La benzina ha raggiunto prezzi record e noi italiani paghiamo la bolletta più salata perché l’Italia detiene un record europeo: 70 auto ogni 100 abitanti. Per ridurre un po’ il prezzo alla pompa, il governo ha iniziato a sottrarre risorse alla scuola, alla sanità, ai trasporti, ma non potrà andare avanti per molto in questo modo.
Non è la prima volta che il nostro continente si trova nel mezzo di uno shock energetico e potrebbe essere una buona idea ripercorrere le orme di un Paese che, negli anni ’70 uscì rafforzato dalla crisi.
Ma, prima di ripercorrere la storia, ecco 5 cose che potremmo fare immediatamente come paese per ridurre la nostra dipendenza dal petrolio.
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1. Bike leasing aziendale
Non tutti possono andare in bici al lavoro: c’è chi deve percorrere distanze importanti, chi deve affrontare salite, chi non può arrivare sudato. Ma se la bici per andare al lavoro fosse un’ebike a prezzi molto vantaggiosi?
In Germania il leasing di biciclette per i dipendenti ha risollevato il mercato, e in Italia è in discussione una proposta di legge sostenuta da tutti i partiti. Il meccanismo è semplice: scegli la bici e la paghi con rate trattenute dallo stipendio lordo, mentre l’azienda ne resta proprietaria per tre anni. Il risparmio rispetto all’acquisto privato è del 35-40%. Perché funzioni davvero servono anche ciclabili, parcheggi protetti e docce nei luoghi di lavoro. Ecco quali sono i vantaggi del bike leasing aziendale.
2. Incentivi alle aziende che ricorrono al remote working
Lo spostamento più economico e più sicuro è quello che non si fa. Negli ultimi dieci anni gli spostamenti quotidiani degli italiani sono calati del 41%, anche grazie allo smart working. Se il tuo lavoro lo consente, uno o due giorni a settimana da casa significano un pieno in meno al mese e un’ora di traffico risparmiata. Incentivare le aziende che adottano il lavoro da remoto in modo stabile moltiplica questo effetto: milioni di tragitti in auto in meno senza costruire nulla. E meno auto nelle ore di punta vuol dire strade meno pericolose per chi le percorre a piedi o in bicicletta. Ne abbiamo parlato in questo articolo: in Italia ci si sposterà sempre meno (ma sempre meglio).
3. Creazione di reti ciclabili di emergenza
Nel 2020, durante la pandemia, molte città europee hanno realizzato in poche settimane corsie ciclabili temporanee per compensare la riduzione del trasporto pubblico. Lo stesso approccio va bene per una crisi energetica: segnaletica orizzontale, delimitatori e limiti di velocità più bassi bastano a offrire un percorso protetto a chi vuole lasciare l’auto, senza aspettare anni di cantieri. È lo stesso principio degli olandesi degli anni Settanta: se la strada è sicura, le persone cambiano abitudini. Spieghiamo come si fa in perché ogni città deve dotarsi di una rete ciclabile di emergenza.
4. Parcheggi e velostazioni nei luoghi pubblici
Chi va in bici lo sa: la paura più grande spesso non è il traffico ma il furto. Rastrelliere adeguate davanti a uffici pubblici, scuole e ospedali, insieme a velostazioni custodite nelle stazioni ferroviarie, permettono di combinare bici e treno e di fare a meno dell’auto anche sulle distanze medie. È la combinazione che ha reso l’Olanda quello che è oggi. E il parcheggio bici di Utrecht ne è un chiaro esempio. In Italia, Milano ha recentemente aperto 6 nuove velostazioni, ma nel resto del Paese i posti sicuri sono ancora troppo pochi.
5. Incentivi ai volontari per il bike to school
Stop de Kindermoord è nato per proteggere i bambini, e i bambini sono ancora oggi il punto da cui partire. Una parte consistente del traffico mattutino è fatta di genitori che accompagnano i figli a scuola in auto, e questo aumenta proprio il pericolo davanti alle scuole. Bicibus e carovane di bambini in bici funzionano, ma dipendono dalla disponibilità di adulti volontari, spesso genitori o nonni, che li accompagnano ogni mattina. Sostenerli con piccoli contributi, coperture assicurative e riconoscimenti costa poco e ha un effetto immediato sulle strade. Udine ha stanziato 20.000 euro per progetti di questo tipo attraverso associazioni ed enti no profit: ecco il modello Udine per il bike to school. Se nella scuola di tuo figlio non esiste ancora un bicibus, puoi essere tu a proporlo.

La lezione olandese: petrolio e bambini
Oggi i Paesi Bassi sono il modello della mobilità in bicicletta, ma all’inizio degli anni Settanta erano un Paese costruito intorno all’auto come tutti gli altri. Nel 1971 sulle strade olandesi morirono circa 3.300 persone, più di 400 delle quali erano bambini. Da quel lutto nacque Stop de Kindermoord (“Fermate l’assassinio dei bambini”), un movimento avviato dal giornalista Vic Langenhoff, che aveva perso un figlio in un incidente stradale. Genitori e cittadini scesero in piazza, occuparono le strade e chiesero che la città fosse restituita a chi la abitava.
Nel 1973 arrivò lo shock petrolifero. L’embargo dei Paesi produttori lasciò l’Olanda senza carburante e il governo introdusse le domeniche senz’auto: autostrade vuote, famiglie in bicicletta, bambini che giocavano dove prima passavano le macchine. Per la prima volta milioni di olandesi videro come sarebbero state le loro città con meno traffico. La richiesta di sicurezza per i bambini e la necessità di consumare meno petrolio portarono insieme a scelte precise: quartieri chiusi al traffico di attraversamento, moderazione della velocità e una rete ciclabile che oggi supera i 35.000 chilometri. Anche l’Italia ebbe un ruolo in questa storia: il sindaco di Amsterdam si ispirò alla prima ZTL d’Europa, quella di Siena, come abbiamo raccontato in quando l’Olanda si ispirò all’Italia per cambiare le proprie città.
Sono passati 53 anni e ci troviamo in una situazione simile: carburante caro, città congestionate, strade pericolose per chi va a piedi o in bici. Le cinque misure che seguono non richiedono decenni né grandi opere. Possono partire subito e riducono insieme il consumo di petrolio e il pericolo sulle strade.
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Una crisi da usare

Nel 1973 gli olandesi avrebbero potuto aspettare che il prezzo del petrolio scendesse e tornare alle abitudini di prima. Hanno scelto invece di cambiare, e mezzo secolo dopo i loro bambini vanno a scuola in bici da soli. Il cambiamento è partito da genitori, cittadini e lavoratori che hanno chiesto strade diverse. Anche oggi ognuno di noi può fare la sua parte: chiedere il bike leasing in azienda, proporre un giorno di lavoro da remoto, sostenere un bicibus, pretendere dal proprio Comune ciclabili e parcheggi sicuri. Ogni viaggio in bici al posto dell’auto è un po’ di petrolio in meno che dobbiamo comprare.
Per seguire come si evolve la situazione e cosa si può fare, trovi tutti i nostri approfondimenti nella sezione Crisi petrolifera
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