agricoltura, ambiente e imprese in rete


CULTURA – Venerdì 16 ottobre la presentazione a Castel Gandolfo. Il progetto punta a valorizzare le produzioni locali, rafforzare le collaborazioni tra istituzioni e aziende e creare nuove opportunità di sviluppo per il territorio.

Mettere in rete le eccellenze agricole, le attività produttive, il patrimonio culturale e le risorse ambientali del territorio per trasformarle in un’opportunità concreta di crescita. È questo l’obiettivo del Distretto del Cibo del Vulcano Laziale, il progetto che il Parco regionale dei Castelli Romani presenterà venerdì 16 ottobre 2026 a Castel Gandolfo.

L’iniziativa nasce dalla volontà di costruire una strategia condivisa per valorizzare le peculiarità del territorio del Vulcano Laziale, dove agricoltura, paesaggio, tradizioni enogastronomiche e identità delle comunità rappresentano un patrimonio da tutelare e, allo stesso tempo, una risorsa per lo sviluppo economico locale.

L’idea è superare la frammentazione delle singole realtà produttive, favorendo il dialogo tra aziende agricole, imprese, amministrazioni comunali, associazioni e altri soggetti interessati alla valorizzazione del territorio. Una rete capace di mettere a sistema competenze ed esperienze, individuare obiettivi comuni e promuovere le produzioni locali in modo più coordinato.

Il ruolo del Parco e la sfida della collaborazione

In questo percorso, il Parco dei Castelli Romani si propone come facilitatore, con il compito di mettere in relazione i diversi protagonisti e favorire la costruzione di una visione condivisa. La tutela della biodiversità e del paesaggio si intreccia così con la valorizzazione delle attività economiche che contribuiscono a mantenere vivo il territorio.

«Tutelare il territorio, unire le comunità, creare opportunità. È questo il valore aggiunto di un ente sovracomunale», sottolinea il presidente dell’Ente Parco, l’avvocato Ivan Boccali. «Il Parco dei Castelli Romani, custode della biodiversità e dell’identità dei luoghi, accompagna il Distretto del Cibo del Vulcano Laziale mettendo insieme le eccellenze del territorio e favorendo la costruzione di una visione comune per il futuro».

Il progetto punta quindi a creare condizioni favorevoli per una collaborazione stabile tra pubblico e privato, nella consapevolezza che la valorizzazione delle produzioni locali possa contribuire anche alla salvaguardia del paesaggio rurale e delle tradizioni legate alle attività agricole.

Un percorso già avviato: il primo incontro ad Ardea

La presentazione di Castel Gandolfo si inserisce in un percorso che ha già conosciuto una prima tappa pubblica. Il 9 giugno 2026, nella sala consiliare del Comune di Ardea, si è riunito il comitato promotore del «Distretto dei prodotti del Vulcano Laziale».

All’incontro hanno partecipato il presidente del Parco Ivan Boccali e il direttore Francesco Ciferri, promotori dell’iniziativa, insieme a rappresentanti dei Comuni di Ardea, Pomezia, Ariccia e Lanuvio, di Confcooperative e di Confcommercio. Erano presenti anche diverse aziende del territorio, alcune delle quali avevano già aderito al comitato promotore.

In quella sede sono state affrontate le opportunità legate alla creazione del Distretto e al suo possibile riconoscimento da parte della Regione Lazio, oltre agli impegni necessari per elaborare un piano di sviluppo condiviso, coinvolgendo sia le istituzioni sia le imprese aderenti.

La riunione di giugno ha rappresentato dunque un primo momento di confronto tra soggetti pubblici e privati, chiamati a contribuire alla definizione di un progetto comune.

Che cosa può cambiare per le imprese e per il territorio

I Distretti del Cibo sono strumenti pensati per favorire lo sviluppo territoriale attraverso l’integrazione tra attività agricole, filiere agroalimentari e realtà economiche locali. La normativa nazionale ne individua tra le finalità la coesione sociale, la valorizzazione delle produzioni, la sicurezza alimentare, la riduzione dell’impatto ambientale e la salvaguardia del paesaggio rurale.

Per il Vulcano Laziale, l’obiettivo è costruire una rete che possa rendere maggiormente riconoscibili le produzioni e le competenze locali, rafforzare le relazioni tra le aziende e favorire nuove occasioni di promozione e commercializzazione.

La collaborazione potrebbe inoltre creare collegamenti più stretti tra agricoltura, turismo, cultura e ristorazione, contribuendo a valorizzare il legame tra i prodotti e i luoghi di provenienza. Un approccio che può favorire anche forme di promozione territoriale capaci di coinvolgere visitatori, consumatori e operatori economici.

Perché queste prospettive si traducano in risultati, sarà però fondamentale definire obiettivi misurabili, individuare le priorità d’intervento e garantire una partecipazione effettiva delle aziende e delle amministrazioni coinvolte.

Il passaggio decisivo sarà il riconoscimento regionale

La costruzione del Distretto richiede anche un percorso amministrativo. La disciplina della Regione Lazio prevede, per i distretti rurali e agroalimentari di qualità, una proposta elaborata da un comitato promotore, accompagnata da una strategia, dall’indicazione dei soggetti aderenti e da un piano di coinvolgimento del territorio. Il riconoscimento formale compete alla Giunta regionale, sulla base dei requisiti previsti dalla normativa.

La riunione del 9 giugno aveva già posto l’attenzione proprio sulle possibilità offerte dal riconoscimento regionale e sulla necessità di predisporre un piano di Distretto. La presentazione del 16 ottobre rappresenta quindi un’occasione per approfondire il progetto e consolidare il confronto tra i suoi protagonisti.

Resta centrale la capacità di trasformare l’adesione delle diverse realtà in una strategia operativa, con iniziative, strumenti e responsabilità definiti.

Il Distretto del Cibo del Vulcano Laziale si propone, in definitiva, come un percorso che punta a tenere insieme sviluppo economico e tutela ambientale, valorizzando l’identità del territorio senza separarla dalle esigenze di chi vi lavora e vi vive. La sfida sarà fare delle eccellenze locali non soltanto un patrimonio da promuovere, ma una risorsa condivisa capace di generare nuove opportunità per le comunità dei Castelli Romani e del Vulcano Laziale.

 


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