Il grande cervo ha spiccato un balzo all’ultimo istante e per un soffio non è atterrato sul cofano di un’auto in transito. Dramma sfiorato. Ma altre volte non è andata così bene. Come è accaduto lunedì 18 agosto in Valle Camonica, a Monno, dove una coppia di motociclisti bresciani è stata investita da un imponente Cervus elaphus: entrambi i coniugi sono ricoverati in codice rosso. Il problema dell’attraversamento di strade da parte di grandi ungulati è comune a molte valli alpine. Ne sanno qualcosa anche gli abitanti dell’Agordino, di quelle valli nel Parco delle Dolomiti Bellunesi solcate dalla strada regionale 203: qui, da 5 anni, residenti e associazioni di ambientalisti combattono una battaglia di civiltà contro la strage di ungulati e per la sicurezza. E adesso sembra che la loro mobilitazione abbia raggiunto un risultato importante: partiranno infatti il prossimo autunno i lavori per la realizzazione di un «corridoio faunistico», un viadotto coperto di erba, cespugli, alberi che scavalcherà la 203 Agordina.
«Il sovrappasso è stato già appaltato – confermano dalla direzione di Veneto Strade –. Costerà tra 1 e 1,5 milioni di euro e sarà finanziato con fondi della provincia e dell’Unione Europea». La notizia è stata accolta con soddisfazione e sollievo dai residenti delle valli limitrofe: soddisfazione perché «da tempo chiedevamo venisse realizzato almeno un sovrappasso dedicato al passaggio dei grossi ungulati e non solo»; sollievo perché «sono state davvero troppe le vittime – automobilisti, camionisti, motociclisti, ma anche tantissimi animali – di incidenti che i corridoi faunistici potrebbero evitare o ridurre al minimo». In realtà, evidenziano da Veneto Strade, il terribile tributo di vite sull’Agordina «era sensibilmente diminuito negli ultimi anni anche perché – spiega un ingegnere da Belluno – la presenza di lupi più numerosi nel fondovalle aveva tenuto lontani molti cervi e caprioli». Ma l’infrastruttura – ideata e varata con progetto esecutivo sul modello di tanti passaggi per animali realizzati in tutta Europa e nel mondo – sarà fondamentale per rendere più sicure le strade e mettere in sicurezza la fauna.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Ispra sulla «mortalità stradale della fauna selvatica» (qui il focus), nel 2024 (ancora non sono stati elaborati dati annuali più recenti) nel Belpaese si sono verificati 181 sinistri con fauna selvatica (6% in più rispetto al 2023). In seguito ai quali 14 persone sono decedute e 254 sono rimaste ferite. E secondo l’Asaps (Associazione Sostenitori ed Amici della Polizia Stradale), nei primi sei mesi del 2025 gli incidenti erano già 100 con 7 morti e 118 feriti. Non viene riportato il numero degli animali rimasti uccisi. I costi sociali ed economici stimati nel nostro Paese per incidenti stradali causati da fauna selvatica ammontano a circa 19,5 milioni di euro l’anno.
Di corridoi faunistici si parla ormai da oltre un lustro in Veneto, dove la Regione ha recentemente stanziato altri 13 milioni di euro per gli interventi nel 2026 di Veneto Strade, tra i quali figurerebbero anche almeno due sovrappassi sulla strada Agordina. «In precedenza – spiegano dalla società di costruzioni – avevamo sperimentato con buoni risultati la posa di reti anti cervi dalle parti di Col Cavalier». Con Veneto Strade anche la Provincia di Belluno si era impegnata da tempo a realizzare i primi tre corridoi faunistici per mettere in sicurezza gli attraversamenti di cervi, caprioli e altri animali selvatici: due lungo la regionale 203, nel tratto tra Peron e Candaten, e uno a Borgo Valbelluna, in prossimità della Provinciale 1 bis. Ora l’avvio dei lavori per il ponte dei cervi, una campata unica in acciaio, che saranno accompagnati dalla posa di un sistema di reti lungo la strada nei tratti più soggetti ad attraversamenti e presso il viadotto per convogliarvi gli animali, porterà il Veneto a dotarsi del suo primo corridoio faunistico su una strada regionale. I lavori, a lungo rinviati, sono imminenti: ci sono voluti 4 anni di progettazione data la complessità dell’intervento.
Le criticità progettuali non sono poche, specie quando le strade di fondovalle passano vicino a fiumi e torrenti (ndr, è il caso di Candaten): qui sono necessari accorgimenti particolari per evitare che la risalita dell’acqua possa causare pericolo per la strada. I corridoi faunistici ecologici – ai quali la sezione Animali del Corriere della Sera aveva dedicato un’inchiesta nel 2024 – sono una soluzione tecnica che funziona: la stessa Veneto Strade ne ha sperimentato uno in maniera positiva, lungo la Sp 1 della Sinistra Piave, in zona Case Fagherazzi alle porte di Levego («località in cui negli ultimi anni non si sono più registrati incidenti con cervi e caprioli»). Restano poi attivi i tavoli tecnici tra la Provincia di Belluno e la Regione per implementare soluzioni mirate come cartellonistica, sensori di movimento, e i corridoi faunistici previsti dal piano di messa in sicurezza. «Ma la cartellonistica non è risolutiva se non esiste una corretta educazione di chi guida – evidenziano da Veneto Strade – : talvolta il problema è sottovalutato da chi viaggia e questa è la premessa per incidenti che non sempre reti, viadotti e sottopassi riusciranno ad evitare. Siate prudenti», è quindi l’avviso che non va mai dimenticato.
L’importanza della Sr203 Agordina è determinata anche dalla presenza di una grande industria in zona: la Luxottica. Ogni giorno 2.450 lavoratori dell’azienda utilizzano la strada per raggiungere lo stabilimento in località Valcozzena: centinaia di auto private e ben 19 autobus effettuano il percorso Sedico-Agordo e viceversa. Senza dimenticare i tanti turisti ed escursionisti che la percorrono nei fine settimana d’estate come d’inverno.
Ed è di pochi giorni fa la sentenza del Tribunale civile di Belluno che impone alla Regione Veneto di rimborsare una automobilista rimasta ferita a causa dell’attraversamento di un cervo sbucato all’improvviso su una strada pedemontana e finito sul parabrezza della sua auto. L’incidente era avvenuto il 24 dicembre 2023, non lontano da Feltre. I giorni in ospedale, il mezzo da rottamare e perfino gli occhiali da vista rotti sono stati inclusi nel risarcimento pari a oltre 17mila euro. La sentenza 112/2026 tiene conto della contestata assenza, nel tratto di strada interessato, «di adeguate misure per prevenire l’attraversamento della fauna».
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