#Finsubito news – Dopo le elezioni Usa, la diplomazia del possibile per riaprire Hormuz in cinque punti


La vittoria dei Democratici alle elezioni di midterm e i nuovi equilibri politici americani riaprono uno spazio di riflessione sulla possibilità di un’intesa provvisoria tra Washington e Teheran. Pakistan e Qatar potrebbero svolgere un ruolo decisivo nel costruire una tregua sullo Stretto di Hormuz, rinviando a una seconda fase il confronto sul programma nucleare iraniano.

Alla luce degli sviluppi del 3 e 4 novembre 2026, non siamo più soltanto di fronte a un’ipotesi diplomatica. Le ricostruzioni diffuse dai media internazionali parlano infatti di una proposta iraniana articolata, attualmente oggetto di modifiche e approfondimenti a seguito delle consultazioni con le delegazioni diplomatiche di Pakistan e Qatar.

Da qui nasce una domanda che appare sempre più attuale: è possibile raggiungere un’intesa provvisoria e immediata sullo Stretto di Hormuz, rinviando a una fase successiva, e con il consenso delle parti, la soluzione delle controversie relative al programma nucleare iraniano?

Si tratterebbe di una strategia diplomatica articolata per fasi: in primo luogo, mettere in sicurezza la libertà dei traffici marittimi; successivamente, affrontare le questioni economiche e militari; infine, tornare al delicatissimo confronto sul nucleare.

Non si parte, peraltro, da zero. Esiste già una proposta iraniana che merita attenzione. Il 2 novembre, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, in un’intervista ad Al Jazeera, ha illustrato una versione aggiornata del piano, elaborata dopo le consultazioni con gli interlocutori qatarioti e pachistani.

La proposta iniziale prevedeva l’apertura dello Stretto al sesto giorno, subordinatamente all’accoglimento delle condizioni iraniane, e la ripresa dei negoziati tra Stati Uniti e Iran al settimo giorno. Successivamente, sarebbe stata avanzata l’ipotesi di abbreviare questa procedura, concentrandola in un arco temporale di appena due giorni.

Le condizioni poste da Teheran, secondo quanto riportato da diverse testate internazionali e mediorientali, possono essere sintetizzate nei seguenti punti:

  1. Revoca delle nuove sanzioni statunitensi.
  2. Ripristino delle deroghe che consentivano alcune esportazioni petrolifere iraniane.
  3. Fine del blocco navale americano contro l’Iran.
  4. Riconoscimento delle nuove rotte marittime indicate da Iran e Oman.
  5. Cessazione delle ostilità su tutti i fronti, compreso quello libanese.

Una volta soddisfatte queste condizioni, Teheran si dichiarerebbe disponibile ad affrontare il delicato negoziato sul nucleare.

Si tratta di una prospettiva che, a nostro giudizio, merita di essere considerata con attenzione. Soprattutto perché pone al centro un obiettivo di interesse internazionale: la normalizzazione della navigazione commerciale attraverso uno dei passaggi marittimi più importanti per l’economia mondiale.

In definitiva, l’Iran punta a separare la riapertura di Hormuz dalla soluzione complessiva del contenzioso con Washington. Una distinzione che potrebbe rappresentare la base di un compromesso pragmatico: Hormuz prima, nucleare dopo.

Naturalmente, per comprendere le effettive possibilità di successo di questa impostazione, occorre considerare che Washington e Teheran partono da posizioni negoziali differenti. L’Iran intende ottenere prioritariamente un risultato economico e strategico, mentre gli Stati Uniti chiedono innanzitutto garanzie sul piano della sicurezza.

È proprio su questo terreno che potrebbe inserirsi un compromesso capace di conciliare, almeno temporaneamente, le rispettive esigenze. Proviamo, pertanto, a delineare un possibile percorso negoziale, articolato in cinque passaggi.

Il primo passaggio: la cessazione immediata delle azioni ostili

Washington e Teheran dovrebbero assumere un impegno reciproco a non colpire le navi commerciali in transito, le infrastrutture portuali e le installazioni direttamente collegate alla sicurezza della navigazione marittima. Si tratterebbe di una prima misura di de-escalation, indispensabile per creare un clima negoziale credibile e ridurre il rischio di incidenti che potrebbero compromettere l’intero processo.

Il secondo passaggio: la riapertura controllata dello Stretto di Hormuz

È probabilmente il punto più urgente dell’intera trattativa. L’Iran dovrebbe garantire il ripristino del transito commerciale, mentre gli Stati Uniti e i loro alleati dovrebbero impegnarsi a sospendere progressivamente le misure di interdizione navale nei confronti dell’Iran. L’obiettivo sarebbe quello di ripristinare la libertà di navigazione, evitando al contempo che la riapertura dello Stretto si trasformi in una nuova occasione di confronto militare.

Il terzo passaggio: la compensazione economica e l’alleggerimento delle sanzioni

In questa fase Washington potrebbe concedere deroghe temporanee alle restrizioni sulle esportazioni petrolifere iraniane, delineando contestualmente un percorso graduale per l’alleggerimento delle sanzioni. Si tratterebbe di una concessione economicamente rilevante per Teheran, ma anche di uno strumento attraverso il quale gli Stati Uniti potrebbero ottenere garanzie concrete sul rispetto degli impegni assunti.

Il quarto passaggio: le garanzie internazionali e il ruolo dei mediatori

Pakistan e Qatar, da tempo impegnati nell’attività di mediazione diplomatica, potrebbero assumere un ruolo centrale nell’organizzazione di un meccanismo di verifica degli accordi, nella gestione degli eventuali incidenti marittimi e nella predisposizione di canali di comunicazione diretta tra le parti. La presenza di interlocutori terzi sarebbe fondamentale per garantire trasparenza, continuità e credibilità agli impegni reciproci.

Il quinto e ultimo passaggio: la ripresa del negoziato strategico

Una volta stabilizzata la situazione nello Stretto e avviato il percorso di normalizzazione economica, potrebbero riprendere le trattative sulle questioni di più ampia portata: il programma nucleare iraniano, le capacità missilistiche di Teheran e la sicurezza regionale. Il punto essenziale sarebbe non subordinare necessariamente la prima fase dell’accordo alla soluzione preventiva di tutte queste controversie.

In conclusione, la vittoria dei Democratici alle elezioni di midterm e i nuovi equilibri politici americani riaprono uno spazio di riflessione sulla possibilità di un’intesa provvisoria tra Washington e Teheran. Pakistan e Qatar potrebbero svolgere un ruolo decisivo nel costruire una tregua sullo Stretto di Hormuz, rinviando a una seconda fase il confronto sul programma nucleare iraniano. Noi naturalmente insistiamo e ci schieriamo tra la tifoseria della diplomazia a oltranza.




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