Turismo in Cilento: un territorio da salvare? Sistemare o rifondare? Rischio “trash”, soprattutto in alcune zone costiere? Come si può intervenire per preservare un’area di assoluta bellezza con uno sviluppo sostenibile? La riflessione di Repubblica apre il dibattito, divide habitué, addetti ai lavori e amministratori pubblici. Un dato accomuna tutti, però: il turismo nel Cilento sta cambiando. Una trasformazione che impone di ritrovare una sintesi tra turismo di massa e turismo di qualità, contemperando, naturalmente, anche le esigenze dei cittadini.
Tra i punti in comune, la destagionalizzazione e l’apertura ai mercati esteri. «Ho letto con attenzione la riflessione di Mariella Marchetti su Repubblica ed è utile per noi amministratori», spiega il sindaco di Vibonati, Manuel Borrelli. «Indubbiamente dobbiamo fare di più e meglio, anche per gli imprenditori turistici e per i proprietari delle piccole strutture ricettive. Dobbiamo fare meglio per cercare di innalzare la qualità dei servizi che mettiamo a disposizione dei turisti che vengono a farci visita, anche per attrarre nuove fasce di turisti che non diano luogo a una movida fracassona, andando innanzitutto a destagionalizzare i flussi turistici», prosegue il primo cittadino. «La sfida è quella di costruire una rete turistica più ampia, anche attraverso la collaborazione con i comuni vicini. In questa direzione viene citato il rapporto con Casaletto Spartano, con l’idea di mettere in relazione le attrazioni del territorio, dal museo alle Cascate dei Capelli di Venere».
E quello della destagionalizzazione è uno dei punti principali che mette quasi tutti d’accordo. Ne è convinto anche Matteo Martino, presidente dell’associazione ‘Terra del Bussento’: «Quanto pubblicato su Repubblica è la fotografia di ciò che accade in quei quindici giorni a ridosso di Ferragosto. Non mi trovo d’accordo quando si insiste sul trash o quando si accomuna, in linea generale, il fenomeno al trash napoletano. Per il resto c’è un problema e va affrontato. Siamo un territorio che ha tanto da raccontare, abbiamo bellezze, abbiamo storia. Va innalzata l’asticella, sicuramente. Dobbiamo distribuire i flussi diversamente e non concentrare tutto nei quindici giorni centrali di agosto. Per fare questo occorre fare rete, valorizzare anche le aree interne, creare giusti itinerari».
Ad Acciaroli, racconta Francesco Cucco, una vita nel settore turistico con un’esperienza anche in Confcommercio, «abbiamo ancora una visione familiare. Anche le strutture extra-alberghiere sono gestite da persone del posto che hanno tutto l’interesse a offrire servizi eccellenti e a non creare problemi». L’afflusso maggiore? «Quindici giorni di agosto, a cavallo della settimana di Ferragosto. Questo – spiega Cucco – è il vero periodo da gestire». Da qui la proposta: «Decongestionare i periodi di maggiore afflusso e aprirsi ai mercati esteri. Questo, però – prosegue – implica un’organizzazione e una strategia che coinvolga un intero comprensorio e non il singolo comune. La nostra impreparazione, poi, dovrebbe essere colmata con la formazione e l’indirizzo da parte di chi è esperto di turismo estero. Penso che questa possa essere una strada adeguata».
Un percorso, questo, condiviso anche dall’ingegnere Sergio Di Martino che, da salernitano, trascorre le sue estati a Palinuro. «Tante località, anche interne del Cilento – spiega – non stanno facendo nulla per imporsi a livello internazionale, ma anche nazionale. Un tempo tutte le rinomate agenzie turistiche internazionali e nazionali avevano Palinuro nei loro depliant. Oggi non è più così. Si è ristretto a un turismo sempre più circoscritto, che non dà ampio respiro».
Andrea Nastro, manager nel settore turistico in Cilento, è convinto che la trasformazione sia già in atto: «La crescita delle strutture extra-alberghiere di qualità, la maggiore attenzione alla registrazione degli ospiti e la diffusione di eventi e manifestazioni a pagamento con artisti di livello nazionale e internazionale sono», secondo Nastro, «segnali di un’offerta turistica in evoluzione». «Un cambiamento che riguarda sia la costa sia l’entroterra. Dai borghi di Castellabate, Agropoli e Pisciotta ai lungomari di Pioppi e Acciaroli, fino ai piccoli centri interni, cresce la presenza di visitatori interessati alla storia, alla cultura, alla natura e alla gastronomia del Cilento. Particolarmente significativo, nell’entroterra, il turismo straniero proveniente soprattutto da Germania, Francia, Stati Uniti e Inghilterra».
Appello ad una migliore cultura dell’ospitalità nel Cilento da parte di Confesercenti Salerno. «Essere accoglienti non significa accettare tutto: significa tutelare il territorio e chi lo vive, garantendo esperienze di valore a chi sceglie il Cilento con consapevolezza – il presidente Raffaele Esposito – L’accoglienza non è dimostrare tolleranza illimitata. Una strategia condivisa orientata ai flussi turistici dall’estero rappresenta una via maestra per consolidare un modello di turismo sostenibile e qualificato che possa in un certo senso diluire il senso di disagio quando alcuni comportamenti non siano consoni con la straordinarietà del territorio. Il turista internazionale, mediamente più attento, programmato e consapevole, contribuisce a innalzare la qualità della domanda e a valorizzare le eccellenze locali».
«Chi opera nel turismo – prosegue Esposito – deve essere parte attiva della comunità, non semplice gestore di un servizio. La qualità nasce dalla cura, dalla presenza e dalla responsabilità». Ed ancora Claudio Pisapia, presidente di FederComTur che spiega: «Il Cilento non ha bisogno di essere semplicemente “venduto”. Ha bisogno di tornare a essere vissuto. E soprattutto deve tornare a dare al turista una risposta alla domanda più semplice e più importante: “Perché devo venire qui?” Se la risposta è soltanto per il mare, la destinazione è fragile. Se invece la risposta diventa “perché qui posso vivere qualcosa che altrove non posso vivere nello stesso modo”, allora ricomincia il turismo».
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