C’era una volta la Valle d’Aosta dei buoni benzina.
Sembra l’inizio di una favola, e invece era realtà. Una realtà che oggi, con il prezzo della benzina che continua a mordere i bilanci delle famiglie, assume quasi i contorni della fantascienza.
I valdostani, grazie al loro particolare regime fiscale, avevano diritto a una serie di agevolazioni sui cosiddetti generi contingentati. Benzina, caffè, zucchero. Non era il Bengodi, naturalmente. Ma era il riconoscimento concreto del fatto che vivere in una piccola regione di montagna, con costi e condizioni particolari, meritava qualcosa in più rispetto al resto d’Italia.
Poi, piano piano, quei privilegi sono diventati peccati.
I buoni benzina sono finiti nel cassetto della storia. Le agevolazioni sono state smantellate. E la Valle d’Aosta, che per decenni era stata raccontata come una specie di paradiso fiscale per privilegiati, ha cominciato a scoprire una verità molto meno romantica: l’autonomia senza capacità di difendere i propri vantaggi rischia di diventare semplicemente autonomia da pagare.
Oggi arriva il conto.
Basta andare dal benzinaio.
Il prezzo dei carburanti è diventato uno dei simboli più evidenti della distanza tra la propaganda politica e la vita quotidiana. Il Governo Meloni, con il suo sistema fiscale e le sue accise, continua a incassare mentre gli automobilisti continuano a pagare. E in una regione come la Valle d’Aosta, dove l’auto non è certo un lusso ma spesso una necessità, il problema è ancora più evidente.
Ed ecco il paradosso.
Si scopre che in alcuni Comuni italiani il prezzo alla pompa può essere sensibilmente più basso rispetto a quello che i valdostani sono costretti a sopportare.
A questo punto una domanda sarebbe d’obbligo: ma noi, in Valle d’Aosta, che cosa ci stiamo a fare con tutta questa autonomia?
Una domanda cattiva? Forse.
Una domanda scomoda? Sicuramente.
Una domanda che i nostri politici dovrebbero cominciare a farsi? Assolutamente sì.
Perché mentre Roma decide, tassa, impone e incassa, ad Aosta spesso sembra che la specialità consista soprattutto nel commentare.
Si protesta? Poco.
Si rivendica? Con prudenza.
Si batte il pugno sul tavolo? Meglio non rovinare il tavolo.
E così i valdostani diventano sempre più bravi a fare una cosa: pagare in silenzio.
E allora forse è arrivato il momento di rispolverare una vecchia parola: buoni benzina.
Non per nostalgia. Non per restaurare un passato idealizzato. Ma per rivendicare un principio molto semplice: se la Valle d’Aosta è una Regione autonoma, questa autonomia deve servire anche a proteggere concretamente il potere d’acquisto dei suoi cittadini.
Perché una famiglia valdostana non può sentirsi dire continuamente che la nostra autonomia è una grande conquista storica e poi, quando arriva il momento di utilizzarla per affrontare un problema concreto, scoprire che bisogna aspettare Roma.
Roma per le accise.
Roma per le tasse.
Roma per le autorizzazioni.
Roma per le compensazioni.
Roma per tutto.
A questo punto viene quasi da chiedersi se non sarebbe più semplice trasferire Palazzo regionale direttamente a Palazzo Chigi e lasciare ad Aosta soltanto la targa della Regione autonoma.
Naturalmente è una provocazione.
Ma fino a un certo punto.
Perché i vecchi buoni benzina rappresentavano qualcosa di più di uno sconto alla pompa. Rappresentavano il riconoscimento di una condizione particolare della Valle d’Aosta. E oggi quella condizione particolare esiste ancora.
Anzi, sotto certi aspetti è peggiorata.
Siamo una regione di montagna. Abbiamo distanze, collegamenti difficili, inverni complicati. In molti territori l’automobile non è sostituibile con una metropolitana ogni cinque minuti. Per tantissime persone andare al lavoro significa semplicemente mettere benzina e partire.
E allora perché non tornare a discuterne seriamente?
Perché non chiedere allo Stato di restituire alla Valle d’Aosta una forma di compensazione sul carburante?
Perché non utilizzare fino in fondo gli strumenti della nostra autonomia per ottenere nuovamente un’agevolazione sui consumi dei valdostani?
E perché non farlo con la forza politica necessaria?
Qui arriviamo al punto più delicato.
Non sono soltanto Salvini e Meloni il problema.
Il problema è anche una politica valdostana che troppo spesso sembra aver dimenticato che l’autonomia non è una decorazione da mettere sul biglietto da visita. È uno strumento da utilizzare.
Se Roma aumenta la pressione fiscale, la Valle dovrebbe reagire.
Se Roma penalizza economicamente i valdostani, la Valle dovrebbe reagire.
Se esiste una possibilità concreta di ridurre il costo del carburante per cittadini e imprese, la Valle dovrebbe pretenderla.
Non con una letterina educata.
Non con il comunicato stampa delle 18.30.
Non con la dichiarazione del presidente di turno: «Stiamo monitorando la situazione».
No.
Con una rivendicazione politica vera.
E magari, una volta tanto, anche con i cittadini in piazza.
Una manifestazione regionale per chiedere una cosa semplice, comprensibile da tutti e difficilmente liquidabile con il solito politichese: ridateci i buoni benzina.
Una volta erano centinaia di litri all’anno, senza quel pesante carico fiscale che oggi rende ogni pieno una piccola rata del mutuo.
Non chiediamo la luna.
Chiediamo che la specialità valdostana torni ad avere un contenuto concreto.
Perché altrimenti rischiamo di diventare una Regione davvero speciale: autonoma sulla carta, tartassata alla pompa.
E forse sarebbe proprio questo il momento di ricordare ai nostri rappresentanti una cosa molto semplice.
La Valle d’Aosta non ha conquistato l’autonomia per avere più carta intestata.
L’ha conquistata per avere più capacità di decidere.
E se non siamo nemmeno capaci di difendere qualche centinaio di litri di benzina a condizioni agevolate, allora forse il problema non è soltanto quanto costa il carburante.
È quanto poco siamo disposti a far valere la nostra autonomia.
Per questo, cari politici valdostani, una proposta ve la facciamo noi.
Lasciate per un giorno i palazzi.
Mettete da parte le dichiarazioni.
Smettete di aspettare che Roma sia magnanima.
E venite in piazza con i valdostani.
Con una richiesta semplice, concreta e perfino un po’ vintage:
RIDATECI I BUONI BENZINA.
Magari scopriremo che l’autonomia, oltre a essere una parola bellissima nei discorsi ufficiali, può servire anche a pagare qualche euro in meno dal benzinaio.
E sarebbe già un buon inizio.
Ridateci i buoni benzina
Il fut un temps où, en Vallée d’Aoste, l’autonomie se voyait aussi dans le portefeuille.
Cela peut paraître aujourd’hui comme le souvenir d’une époque révolue, presque comme une vieille histoire que l’on raconte aux nouvelles générations. Pourtant, les Valdôtains bénéficiaient autrefois d’avantages fiscaux sur certains produits contingentés : le café, le sucre et surtout l’essence.
Ce n’était pas le pays de Cocagne.
Mais c’était une manière très concrète de reconnaître que notre territoire, notre situation géographique et nos conditions de vie justifiaient un régime particulier.
Puis les temps ont changé.
Les avantages ont été réduits, puis supprimés. Les bons d’essence ont disparu. Et la Vallée d’Aoste, qui pendant des décennies avait été présentée par certains comme une sorte de paradis fiscal alpin, a progressivement découvert une autre réalité : l’autonomie peut être magnifique dans les discours et beaucoup moins avantageuse lorsqu’il s’agit de remplir son réservoir.
Aujourd’hui, il suffit de passer devant une station-service pour comprendre que quelque chose ne va plus.
Le prix des carburants pèse lourdement sur les familles, sur les travailleurs, sur les entreprises et, en particulier, sur les habitants des territoires de montagne.
Parce qu’en Vallée d’Aoste, prendre sa voiture n’est pas toujours un choix.
C’est souvent une nécessité.
Pour aller travailler, pour accompagner les enfants à l’école, pour faire les courses, pour rejoindre les services publics ou simplement pour vivre dans un territoire où les distances et la géographie ne permettent pas toujours de faire autrement.
Et pourtant, pendant que les Valdôtains paient, on découvre que dans certaines communes italiennes, le prix du carburant peut être sensiblement inférieur.
Alors une question, toute simple, mérite d’être posée :
à quoi sert donc notre autonomie si elle ne nous permet même plus de défendre nos citoyens contre une fiscalité qui rend chaque plein plus douloureux ?
Question impertinente ?
Sans doute.
Question dérangeante ?
Certainement.
Mais surtout question légitime.
Car pendant que Rome décide, taxe et encaisse, que faisons-nous à Aoste ?
Nous observons.
Nous analysons.
Nous surveillons.
Nous « suivons attentivement la situation ».
Bref, nous faisons tout ce qu’il faut pour ne surtout pas déranger personne.
Il ne faudrait quand même pas que l’autonomie devienne… trop autonome.
L’autonomie en vitrine
Il y a quelque chose de profondément paradoxal dans la situation actuelle.
Tous les responsables politiques valdôtains, ou presque, aiment rappeler que notre autonomie est une conquête historique, qu’elle constitue l’un des fondements de notre identité et qu’elle doit être défendue.
Très bien.
Mais défendre l’autonomie ne signifie pas seulement prononcer le mot « autonomie » lors des cérémonies officielles.
L’autonomie est un outil.
Et un outil dont on ne se sert pas finit par prendre la poussière.
Alors utilisons-le.
Si les conditions particulières de la Vallée d’Aoste justifiaient hier les bons d’essence, pourquoi ne pourraient-elles pas justifier aujourd’hui une nouvelle forme d’aide ou de compensation sur les carburants ?
Pourquoi faudrait-il toujours attendre que Rome nous accorde quelque chose ?
Pourquoi faudrait-il toujours demander gentiment ?
Pourquoi faudrait-il toujours accepter les décisions fiscales de l’État comme s’il s’agissait de phénomènes météorologiques contre lesquels personne ne peut rien faire ?
Après tout, nous avons une Région autonome.
Nous avons des compétences.
Nous avons des représentants au Parlement.
Nous avons des sénateurs.
Nous avons des députés.
Nous avons un Conseil régional.
Nous avons même un nombre impressionnant de commissions, de groupes politiques, de conférences et de réunions.
Il ne nous manque finalement qu’une petite chose : la volonté de nous en servir.
Et si nous descendions dans la rue ?
Il est peut-être temps de changer de méthode.

Et si, pour une fois, les Valdôtains descendaient dans la rue ?
Pas pour défendre une querelle entre partis.
Pas pour applaudir un président régional.
Pas pour soutenir une majorité ou attaquer une opposition.
Mais pour demander quelque chose que tout le monde comprend :
Rendez-nous les bons d’essence !
Il fut un temps où plusieurs centaines de litres de carburant par an pouvaient bénéficier d’un régime fiscal particulièrement avantageux.
Aujourd’hui, quelques centaines de litres représentent une dépense qui peut peser lourd dans le budget d’une famille.
Alors pourquoi ne pas demander le retour d’un mécanisme similaire ?
Pourquoi ne pas remettre cette revendication au centre de l’agenda politique valdôtain ?
Pourquoi ne pas aller à Rome et dire clairement au gouvernement : la Vallée d’Aoste a des conditions particulières, elle a besoin d’une réponse particulière ?
Et si le gouvernement Meloni répond non ?
Alors qu’on le dise aux Valdôtains.
Qu’on explique publiquement pourquoi ce qui était possible hier ne le serait plus aujourd’hui.
Qu’on assume politiquement le refus.
Mais, surtout, qu’on cesse de nous expliquer que l’on ne peut rien faire.
Parce que l’autonomie qui ne peut rien faire finit par ressembler étrangement à une administration décentralisée.
Et ce n’est certainement pas pour cela que nos prédécesseurs se sont battus.
Salvini, Meloni… et nos silences
Bien sûr, il est facile de montrer du doigt Rome.
Et il serait hypocrite de nier la responsabilité des gouvernements successifs, y compris celui de Giorgia Meloni et de Matteo Salvini, dans la politique fiscale et énergétique nationale.
Mais Rome fait son travail.
Elle défend ses intérêts.
Elle cherche des recettes.
Elle applique sa politique.
La vraie question est donc aussi celle-ci :
où est la réaction valdôtaine ?
Car une Région autonome qui accepte tout sans véritable rapport de force finit forcément par perdre du terrain.
L’Union Valdôtaine devrait être la première à porter cette bataille.
Les autonomistes devraient être les premiers à rappeler que l’autonomie n’est pas une pièce de musée.
Les partis qui se réclament de la défense de la Vallée devraient être en première ligne.
Et ceux qui soutiennent à Rome les gouvernements de droite devraient peut-être expliquer à leurs électeurs valdôtains pourquoi ils sont si dociles lorsqu’il s’agit de défendre les intérêts de notre région.
On pourrait même poser la question avec un peu d’ironie :
à Aoste, sommes-nous autonomistes seulement lorsque cela ne coûte rien à Rome ?
La question mérite au moins une réponse.
Une revendication simple
Il ne s’agit pas de demander des privilèges.
Il s’agit de demander une compensation adaptée à une situation particulière.
La Vallée d’Aoste n’est pas la Lombardie.
Elle n’est pas le Latium.
Elle n’est pas la Sicile.
Nous avons notre territoire, notre montagne, nos contraintes, nos distances, notre climat et notre organisation sociale.
Et surtout, nous avons une autonomie fiscale et institutionnelle qui devrait permettre de trouver des solutions adaptées.
Alors, plutôt que de multiplier les discours sur la défense de la spécificité valdôtaine, faisons quelque chose de concret.
Demandons le retour des bons d’essence.
Demandons un dispositif qui permette aux résidents valdôtains de bénéficier d’un prix du carburant réellement compatible avec les conditions de vie de notre région.
Et si cela nécessite une négociation avec Rome, négocions.

Si cela nécessite une bataille politique, battons-nous.
Si cela nécessite une manifestation, manifestons.
Mais cessons de subir.
Parce qu’à force de tout accepter, nous finirons par avoir une autonomie parfaite :
une très belle autonomie constitutionnelle, une magnifique autonomie historique… et un réservoir vide.
Alors, chers élus valdôtains, une petite suggestion.
Pour une fois, laissez les palais, les conférences de presse et les communiqués.
Venez avec les citoyens.
Venez devant les stations-service.
Et dites-le haut et fort :
RENDEZ-NOUS LES BONS D’ESSENCE !
Après tout, il serait peut-être temps que l’autonomie valdôtaine serve à quelque chose de très concret.
À faire payer les Valdôtains un peu moins cher lorsqu’ils font le plein.
Ce ne serait pas le retour au pays de Cocagne.
Mais ce serait déjà le retour d’une autonomie qui se fait sentir dans la vie quotidienne.
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