento esiste.

Sul tema è intervenuta anche l’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 9/E del 21 ottobre 2026. Il documento fornisce chiarimenti e istruzioni agli uffici sugli istituti previsti dal Codice, con particolare attenzione ai profili che interessano l’amministrazione finanziaria.

Non esiste una soluzione uguale per tutti

Il percorso da seguire dipende dalla natura dei debiti, dalla situazione personale e dall’eventuale attività svolta.

Le principali possibilità sono tre: la ristrutturazione dei debiti del consumatore, il concordato minore e la liquidazione controllata.

Il piano per il consumatore

La ristrutturazione dei debiti del consumatore è il percorso destinato alle persone fisiche per i debiti riconducibili a esigenze estranee all’attività imprenditoriale o professionale.

L’obiettivo è proporre un piano compatibile con le risorse effettivamente disponibili: non promettere pagamenti impossibili, ma costruire una soluzione sostenibile da sottoporre al tribunale.

La caratteristica principale è che non serve il voto favorevole dei creditori. È il giudice a verificare le condizioni previste dalla legge e a decidere sull’omologazione, cioè sull’approvazione del piano. L’accesso non è però incondizionato: assumono rilievo, tra l’altro, la colpa grave, la malafede o la frode nella formazione del sovraindebitamento.

Il concordato minore per chi svolge un’attività

Per professionisti e piccoli operatori economici può venire in considerazione il concordato minore.

La finalità principale è permettere la prosecuzione dell’attività, riorganizzando i debiti in modo coerente con la capacità di produrre reddito. Quando, invece, la proposta non prevede la continuazione dell’attività, occorre l’apporto di risorse esterne che aumentino in misura apprezzabile quanto può essere destinato ai creditori.

A differenza del piano del consumatore, il concordato minore prevede il voto dei creditori e richiede il raggiungimento delle maggioranze stabilite dalla legge, oltre al controllo del tribunale. Può riguardare anche i debiti fiscali, ma il trattamento proposto deve rispettare le condizioni previste per la loro soddisfazione.

La liquidazione controllata

Se non è praticabile una soluzione fondata su un piano di pagamento, può essere valutata la liquidazione controllata.

In questo caso il patrimonio destinabile ai creditori viene amministrato da un liquidatore nominato dal tribunale. La procedura può comportare la vendita dei beni: non va quindi confusa con uno strumento che consente sempre di conservare tutto ciò che si possiede.

La legge prevede, tuttavia, esclusioni e limiti, anche per tutelare quanto occorre al mantenimento del debitore e della sua famiglia. La concreta incidenza su beni e redditi deve essere valutata caso per caso.

Ripartire: che cosa significa davvero l’esdebitazione

La parola tecnica è “esdebitazione”. Indica il beneficio che rende inesigibili nei confronti del debitore i crediti residui ai quali si applica: in altri termini, quei creditori non possono più pretendere da lui il pagamento delle somme comprese nella liberazione.

Nella liquidazione controllata l’esdebitazione opera alla chiusura della procedura oppure, se precedente, una volta trascorsi tre anni dalla sua apertura, quando ricorrono i requisiti di legge. Il tribunale la dichiara con decreto motivato: non basta, quindi, lasciar passare il tempo, ma occorre rispettare le condizioni e gli obblighi previsti.

È importante anche chiarire ciò che questo beneficio non fa.

Non libera automaticamente eventuali garanti o altri soggetti obbligati insieme al debitore. Inoltre, non comprende indistintamente ogni debito: restano esclusi, tra gli altri, gli obblighi di mantenimento e alimentari, i risarcimenti per danni da fatto illecito extracontrattuale e determinate sanzioni pecuniarie.

Anche i debiti con il Fisco possono essere affrontati

Una domanda frequente riguarda cartelle e debiti tributari: sono esclusi da questi percorsi?

In linea generale, no. Anche i debiti fiscali possono essere coinvolti nelle procedure e, quando ne ricorrono i presupposti, nell’esdebitazione. Questo non significa che ogni cartella venga cancellata o che sia sufficiente presentare una domanda per ottenere una riduzione.

Occorre distinguere la procedura utilizzata, la natura del credito e le regole applicabili.

Da dove si comincia: il ruolo dell’OCC

Un riferimento centrale è l’Organismo di composizione della crisi, conosciuto con la sigla OCC.

Il suo compito è aiutare a ricostruire la situazione del debitore e svolgere le verifiche e le attività previste per il percorso scelto. Non è un soggetto che promette la cancellazione dei debiti: deve offrire al tribunale un quadro attendibile delle risorse, degli impegni e delle cause della crisi.

Le verifiche dell’OCC e il controllo del giudice restano elementi essenziali del sistema.

La trasparenza è quindi decisiva. Per capire quale soluzione sia concretamente praticabile bisogna partire dalla situazione reale, non soltanto dalla rata che oggi pesa di più o dal creditore che insiste maggiormente. Le procedure richiedono verifiche, adempimenti e tempi; non rappresentano una scorciatoia, ma un percorso regolato dalla legge.

Una crisi economica non deve diventare una condanna permanente

Il senso di queste norme è tenere insieme due esigenze: tutelare i creditori e non lasciare il debitore intrappolato indefinitamente in obbligazioni che non può sostenere.

Non esiste una promessa valida per tutti di “azzerare i debiti”. Esistono, invece, strumenti che, quando ne ricorrono i requisiti, consentono di affrontare la crisi in modo ordinato e ottenere una concreta possibilità di ripartenza.

Per famiglie, consumatori e piccoli imprenditori, conoscere questa possibilità significa sapere che l’alternativa non è soltanto continuare a inseguire scadenze ormai impossibili.

È qui che gli Organismi di composizione della crisi possono esprimere fino in fondo il proprio ruolo sociale: non soltanto nella gestione delle procedure, ma nell’aiutare chi è in difficoltà a non sentirsi solo e a riconoscere le possibilità offerte dalla legge.

È un tema sul quale, come componente dell’OCC presso l’Ordine degli Avvocati Lagonegro, mi sono più volte confrontato positivamente con la referente, avv. Rosy Pepe: fare in modo che questi organismi siano sempre più un presidio di divulgazione, orientamento e accesso concreto agli strumenti di tutela.

Perché la seconda opportunità non resti soltanto scritta nelle norme, ma raggiunga davvero chi ne ha bisogno.


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