Di: RTS Info/Adele Bernasconi
Nuovi sbocchi per l’uva, diversificazione delle attività agricole e introduzione di colture alternative sono alcune delle strategie prese in considerazione per affrontare i cambiamenti del mercato, come emerge dall’inchiesta pubblicata da RTS Info il 29 novembre 2025.
Bicchiere mezzo vuoto? I numeri del mercato
Nel rapporto sull’anno viticolo 2025 (pubblicato il 21 aprile 2026), l’UFAG evidenzia una situazione a due facce:
Consumi in picchiata: nel 2025 il consumo totale di vino in Svizzera è sceso a 211,2 milioni di litri (-3,3% rispetto al 2024). Crollano soprattutto rossi, rosati (-5,5%) e spumanti (-6%).
Il vino svizzero resiste: in controtendenza rispetto al tracollo dei vini importati (-6,4%), il consumo di vino svizzero è cresciuto del 2,3%, conquistando una quota di mercato del 37,5%.
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I nostri vigneti sono destinati a scomparire a causa del continuo calo del consumo di vino?
Controcorrente 22.04.2026, 11:47
Il piano d’azione della DGAV
Nel canton Vaud è stato lanciato il piano d’azione Avenir de la viticulture vaudoise per il periodo 2026-2028. Il programma, dotato di un budget di 17 milioni di franchi, combina misure di riduzione delle superfici vitate con incentivi alla modernizzazione del vigneto. Tra gli interventi previsti figurano il sostegno all’impianto di vitigni più resistenti ai cambiamenti climatici e aiuti destinati alla viticoltura in forte pendenza. La Consigliera di Stato Valérie Dittli ha inoltre riservato 4 milioni di franchi alla riconversione delle superfici viticole verso altre colture.
La misura non mette però tutti d’accordo. «Come agricoltori, estirpare una vigna fa sempre male, anche se è previsto un indennizzo», osserva Constant Jomini, viticoltore di Chexbres, intervistato da RTS. «Preferiremmo trovare soluzioni per valorizzare e vendere meglio il nostro vino».
Abbiamo aziende che stanno scomparendo. Senza misure rapide, molti viticoltori chiuderanno bottega
Svizzera: incentivi per l’estirpazione delle vigne
Per sostenere il settore vitivinicolo, il Consiglio Federale ha introdotto contributi per l’estirpazione volontaria dei vigneti nel biennio 2026-2027. Le superfici interessate non potranno essere reimpiantate a vite per dieci anni e dovranno essere riconvertite ad altre colture o alla promozione della biodiversità.
https://rsi.cue.rsi.ch/info/svizzera/Per-il-settore-vitivinicolo-10-milioni-di-franchi-in-pi%C3%B9–3547927.html
Succhi e uva passa: perché non funziona
Di fronte alla crisi, molti consumatori si chiedono perché non destinare l’uva eccedente alla produzione di succo o uvette. Alexandre Mondoux, professore di economia alla Scuola di enologia e viticoltura di Changins, intervistato da RTS per l’inchiesta “Crise du vin suisse: les vignerons face au défi de la diversification” (novembre 2025), invita però a guardare la questione con pragmatismo: «Queste alternative esistono, ma non si improvvisano».
«Se un viticoltore decide di produrre succo d’uva per un anno, rischia di perdere le quote di fornitura vinicola con la grande distribuzione o i grossisti, contratti difficilissimi da recuperare», spiega Mondoux.
L’ascesa dei vini dealcolizzati
Per i produttori che intendono mantenere la vite al centro della propria attività, una delle strategie più promettenti passa dall’innovazione del prodotto. Il mercato globale premia con tassi record le bevande dealcolizzate o a basso contenuto alcolico (No-Low), trainate dall’attenzione alla salute e dal ricambio generazionale, come evidenziato dalla trasmissione Forum della RTS, il 23 novembre 2025.
Fino a pochi anni fa considerati un prodotto marginale, oggi i vini dealcolati beneficiano di tecnologie d’avanguardia, come la distillazione sottovuoto a bassa temperatura, che permettono di eliminare l’alcol preservando aromi e tipicità varietale.
Per la viticoltura elvetica, produrre spumanti o vini dealcolizzati di alta gamma rappresenta un’opportunità concreta per riposizionarsi su una nicchia dinamica e ad alto valore aggiunto, senza dover rinunciare alla propria identità di cantina.
Grandi cantine e aziende familiari, lo sguardo del Ticino
La crisi non si fa sentire ovunque allo stesso modo. Marta Cavallini, della Cantina Cavallini di Cabbio, evidenzia la distanza tra due mondi produttivi differenti.
Da un lato ci sono le grandi cantine, schiacciate dalla saturazione del mercato elvetico e dall’invasione di etichette estere a basso prezzo, soprattutto cilene o argentine, spesso soltanto imbottigliate sul territorio nazionale. Dall’altro resistono le realtà familiari e artigianali, sostenute da una filiera trasparente, da un rapporto diretto con i clienti e da una clientela fidelizzata.
Di fronte al calo dei consumi, la risposta di molte piccole aziende è la diversificazione.
Marta Cavallini
Si moltiplicano le proposte fresche, leggere e a ridotta gradazione alcolica, pensate per intercettare il rito dell’aperitivo e la crescente domanda di bollicine e bianchi.
La maturazione sempre più precoce dell’uva favorisce la produzione di Merlot bianco, mentre prende piede l’impianto di varietà resistenti PiWi (dall’acronimo tedesco Pilzwiderstandsfähig, resistenti ai funghi). Ottenute tramite impollinazione e incroci tradizionali sul campo, queste viti permettono di tagliare drasticamente i trattamenti fitosanitari e offrono profili freschi e contemporanei.
https://rsi.cue.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Vendemmia-a-Ferragosto-figlia-del-caldo-e-dei-gusti–3988932.html
Per la viticoltrice, tuttavia, il vero salto consiste nel superare la monocoltura della vite e restituirle una dimensione genuinamente contadina. L’obiettivo è trasformare la cantina in un sistema agricolo diversificato, integrando filari, alberi da frutto, animali, sidri, succhi e ospitalità con pranzi all’aperto.
In questo modo l’azienda riduce la dipendenza dalla vendita del solo vino e apre i cancelli a un pubblico eterogeneo, attirato da sapori autentici, dal biologico e dal legame diretto con la terra.
L’agroforestazione in vigna: la via di Pedrinate
Oltre alla dicotomia tra mantenere la vigna così com’è o estirparla completamente, esiste una “terza via” pionieristica, quella di ripensare il vigneto come un ecosistema misto. È il modello dell’agroforestazione viticola, che Marta Cavallini sperimenta a Pedrinate, all’interno di un progetto sostenuto dalla fondazione VISIO-Permacultura.
Tra i filari delle varietà PiWi, Cavallini ha affiancato alla vite olivi, pistacchi, mandorli, gelsi, melograni e persino pepe di Sichuan. Una strategia che guarda sia alla diversificazione sia all’equilibrio ecologico del vigneto.
Le varietà Piwi sono adatte al clima più piovoso della Svizzera centrale
Dalla vite agli agrumi rustici
A Gudo, nel Piano di Magadino, l’esperienza di AlpAgrumi dimostra che arance, limoni, mandarini satsuma e yuzu possono trasformarsi da curiosità a solida realtà commerciale. Grazie a varietà rustiche selezionate capaci di resistere a gelate invernali fino a -12 °C o -16 °C, l’azienda ha aperto la strada a una produzione agrumicola elvetica a chilometro zero.
Per alcuni viticoltori alle prese con vigne poco redditizie, questa esperienza offre anche uno spunto concreto. Le parcelle estirpate potrebbero infatti lasciare spazio a nuove colture: dagli agrumi rustici ai piccoli frutti o ad altre produzioni di nicchia.
In questo modo, l’abbandono della vite non rappresenterebbe soltanto una perdita, ma potrebbe diventare l’occasione per diversificare l’attività agricola e adattarla ai cambiamenti climatici e di mercato.
https://rsi.cue.rsi.ch/food/extra/ritratti-e-storie/Arance-limoni-e-mandarini-in-Ticino-AlpAgrumi-dimostra-che-%C3%A8-possibile–2421195.html
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