#Finsubito news – Auto 2035, l’Europarlamento allenta ancora gli standard CO2. Motus-E protesta


La Commissione Ambiente dell’Europarlamento ha approvato la revisione degli standard CO2 per auto e furgoni. Il taglio delle emissioni allo scarico previsto per il 2035 scende dal 100% all’87,5%, lasciando spazio anche ai motori termici. Via libera anche alle mini elettriche Made in Europe e a nuovi obiettivi di elettrificazione delle flotte aziendali. Motus-E: «Non basta discutere di obiettivi, servono le condizioni industriali per raggiungerli».

Con 48 voti favorevoli, 30 contrari e 2 astensioni la Commissione dell’Europarlamento ha approvato una nuova proposta sulla revisione degli standard di emissione di CO2 per auto e veicoli commerciali leggeri. Il compromesso allenta ulteriormente i vincoli rispetto alla proposta della Commissione ma recepisce solo in parte l’accordo franco tedesco suggellato da Macron e Merz su pressione delle rispettive case auto.

Nelle scorse settimane anche Partito Popolare Europeo (Ppe), Socialisti e Democratici (S&D) e liberali di Renew avevano fatto proprio il patto per  introdurre nuove flessibilità, ridimensionando alcuni obiettivi fissati per il 2030 e il 2035.

Resterà il 5% di auto termiche

La novità più significativa riguarda proprio il 2035. L’obiettivo per le nuove auto non sarebbe più del 100%, ma dell’87,5%. Una modifica che lascia una quota del 12,5% di flessibilità ai costruttori, anche attraverso il ricorso a una compensazione con i crediti legati all’impiego di acciaio a basse emissioni di carbonio, fino a un massimo del 7,5%.

Rimarrebbe quindi una quota del 5% di emissioni non soggetta a compensazione, aprendo la possibilità di continuare a immatricolare anche vetture con motore a combustione interna dopo il 2035.

Quell’ italiano killer del Green Deal: regalerà il futuro elettrico dell’auto alla Cina

La posizione dell’Eurocamera, che porta la firma del relatore Massimiliano Salini (Forza Italia, Ppe), dovrà essere confermata dalla plenaria a dicembre. Non si tratta dunque ancora di una decisione definitiva: il confronto proseguirà anche con gli Stati membri e le altre istituzioni europee.

Furgoni, obiettivi meno ambiziosi per il 2030 e il 2035

La revisione riguarda anche i veicoli commerciali leggeri, per i quali il compromesso prevede un allentamento degli obiettivi di riduzione delle emissioni.

Per il 2030 il target proposto scenderebbe dal 50% previsto dalle norme vigenti al 35%. Anche per il 2035 si registra una revisione significativa: l’obiettivo passerebbe dal 100% all’80%. Per raggiungerlo, i costruttori potrebbero utilizzare crediti legati all’impiego di acciaio a basse emissioni di carbonio, entro il limite massimo del 7,5%.

Si tratta di modifiche che rispondono alle richieste di una parte dell’industria automobilistica europea, preoccupata per i costi della transizione, la concorrenza internazionale e la difficoltà di accelerare l’elettrificazione dei veicoli commerciali.

Il voto della Commissione Ambiente si inserisce in un pacchetto più ampio di interventi sul settore automotive. Gli eurodeputati hanno infatti approvato anche la proposta di semplificazione normativa denominata Automotive Omnibus, con 105 voti favorevoli, 39 contrari e 21 astensioni.

Mini elettriche Made in Europe e flotte aziendali

Tra le misure più interessanti figura l’introduzione di una nuova categoria di piccoli veicoli elettrici, le cosiddette mini e-car Made in Europe. Si tratta di vetture con una lunghezza massima di 4,2 metri, prodotte nell’Unione europea, per le quali si propone un sistema di incentivi mirati e un meccanismo di super-crediti collegato ai nuovi standard CO2.

L’obiettivo è favorire la diffusione di modelli elettrici più accessibili e sostenere contemporaneamente la produzione industriale europea, in un segmento di mercato nel quale i costruttori cinesi stanno guadagnando terreno.

Un altro capitolo riguarda l’elettrificazione delle flotte aziendali. Le commissioni Ambiente e Trasporti hanno approvato con 89 voti favorevoli, 29 contrari e 4 astensioni la posizione dell’Eurocamera sulla proposta che coinvolge le grandi imprese, individuate in quelle con più di 250 dipendenti e un fatturato superiore a 50 milioni di euro.

La proposta prevede obiettivi nazionali per la quota di veicoli a zero e basse emissioni nelle flotte aziendali, da raggiungere entro il 2030 e il 2035. Le percentuali indicate sono comprese tra il 67% e il 95%.

Ai governi nazionali verrebbe lasciata la libertà di scegliere gli strumenti più adatti per centrare questi traguardi, attraverso misure di sostegno e incentivazione. Tra le possibilità figurano tariffe autostradali più favorevoli per i veicoli elettrici e il potenziamento delle infrastrutture di ricarica. Anche questi due dossier arriveranno al voto della plenaria a dicembre.

Fabio Pressi

Motus-E boccia i nuovi obiettivi: «Così perdiamo la sfida della competitività»

La revisione degli standard CO2 incassa le critiche di  Motus-E: «Bene il mantenimento di un alto target finale di elettrificazione dell’auto, che conferma la direzione verso cui andrà l’Unione europea nel 2035. Ma continuare a discutere di obiettivi sulle emissioni, senza costruire le condizioni industriali per raggiungerli, rischia di far perdere all’Europa la sfida più importante: quella della competitività» ha commentato Fabio Pressi, presidente di Motus-E.

Secondo Pressi, il dibattito sulle nuove flessibilità rischia di rallentare ulteriormente l’innovazione tecnologica dell’industria automobilistica europea in una fase in cui sarebbe invece necessario accelerare, anche per ridurre la dipendenza dalle importazioni di petrolio,  proteggere l’economia europea dagli effetti  degli shock energetici e arginare la concorrenza cinese.

L’eterno ritorno nei carburanti alternativi

Tra gli elementi che suscitano maggiori perplessità nell’associazione c’è l’introduzione della nuova categoria dei VEEF, i veicoli alimentati con carburanti rinnovabili e considerati a zero emissioni. «Rappresenta un elemento di incertezza normativa per un’industria che ha bisogno di indirizzi politici chiari per investire in maniera mirata», osserva Pressi. Il presidente di Motus-E invita inoltre a valutare attentamente le effettive prestazioni ambientali di questi veicoli.

I carburanti rinnovabili a basse emissioni, sottolinea, potranno essere prodotti soltanto in quantità limitate e sarebbe quindi più opportuno riservarli ai comparti difficilmente elettrificabili, come il trasporto aereo e quello marittimo.

«Il mercato ci dice che la transizione è già in corso»

Motus-E richiama anche i segnali che arrivano dal mercato. Secondo Pressi «È ora che in Europa si prenda atto di una trasformazione già in corso, dimostrata dalle crescenti quote di mercato del full electric, arrivate a settembre alla media del 30%», afferma il presidente. Ma occorrono investimenti, capitali e una strategia industriale capace di recuperare il divario accumulato nei confronti dei concorrenti internazionali, a partire dalla Cina.

Anfia accoglie invece positivamente il compromesso approvato dalla Commissione Ambiente, considerandolo un passo verso una maggiore apertura tecnologica e un approccio più realistico alla transizione.  Ma non basta ancora: l’associazione delle case auto italane, vorrebbe depennare anche l’unica concessone rimasta alle ambizioni ambientali europee, cioè la compensazione del  7,5%  attraverso l’ acciaio a basse emissioni di carbonio.

In sintesi: tutti voglioni preservare la competitività dell’industria auto europea. Ma si scontrano  chi pensa di farlo difendendo l’esistente, chi spingendo sull’auto del futuro.

LEGGI anche: “L’auto italiana può vincere la sfida elettrica se gioca d’anticipo” e guarda il VIDEO

 


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