Un riconoscimento speciale alla Commissione Scienze della Vita di FERPI
Dieci anni di storie, di persone, di sguardi sulla fragilità, dieci anni di incontri e relazioni che hanno trasformato un premio giornalistico in una vera comunità professionale. È questo il senso della giornata che si è svolta il 24 settembre, nell’Aula Magna. dell’Università LUMSA di Roma, dove la Fondazione Alessandra Bisceglia ha celebrato il decennale del Premio Giornalistico Alessandra Bisceglia per la Comunicazione Sociale.
Il Premio a FERPI
Giornata speciale anche per la FERPI – Federazione Relazioni Pubbliche Italiana che ha visto premiato il lavoro di una delle sue Commissioni tra le esperienze che, attraverso linguaggi e percorsi diversi, hanno contribuito a costruire una cultura della comunicazione più responsabile. Si tratta della Commissione Scienze della Vita di FERPI, rappresentata dal coordinatore Alex Dell’Era, cui è andato un riconoscimento speciale “per l’impegno profuso nel promuovere una cultura della comunicazione responsabile nelle Scienze della Vita, favorendo il dialogo tra istituzioni, comunità scientifica, professionisti della salute, imprese e cittadini. Attraverso il coordinamento della Commissione Scienze della Vita di FERPI, la promozione del Manifesto per la comunicazione responsabile nella salute e un’intensa attività di riflessione e divulgazione, ha contribuito a valorizzare il ruolo strategico della comunicazione quale elemento essenziale per costruire fiducia, sostenere l’innovazione e rafforzare la qualità delle relazioni all’interno dell’ecosistema della salute, promuovendo un approccio etico, inclusivo e orientato all’interesse pubblico”.
“Nessuno, da solo, può raccontare la salute”, ha commentato Alex Dell’Era. “La salute è un sistema e, se è un sistema, anche la sua comunicazione deve esserlo. Per questo crediamo nella coralità: non significa cantare tutti la stessa nota, ma riconoscere il valore di voci, competenze e responsabilità diverse e creare le condizioni perché possano incontrarsi, ascoltarsi e contribuire insieme. Perché nella salute la fiducia non nasce da chi parla più forte, ma dalla capacità di ascoltare e mettere in relazione le voci che ne fanno parte”.
Il riconoscimento valorizza un percorso che ha trovato nel 𝗠𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗮𝗹𝘂𝘁𝗲 elaborato dalla Commissione uno dei suoi momenti più significativi, e che partiva da una convinzione precisa: in un ecosistema della salute sempre più complesso, comunicare non significa soltanto informare, ma contribuire a costruire fiducia, accompagnare l’innovazione e migliorare la qualità delle relazioni tra tutti gli attori del sistema. Il premio ricevuto rappresenta un ulteriore incoraggiamento a proseguire questo percorso, facendo della comunicazione una responsabilità condivisa e uno strumento al servizio dell’interesse pubblico. Tra gli altri riconoscimenti speciali assegnati quello a Maurizio Gianotti per la Rai, per programmi di servizio pubblico attenti ai temi dell’inclusione, della disabilità e delle fragilità sociali e quello a Lorenzo Sani, Antonio Giuseppe Malafarina e Claudio Arrigoni, per il volume Comunicare la disabilità, che ha riportato al centro una frase che rappresenta anche una delle chiavi di lettura del Premio: “Prima la persona”.
Le storie premiate
Storicamente, il Premio sceglie poi di valorizzare storie capaci di raccontare la fragilità con profondità, attenzione e uno sguardo mai stereotipato. Quelle di questa edizione sono sei storie diverse, accomunate dalla capacità di andare oltre la superficie e restituire centralità, dignità e voce alle persone raccontate. Nella sezione dedicata a giornalisti professionisti, praticanti, collaboratori e freelance, il primo premio è andato a Camilla De Fazio per Le Città Ostili, pubblicato da La Revue: una graphic novel sulle barriere architettoniche nelle città italiane. Seconda Chiara Cucinella con «Mi hai mai visto triste?» La storia di Irene Spaccia, rarissima tra i rari, pubblicato dal Corriere Adriatico: il racconto di una madre e di una figlia alle prese con la malattia. Terzo posto per Antonio Pio Piazzolla con La musica contro il silenzio, così le malattie rare trovano voce, pubblicato su Rocknation.it, che attraverso Cristina, con sindrome di Noonan, racconta la realtà delle malattie rare e la ricerca di ascolto e riconoscimento.
Tra gli studenti dei Master e delle Scuole di giornalismo, il primo premio è stato assegnato a Valentina Guaglianone per Boggioni: «La normalità? È banale. La bellezza non ha solo una forma». Seconda Sofia Civenni con Zaira e il suo mostro sotto il letto, una storia familiare per far conoscere l’ADNP e sostenere la ricerca. Terza Flavia Falduto con La vita: un bel colpo, il racconto di Ricky, della sua emiplegia e di un percorso fatto di difficoltà, pazienza, amicizia e nuove conquiste attraverso la passione per il golf.
Un Premio che è anche una rete. Che guarda al futuro
Serena Bisceglia, presidente della Fondazione Alessandra Bisceglia, ha sottolineato una volta di più il valore della persona e delle sue storie nel percorso della Fondazione: «In occasione di questi dieci hanno del premio abbiamo messo in evidenza, durante il convegno, l’importanza delle storie e della persona al centro della comunicazione. Questo è quello che la Fondazione porta avanti fin dalla sua nascita nelle attività quotidiane di cura dei pazienti e delle loro famiglie, considerare al centro la persona e la sua storia». Una convinzione, infatti, accompagna il lavoro della Fondazione: il modo in cui raccontiamo le persone determina il modo in cui la società le guarda. E durante al giornata, a partire dalla ricerca presentata da Raffaele Lombardi, associato di Sociologia della comunicazione dell’Università LUMSA, due tavole rotonde hanno promosso un confronto tra esperienze e generazioni diverse sulle trasformazioni del giornalismo sociale, offerto prospettive differenti su un mestiere chiamato oggi a confrontarsi con velocità, nuovi linguaggi, piattaforme digitali e un crescente bisogno di autorevolezza, riportato le trasformazioni del mondo dell’informazione e ribadito la necessità di mantenere saldi i principi di responsabilità, correttezza e attenzione alle persone. In un ecosistema in cui intelligenza artificiale, velocità e moltiplicazione delle fonti cambiano il modo di produrre e consumare informazione, una domanda resta essenziale: come continuare a raccontare bene, quando tutto spinge a raccontare più velocemente? È una domanda che il Premio Alessandra Bisceglia sceglie di lasciare aperta, riaffermando il valore della qualità del racconto come responsabilità verso le persone e la società.
Il decennale del Premio non è stato un punto d’arrivo, ma un nuovo punto di partenza: in dieci anni è cresciuta una rete che unisce giornalisti, giovani talenti, università, istituzioni, professionisti della salute, mondo scientifico e realtà sociali. Una comunità che la Fondazione intende continuare a far crescere, nel segno di un giornalismo sociale che dia voce alle fragilità senza ridurle a etichette, porti alla luce le storie più invisibili e formi nuove generazioni di professionisti. Dieci anni, quindi, come traguardo e allo stesso tempo inizio di un nuovo cammino: verso un’informazione sempre più consapevole, inclusiva e attenta alle persone, capace non solo di raccontare la società, ma anche di contribuire a renderla più sensibile e partecipata.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link



