Autorizzazioni più rapide per costruire o ampliare stabilimenti militari, meno ostacoli al trasferimento di equipaggiamenti tra Paesi europei e procedure più semplici per acquistare armi. Così l’Unione europea vuole accelerare gli investimenti nella difesa e aumentare la capacità produttiva dell’industria del blocco. Nell’ultima Plenaria, il Parlamento europeo ha approvato tre provvedimenti legislativi: uno per accelerare le autorizzazioni dei progetti di difesa, uno per semplificare i trasferimenti intra-Ue e gli appalti nel settore e uno per agevolare gli investimenti e l’accesso ai finanziamenti del Fondo europeo per la difesa. Tutti e tre fanno parte dell’Omnibus V, il pacchetto Ue di semplificazione delle regole sulla difesa voluto da Ursula von der Leyen.
“Una vera deterrenza non significa soltanto avere un esercito, ma anche disporre della capacità industriale necessaria per rifornirlo. L’Omnibus sulla difesa dimostra che abbiamo il coraggio politico e il realismo industriale necessari per proteggere i nostri 450 milioni di cittadini”, ha dichiarato il popolare polacco Borys Budka, presidente della commissione Industria, ricerca ed energia dell’Aula.
“La sicurezza dell’Europa non sarà rafforzata da più burocrazia, ma trasformando le nostre migliori tecnologie e competenze industriali in reali capacità di difesa. Questo accordo aiuta l’Europa ad agire più rapidamente, eliminare gli ostacoli non necessari e indirizzare il sostegno verso le soluzioni che rafforzano davvero la nostra sicurezza. In un momento in cui la minaccia della Russia è reale e immediata, ogni euro deve produrre il massimo risultato”, ha aggiunto la popolare finlandese Aura Salla, correlatrice del testo per la stessa commissione.
Nuovi impianti
Innanzitutto si punta ad accorciare i tempi per avviare un progetto industriale. Costruire una nuova fabbrica di munizioni o ampliare uno stabilimento che produce equipaggiamenti militari può richiedere diverse autorizzazioni nazionali. L’Ue ha introdotto ora una tempistica comune che stabilisce che, una volta confermato che la domanda è completa, le autorità nazionali avranno normalmente 42 giorni lavorativi per decidere. Il termine potrà essere prorogato solo in circostanze eccezionali, per esempio quando il progetto è particolarmente complesso oppure presenta rischi per l’ambiente o per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Le proroghe potranno essere al massimo due, per complessivi 60 giorni aggiuntivi, portando quindi a 102 giorni lavorativi il limite massimo della procedura.
Se l’amministrazione non decide entro il termine previsto, scatterà in linea di principio il meccanismo dell’approvazione tacita. Ogni Stato dovrà inoltre creare un punto di contatto unico attraverso il quale seguire digitalmente le domande, in questo modo ogni impresa avrà un interlocutore identificabile per l’intera procedura, invece di dover gestire separatamente i rapporti con diverse amministrazioni.
Mercato frammentato
Il mercato europeo della difesa è piuttosto frammentato. Un carro armato, un sistema radar o un drone possono essere costruiti attraverso una catena produttiva che coinvolge aziende di diversi Paesi. Componenti, software e tecnologie devono quindi attraversare più volte le frontiere interne dell’Ue, ma i prodotti della difesa restano sottoposti a controlli e licenze specifiche, che complicano le cose.
La legislazione europea già prevedeva licenze generali, globali o individuali e alcune possibilità di esenzione, ma i procedimenti nazionali possono essere lunghi e complessi. Per questo il pacchetto amplia il ricorso alle licenze generali, cioè autorizzazioni pubblicate in anticipo che permettono alle imprese che rispettano determinate condizioni di effettuare una categoria di trasferimenti senza chiedere ogni volta un nuovo permesso individuale.
L’obiettivo è evitare che le autorizzazioni nazionali rallentino progetti realizzati da imprese di diversi Paesi Ue. Se, per esempio, aziende francesi, italiane e tedesche lavorano allo stesso sistema di difesa, le nuove licenze generali permetteranno di trasferire più facilmente tra loro componenti, software e tecnologie necessari al progetto, senza dover chiedere una nuova autorizzazione individuale per ogni singolo trasferimento. Restano però nelle mani degli Stati membri le decisioni sulla politica di esportazione dei prodotti militari verso Paesi terzi.
“Per quanto riguarda le autorizzazioni, l’Omnibus sulla difesa ridurrà radicalmente i tempi necessari per aumentare la capacità produttiva in tutta l’Unione, mantenendo al tempo stesso le garanzie e le verifiche periodiche della Commissione, affinché il sistema resti trasparente ed equo. La rapidità delle autorizzazioni diventa ora un vantaggio competitivo: un governo che utilizzerà bene la procedura accelerata attirerà investimenti, mentre uno che manterrà soltanto le lente procedure nazionali li vedrà andare altrove”, ha affermato la liberale slovacca Lucia Yar, correlatrice della commissione Sicurezza e difesa.
Comprare insieme diventa più semplice
Le modifiche intervengono anche sugli appalti, cioè sulle procedure attraverso le quali gli Stati acquistano equipaggiamenti, lavori e servizi per la difesa. Le nuove norme rendono più semplice per amministrazioni di diversi Paesi organizzare acquisti comuni. Due o più autorità nazionali potranno decidere di realizzare insieme un determinato appalto, stabilendo chi gestisce la procedura, come vengono distribuite le responsabilità e quale legislazione nazionale viene applicata.
“La sicurezza dell’Europa non può più essere data per scontata e rafforzare la nostra difesa richiede non soltanto maggiori investimenti, ma anche una migliore cooperazione, un’industria europea della difesa più forte e una maggiore sicurezza degli approvvigionamenti”, ha dichiarato il socialista estone Sven Mikser, correlatore della commissione Sicurezza e difesa.
Ucraina
Gli interventi riguardano anche l’Ucraina. Il Fondo europeo per la difesa potrà finanziare i costi sostenuti dalle imprese europee per testare nel Paese tecnologie e prodotti sviluppati nell’ambito dei progetti sostenuti dall’Ue, utilizzando infrastrutture, attrezzature e risorse locali.
Non si potranno finanziare direttamente le imprese ucraine, ma la misura punta a sfruttare l’esperienza acquisita dall’industria ucraina durante la guerra. Il regolamento sottolinea infatti che, dopo l’invasione russa, il settore della difesa ucraino si è dimostrato “innovativo, resiliente ed efficace sotto il profilo dei costi” e che l’industria europea può beneficiare di questa esperienza.
Le deroghe alle regole sulle sostanze chimiche
Il pacchetto interviene anche sulle norme europee relative alle sostanze chimiche e ai biocidi. Gli Stati potranno concedere deroghe quando siano “necessarie nell’interesse della difesa”, ad esempio per consentire l’utilizzo di materiali indispensabili per determinati sistemi militari. Nel concreto, sostanze normalmente vietate o soggette a restrizioni potranno essere autorizzate per specifici impieghi nel settore della difesa.
Le deroghe non saranno però automatiche: dovranno essere giustificate dalle esigenze della difesa e, precisa il testo, dovrà essere mantenuto “un livello elevato di tutela della salute e protezione dell’ambiente”.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link




